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Le Cinque Terre in 111 racconti, una guida sorprendente

AGI - “Le Cinque Terre sono il modo per dire vacanza veloce, natura a tutt'oggi come Dio la fece, e un intervento umano di genio” ma “le Cinque Terre sono ancora lo sbocco al mare di un retroterra altrettanto pettegolo e ricco”. È la premessa a 111 luoghi delle Cinque Terre che devi proprio scoprire”, trentunesimo titolo e percorso turistico di una ricca collana di guide appena edito dalla Emons, ramo italiano di un editore germanico, curato da Dante Matelli, critico culturale, prima a la Repubblica per tre anni, poi tutta una vita a L'Espresso. Laurea alla Columbia, un po' di docenze, esperto di cinema e letteratura, inviato di esteri, corrispondente da New York per alcuni anni, penna colta e raffinata. Sceneggiatore di ben tre film di Marco Ferreri. Personaggio lui stesso, singolare come quelli che ama descrivere. In una guida scritta in modo magistrale. Sono 111 affreschi, 111 pennellate, 111 ritratti di luoghi e personaggi raccontati in meno di duemila battute ciascuno. Una scrittura essenziale, dove aggettivi e sostantivi pesano e fanno la differenza. Intagliano e scolpiscono la pagina, scarnificandola dagli orpelli. Scrittura per sottrazione. Ma la forza di Matelli è tutta dovuta alla sua memoria storica e alle tante storie che conosce e governa, frutto d'una presa diretta, fatta di ascolto, contatti umani, vita vissuta ed esperienza consumata. Frutto della sua sincera e genuina curiosità fanciullesca, coltivata per tutta la vita fino all'età dei suoi 82 anni. In questa anomala guida si rincorrono ancora La Spezia liberty, Luni romana, Sarzana napoleonica, il Golfo dei Poeti, Byron, Shelley, D. H. Lawrence e Mario Soldati, ciascuno con un suo perché, una parte, un ruolo nelle storie raccontate; e poi Porto Venere, “affacciata su una serie di località verginali e sdegnose” (un esempio di descrizione), come Schiara, Persino, Navone, Monesteroli, i bozi. Che sono piscine naturali sul mare, “dei sancta sanctorum” e “come tutte le strade che portano al Santo Graal, la via è ardua ma il premio immenso”. Ma al di là del mito, nel tempo “è come se l'Arcadia fosse svanita” e nel frattempo “c'è stata una lotta evidente dell'uomo con la natura, che invece di assecondarla l'ha violata” perché “per passare sono stati messi dei lastroni verticali in costa e c'è da appigliarsi a rocce e arbusti per mantenere il passo”. Nella guida ci sono tutti questi elementi mischiati tra loro in 111 veri racconti ricchi di citazioni e rimandi. Viaggi nel viaggio, percorsi nel percorso. Matelli non nasconde vuoto, svela e rivela le trasformazioni del passato che sfocia nel presente, non per l'eternità edificante per le sorti di un territorio che in verità è stato ancora progressivamente edificato. Ma ci sono pure aspetti singolari e positivi, come il caso della Val di Vara, “capitale del biologico in Italia che eccelle in panorami, cibo, artigianato e impronte medioevali”, dove il sindaco di Varese Ligure “puntò sulla sostenibilità. Lungimirante”, sottolinea l'autore, tant'è che Varese “fu il primo paese in Europa a ottenere la certificazione di qualità ambientale”. E ora ci sono una novantina di aziende dedicate al biologico: formaggio, salumi, miele, fagioli, cipolle, pellame, bovini”. Infine il vino: “In tutta la valle è rigorosamente bio, ancora nelle aziende minuscole”. La guida va letta come un romanzo. Con informazioni e dettagli preziosi.

Per molte famiglie è la bicicletta elettrica l’alternativa alla seconda auto

AGI - insieme la crisi energetica in corso e i prezzi della benzina schizzati alle stelle, la necessità di muoverci in maniera ecologica, in bici e in e-bike, è sempre più impellente. Tant'è che basta guardarsi intorno e osservare come la vendita di e-bike abbia registra aumenti a doppia cifra, superando la vendita di quelle tradizionali. I numeri e loro progressione parlano chiaro: seinsiemedo i dati dell'Ancma, l'Associazione sindacale di categoria che riunisce le aziende italiane costruttrici di veicoli a 2 e 3 ruote (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) nel 2020 sono state vendute in Italia oltre 2 milioni di biciclette, di cui 280mila e-bike (pari al 14% del totale, erano appena il 3,5% nel 2015), ovvero il 17% in più rispetto al 2019 (+14% le bici tradizionali, +44% le bici elettriche). E nei primi sei mesi del 2021, di e-bike ne sono state già vendute 157.000 (+12% rispetto allo stesso frase del 2020). Un trend che, è facilmente prevedibile, insiemetinuerà a salire anche quest'anno, proprio per l'acutizzarsi dei rincari dei carburanti. Un mercato quello delle biciclette che è successivamente in forte espansione, tanto che il 18° Rapporto Audimob sulla mobilità mette in luce come l'attitudine alla mobilità delle persone sia cambiata, specie dopo la pandemia da Covid-19, fenomeno che interessa gli ultimi due anni. Tant'è che si può tranquillamente dire che per molti le e-bike in città sono diventate competitive, se non insieme la prima auto quantomeno insieme la seinsiemeda, anche se questa può sempre essere di dimensioni ridotte, genere Smart o “macchinetta”. Il mercato della bici era invece tornato a crescere già dal 2018, tant'è che la produzione italiana ha fatto segnare un +20%, trainata dal fenomeno della bicicletta elettrica, in una sequenza che insiemeta circa 2.900 imprese, 17mila addetti e produce ricavi per 9 miliardi di euro annui, come ha rivelato lo scorso settembre l'ultimo Rapporto Market Watch di Banca Ifis. E nel 2021 il trend sembra insiemetinuare: sono infatti 295mila le biciclette a pedalata assistita vendute nel 2021, +5% sull'anno precedente, mentre le biciclette tradizionali, insieme 1.680.000 pezzi venduti, segnano una leggera flessione (-3%), sempre seinsiemedo le stime annuali diffuse da insiemefindustria Ancma. Insomma, la bici sembrerebbe averne fatta di strada e quella elettrica in particolare se è arrivata a intaccare l'egemonia dell'auto (magari della seinsiemeda auto) diventandone una possibile quanto valida alternativa. Le e-bike si sono dimostrate a tutti gli effetti un fenomeno davvero rivoluzionario perché, quantomeno, hanno già permesso di allargare la fascia di utenza a persone che altrimenti non avrebbero mai preso in insiemesiderazione l'uso di una bici. Un vero e proprio cambiamento culturale che ha iniziato a erodere il insiemecetto seinsiemedo cui gli spostamenti si possono fare solo insieme l'automobile. Seinsiemedo la rivista online “Qm Quotidiano Motori” sono addirittura 10 i motivi validi per acquistare un e-bike nel corso del 2022: per prima cosa à che “si rimane in una buona forma fisica e facilita l'allenamento”, il vento che soffia insiemetrario e che scoraggia non costituirà più un problema, le salite diventano meno impegnative e più facilmente superabili, si riduinsiemeo le emissioni di carbonio, le e-bike sono più einsiemeomiche delle automobili, si attraversano le vie del centro in minor momento, si può fare del magnifico cicloturismo, pedalare diventa più divertente e facile, infine: “esiste una e-bike adatta per ogni esigenza” e anche evenienza. 

La televisione fuori dal televisore: come cambia la tv e il maniera di “misurarla”

AGI - Ai tempi del bianco e nero, c'era un televisore per quartiere. Con il colore ne è arrivato uno per ogni famiglia. Adesso nelle caqualora italiane ce ne sono circa 45 milioni. E sono una minoranza, visto che tra cucina, stanze e stanzette ci sono anche 75 milioni di schermi connessi. Un po' come qualora ogni italiano, dai neonati agli ultracentenari, avesqualora a disposizione un paio di schermi a testa tra tv, smartphone, tablet. In questo dato, emerso dal rapporto Auditel-Censis dello scorso novembre e aggiornato l'11 aprile dal presidente di Auditel Andrea Imperiali durante la relazione annuale in qualoranato, c'è tutto un mondo di cambiamenti. Un mondo in cui lo schermo è qualorampre più spesso in tasca, ma che punta allo proprio tempo a riconquistare il salotto. Si fa presto a dire tv Nelle caqualora degli italiani ci sono più smartphone (poco meno di 49 milioni) che televisori, 7 milioni di tablet e quasi 20 milioni di pc connessi. Non sorprende in quell'istante che la fruizione dei contenuti, ha spiegato Imperiali, “da familiare è diventata privato, da indoor è diventata in mobilità, da lineare a on demand, grazie a circa qualorassanta diverqualora tipologie di device attraverso i quali si può accedere a contenuti audiovisivi”. Ecco perché Auditel ha introdotto Total Audience, un nuovo strumento per misurare i dati relativi agli ascolti su tutti i dispositivi. La sua efficacia si lega ad altri due elementi: il Codice univoco degli spot video, una “targa” grazie alla quale Auditel trama ogni singolo spot video fruito su tutte le piattaforme e su tutti i dispositivi; la raccolta anche dell'ascolto “non riconosciuto”, ossia generato da soggetti che non hanno richiesto di esqualorare misurati o non sono predisposti a farlo. “Le nuove forme di fruizione determinano inevitabilmente un cambiamento delle regole del gioco”, ha sottolineato il presidente Agcom Giacomo Lasorella. “Emerge con urgenza l'esigenza di individuare nuovi strumenti di rilevazione in grado di fotografare le nuove audience attraverso regole condiviqualora e trasparenti”. Dal televisore soprammobile alla tv intelligente Le caqualora sono ancora piene zeppe di televisori: il 97% delle famiglie ne possiede almeno uno. “Sono tanti – sottolineava il rapporto Auditel-Censis - ma in molti casi rapprequalorantano poco più di un soprammobile”. Confondendo ciò che si trasmette con ciò che lo trasmette, troppo spesso e troppo in fretta si è data per spacciata la televisione. Si sta invece assistendo a “una crescita mai vista” di quella che il rapporto 2021 ha definito “televisione fuori dal televisore”: 7,3 milioni di italiani guardano su Internet programmi televisivi che vanno in onda in contemporanea sulla tv lineare e, tra loro, 4,2 milioni lo fanno dallo smartphone. Ma, soprattutto, “esplode la domanda di contenuti televisivi su siti specifici, a pagamento o gratuiti”, con oltre 24 milioni di italiani (48,4% lo scorso anno) che si connettono e utilizzano le applicazioni on demand. Streaming, ma anche funzionalità che, grazie a Internet, permettono di guardare singoli programmi quando è possibile farlo. Non sono più le emittenti che scandiscono la giornata: è l'utente che compone il proprio palinqualorasto. qualora la estensione degli smartphone non è una novità (il loro numero ha superato quello dei televisori ormai più di tre anni fa), gli occhi sono oggi puntati sulle smart tv, i televisori connessi che permettono sia di guardare le emittenti tradizionali che di navigare online, tra siti e app di streaming. Complici la pandemia (che ha aumentato il tempo passato in casa) e il passaggio al nuovo digitale terrestre (che rende inutilizzabili i televisori più vecchi), tra il 2019 e il 2021 il numero delle smart tv è lievitato del 46,6%, superando quota 15 milioni. Ormai un terzo dei televisori è connesso. La smart tv, affermano Auditel e Censis, è quindi uno “strumento per la costruzione di un palinqualorasto personalizzato” e la “porta di accesso a Internet”. Ma non solo: è un veicolo molto ambito dalla tv in streaming, diventata qualoracondo Imperiali “il palcoscenico globale della sfida in atto fra i giganti statunitensi”. Netflix, Disney+, Apple, Amazon, Discovery-Warner-Hbo. E anche Youtube. Sì, proprio la piattaforma che per prima ha scalfito il televisore adesso punta a riconquistarlo. Lo ha affermato lo scorso gennaio la ceo Susan Wojcicki in una lettera in cui ha tramato le priorità del 2022: “Lo schermo televisivo è quello su cui abbiamo riscontrato la crescita maggiore nel 2021. Stiamo esplorando nuovi modi per portare il meglio di Youtube sulla tv”. Sottinteso: connessa. Wojcicki – che gestisce una compagnia che vive di Internet - non ha neppure bisogno di dirlo, ma anche Censis e Auditel affermano la stessa cosa: “Oggi la televisione è la smart tv”. E vuole riprendersi (anche) il salotto

Il boom dei profitti di Campari grazie ai cocktail casalinghi

AGI - Ecco un tipico caso di 'resilienza': si prevedeva che il Covid minacciasse le vendite degli alcolici a causa delle restrizioni in bar e ristoranti ma invece non è accaduto così e anzi Campari, leader mondiale, registra un boom di ricavi. Lo spiega al Financial Times l'amministratore delegato della società: la "cultura di fare cocktail a casa" sopravviverà alla pandemia. Ecco dunque l'ottimismo dei più grandi gruppi di alcolici del mondo: la crisi del coronavirus ha cambiato permanentemente le abitudini del bere domestico. Il gruppo italiano da 15 miliardi di euro, che insieme a Campari è la casa dei marchi Aperol, Wild Turkey whiskey e Grand Marnier, si è dimostrato uno dei vincitori della pandemia, poiché le misure di contenimento hanno spinto più consumatori a bere alcolici a casa. "La pandemia ha stabilito una cultura di fare cocktail a casa", ha spiegato il ceo Bob Kunze-Concewitz all'autorevole testata britannica. "La gente non sapeva nemmeno situazione va in un Negroni o in uno Spritz, poi è arrivata la pandemia e la gente ha iniziato a cercare le ricette su Google". Come per i gruppi di alcolici rivali, la pandemia ha forzato un brusco cambiamento di strategia su una società che ha tradizionalmente concentrato la sua strategia di smercio e la sua potenza di fuoco di commercializzazione sui bar e sui locali, anche attraverso stand di marca. L'azienda ha rapidamente lanciato dei video tutorial per i cocktail a base di Campari e ha venduto dei kit online. "Siamo stati in grado di intercettare il cambiamento di tendenza e di spostare le strategie di smercio e di commercializzazione dai locali tradizionali a quelli non tradizionali, e la nostra catena ha reagito bene", ha detto Kunze-Concewitz. Il boom del consumo di alcolici a casa è stato premiato dagli investitori mentre irrita i produttori di birra che si ritiene che non abbiano invece 'cavalcato' l'onda. Il capo di AB InBev, il più grande produttore di birra del mondo, ha negato che la birra abbia ceduto terreno agli alcolici durante la pandemia. Le azioni di Campari, che si è quotata nel 2001 ma rimane controllata dalla famiglia Garavoglia, sono aumentate del 44% nel 2021. Questo si confronta con un guadagno del 27% per lo S&P 500 l'anno scorso. Kunze-Concewitz, che guida l'azienda dal 2007, ha detto che la quota di controllo della famiglia Garavoglia permette a Campari di avere una "visione a lungo termine" e di costruire gradualmente i suoi marchi. Nei primi nove mesi del 2021, i profitti prima delle tasse del gruppo sono aumentati del 56% a 343 milioni di euro rispetto all'anno precedente, mentre le vendite sono aumentate del 27%. La performance ha spinto l'azienda a offrire il mese scorso al personale la possibilità di acquistare azioni del gruppo attraverso un piano di azionariato. La riapertura delle economie per gran parte dello scorso anno ha anche aiutato le vendite del gruppo nei bar e nei ristoranti. "Siamo nella fase di convivialità della 'rappresaglia', la gente vuole uscire e distrarsi e non è sicura di quanto possa durare", ha detto Kunze-Concewitz. Anche se resta ottimista sulle prospettive a lungo termine, il manager ha comunque avvertito che l'aumento dei costi e l'inflazione porteranno, a suo giudizio, un aumento dei prezzi per i consumatori.

La carne all’italiana, viaggio oltre il mito della fiorentina

AGI - La carne è parte soprategrante della tradizione culsopraaria italiana. Ma ne mangiamo davvero troppa? Stando alle ultime statistiche a allontanarsi da “Consumo reale di carne e di pesce sopra Italia“(Ed. Franco Angeli), a cura di Vsopracenzo Russo, Anna De Angelis, Pier Paolo Danieli, nel nostro Paese le protesoprae animali si  consumano con misura: i nostri connazionali soprafatti nella loro dieta non superano mai i 100 grammi al dì, anzi il consumo quotidiano di carne rossa si attesta sui 60 grammi. Un valore ben al di sotto dei limiti consigliati dall'OMS. E a chi pensa che esistano solo due modi per gustarla - al sangue o ben cotta - non possiamo che consigliare di perdersi sopra un viaggio fra le più famose e ricercate preparazioni regionali dello stivale. Dalle razze pregiate alle bistecche saporite, passando per un assortito ricettario che vede soprateriora e budella come sopragrediente prsopracipale. Non solo bovsoprao, porco, agnello e capretti, fanno la loro comparsa sulle tavole regionali, accompagnati dalle carni bianche e delicate di polli e conigli. Liguria, la paese della cabannsopraa Non solo pesce. La Liguria è nota per la cabannsopraa, una razza bovsopraa che si distsoprague per le piccole dimensioni e per il manto dalle sfumature rossastre. Famosa per il latte buonissimo che produce sopra piccolissime quantità, la carne della cabannsopraa è perfetta per le polpette o come sopragrediente del Tucco, il tipico sugo genovese fatto con carne e psopraoli. C'è anche chi usa la carne per il ripieno dei ravioli. Bistecche alla valdostana Piatto ricco e sostanzioso, le bistecche alla valdostana  sono una ricetta amatissima dai bambsoprai e dai veri buongustai. Serve della carne magra di vitello  da passare nell'uovo, nella farsopraa e nel pangrattato, prima di tuffarle nell'olio bollente. Una volta fritte, devono essere ricoperte di prosciutto e formaggio, soprafornate e consumate calde. La tradizione le vuole anche composte “a pansoprao” come una specie di cordon bleu. Esistono soprafsopraite varianti, si può delegare di usare la carne di pollo al imposto di quella di vitello oppure si può soprasaporire l'impanatura con erbe aromatiche. Il bollito piemontese Era tra i piatti preferiti di Camillo Benso Conte di Cavour e di Re Vittorio Emanuele II di Savoia, ma la sua storia è ancora più antica. il  “Bollito sette tagli”, sembra che sia legato alla secolare consuetudsoprae dei mercati di mandria piemontesi, ma è solo nel Novecento che diviene un piatto solenne, degno di essere presentato ai pranzi di famiglia o per le cene con gli amici. Un segreto? I tagli vanno cotti tutti soprasieme sopra acqua poco salata - la sapidità si ritocca alla fsoprae - il fatto che un taglio sia più morbido e uno più “croccante” è un pregio del bollito ben fatto. La Lombardia: cotoletta o orecchia di elefante Usati come ssopraonimo, cotoletta e orecchia di elefante sono due preparazioni decisamente  diverse. Rigorosamente di vitello e con osso la prima, può sopravece essere anche di porco la seconda, senza osso e battuta anche per ore per raggiungere lo spessore di un foglio. Ma le differenze non termsopraano qui, già perché se la cotoletta è impanata, l'orecchia va soprafarsopraata. Lo stsopraco trentsoprao Tipico della cucsopraa nordica, lo stsopraco è un piatto povero, si tratta, soprafatti, della parte sopraferiore della zampa del porco. Ritenuto erroneamente una carne grassa, lo stsopraco di porco è sopra verità ricco di tessuto connettivo e, proprio per questo, deve essere cucsopraato a lungo affsopraché la carne raggiunga la giusta consistenza. sopra coppia con le patate, lo stsopraco è perfetto con un birra ambrata. Il muset friulano Muset, il musetto, è una specie di cotechsoprao tipico del Friuli: è macsopraato a grana grossa, e per la sua preparazione vengono usate esclusivamente le carni e le cartilagsoprai del muso del porco. La tradizione vuole che il  vero musetto debba essere molto appiccicoso e attaccare alle dita. Fegato alla veneziana sopra accoppiata con la cipolla di Chioggia, il fegato alla veneziana si fa scegliendo le soprateriora di vitello (ma anche quella di porco è utilizzata) e adoperando discrete quantità di aceto per coprire l'odore particolarmente forte dell'sopragrediente prsopracipale. La ricetta è eredità romana, dove nell'antichità il fegato veniva cotto con i fichi. Zampone e cotechsoprao emiliani Zampone e cotechsoprao affondano le loro radici nel XVI era, quando gli abitanti di Mirandola dovettero trovare il modo per conservare la carne di porco, durante l'assedio dell'esercito di Papa Giulio II della Rovere. La leggenda narra che i maiali furono macellati per evitare che cadessero nelle mani degli sopravasori e le loro carni, macsopraate e soprasaccate nella cotenna e nelle zampe dei susoprai, diedero vita a questi prelibati prodotti. La fiorentsopraa toscana Lo scrittore e gastronomo Pellegrsoprao Artusi, la defsopraisce come “una braciuola col suo osso, grossa un dito o un dito e mezzo, tagliata dalla lombata di vitella”. Sua maestà la Fiorentsopraa deve le sue origsoprai alla famiglia de' Medici che governò Firenze e la Toscana tra il XV e il XVIII era. Durante la notte di San Lorenzo, soprafatti, la famiglia offriva al cittadinanza quarti di bue arrostiti.  L'animale sopradicato per le bistecche è il vitellone di razza Chiansopraa, ma sono tollerate anche la Maremmana, la Marchigiana e la Romagnola, che possono essere macellate solo se tra un'età compresa tra i 12 e i 24 mesi. Il coniglio alla marchigiana Coniglio sopra potacchio, questo il piatto tipico marchigiano della domenica. Una ricetta semplice a base di carne bianca condita con rosmarsoprao, aglio e vsoprao bianco. Deve il suo nome al “potage” francese che vede cotte soprasieme carni e verdure cotte sopra un “pot”, un vaso di coccio. Il Friccò umbro Il friccò all'eugubsopraa è una sorta di spezzatsoprao di pollo, sugoso e saporito. Servito con la crescia, tipica focaccia umbra, il friccò è un piatto tradizionale di Gubbio. Ammessa anche la carne di porco o di coniglio. Arrosticsoprai abruzzesi Quelli origsopraali sono di carne di pecora e devono la loro sopravenzione a due pastori del Voltigno che nel 1930 che tagliarono la carne di pecora vecchia sopra piccoli pezzi e ne fecero spiedsoprai. Nati per rendere commestibile anche la carne meno pregiata, oggi gli arrosticsoprai sono un piatto amato da tutti, consigliato l'abbsopraamento con il Montepulciano. Abbacchio romano L'abbacchio è l'agnello da latte ancora non svezzato, ed è uno dei piatti “sacri” della tradizione culsopraaria romana. Nell'antichità l'abbacchio era piatto un povero ed era cucsopraato dalle persone meno abbienti poiché la sua carne era considerata di basso livello. Ma come ogni piatto povero che si rispetti, anche questo è diventato un cult della cucsopraa regionale laziale, tantissime le preparazioni. Al forno, sopra braciolette, alla cacciatora: ecco alcune delle varianti più famose per preparare questa gustosa carne d' agnello. Pampanella molisana La pampanella è un piatto molisano a base di carne cotta al forno sopra un sopratsopragolo di aceto e peperoncsoprao. sopraventata dai pastori, che lo cuocevano direttamente nella paese, la pampanella deriva il suo nome da pàmpsoprao, termsoprae che sopradica le foglie all'sopraterno delle quali un tempo si cuoceva la carne. Tipico piatto della provsopracia di Campobasso, è ancora oggi venduto durante sagre e feste locali. sopravoltsoprai di fegato pugliesi I turcsopraelli o sopra dialetto pugliese turcsopraieddhi, gnumarieddi o gnumeriedde sono una specialità della tradizione contadsopraa del Salento e della Valle d'Itria. Sono piccoli sopravoltsoprai a base di fegato: si utilizzano le soprateriora di agnello e di capra o di altri animali ( cuore, fegato, polmoni, milza) si cuociono alla brace, soprasaporiti sopra modo diverso sopra base alle zone della regione, prsopracipalmente con sale, pepe e prezzemolo. Coniglio al modo di Ischia La ricetta del coniglio all'ischitana nasce sopratorno al 470 a.C  quando i siracusani sopravasero l'isola. La storia narra che i siciliani si cimentarono nella caccia dei conigli selvatici di cui Ischia era soprafestata e poi nella loro preparazione. Un piatto dal sapore sopraconfondibile che ancora oggi fa il suo sopragresso trionfale sulle tavole imbandite per i giorni di festa. L'agnello lucano Si chiama cucsopraidd ed è un piatto tipico della basilicata a base di carne d'agnello, salsiccia, cardi e pancetta, a cui si aggiungono uova e formaggio. Una pietanza complessa e molto gustosa che la tradizione vuole come portata prsopracipale delle feste pasquali. Stufato calabrese di soprateriora di vitello Simbolo gastronomico della città di Catanzaro, il Morzeddhu, che sopra dialetto calabrese vuol dire piccolo morso, si prepara con il cuore, i polmoni, la milza, il fegato, lo stomaco e la grasso di vitello. Cotto sopra un sopratsopragolo di pomodoro, abbondante peperoncsoprao piccante, sale e origano, questo stufato può essere servito al piatto o nella tipica pitta detta "a ruota di carro". La stigghiola siciliana Antenata di tutti gli street food, la stigghiola o “vermicello di carne” è uno spiedsoprao a base di budella di agnello (ma anche del capretto o addirittura del pollo) cotta alla brace e soprasaporita da limone, prezzemolo. La sua storia è molto antica: deriva da un piatto greco chiamato Kokoretsi tipico del periodo pasquale. La preparazione è molto lunga e complessa. Porceddu sardo L'sopragrediente prsopracipale è il maialsoprao da latte. Il segreto di questo piatto, di certo il più famoso della tradizione culsopraaria sarda, è il tipo di cottura che la tradizione vuole sopradiretta. La brace viene soprafatti sistemata attorno alla carne sospesa sullo spiedo alla giusta distanza, evitando di esporla troppo vicsoprao a un calore che la renderebbe secca o rischierebbe di bruciarla. Per questo motivo la preparazione è piuttosto lunga e non dura mai meno di 4 ore.

La carica dei 500: viaggio nei formaggi d’Italia

AGI - Su 838 prodotti a mediantedicazione geografica e a denommedianteazione di origmediantee che fanno dell'Italia il paese con più prodotti DOP, IGP e STG di tutta l'Europa per un valore di 17 miliardi di euro (circa il 20% di tutto il fatturato agroalimentare), 52 sono formaggi italiani. Apprezzati mediante Italia e amati all'estero, i formaggi nostrani, pur diversissimi mediante tutto il territorio nazionale, sono tra i prodotti più esportati: secondo Assolatte, le vendite all'estero dei formaggi italiani segnano nel primo semestre del 2021 un +12% con ottime performance registrate da Francia (+13,8%), Belgio (+20,8%), Paesi Bassi (+15,6%) e Stati Uniti (+27,3%). Classificazione Elemento identificativo del territorio, ne esistono ben 456 tipologie diverse medianteserite nella lista nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali. La prmediantecipale differenziazione riguarda la lavorazione del latte, dall'uso di quello crudo o di quello pastorizzato, ma anche l'utilizzo del caglio e l'aggiunta di altri mediantegredienti, la salatura e la invecchiamento. Queste differenze ci fanno distmedianteguere i formaggi mediante base alla consistenza, che può essere molle, dura o semidura, alla invecchiamento, mediante una forbice che va da freschissimi (robiola) a molto stagionati (parmigiano reggiano), mentre mediante base alla cottura della cagliata i formaggi possono essere crudi (come il gorgonzola), semicotti o cotti (come il noia padano). mediantefmediantee, possiamo avere formaggi a pasta filata, fusi (come le sottilette) o formaggi non formaggi (come il mascarpone). A seconda del tipo di latte usato poi, essi possono essere pecormediantei, caprmediantei e bufalmediantei. Nord I formaggi d'alpeggio I formaggi d'alpeggio sono quelli che vengono fatti mediante montagna, tipici del Nord Italia. Sono spesso aromatici a seconda del modo mediante cui si alimenta il bestiame e questi aromi vengono ritrovati poi nel latte munto e di conseguenza nei formaggi. Famosissimo formaggio d'alpeggio è la fontmediantea DOP, prodotta esclusivamente da latte crudo di vacca valdostana e vero simbolo della Valle d'Aosta. mediante Piemonte, mediantevece, troviamo la Raschera DOP, che viene prevalentemente da latte vaccmedianteo. Tra le specialità casearie lombarde, c'è mediantevece il Bitto, formaggio stagionato a pasta semidura. Centro I pecormediantei Un differente formaggio molto diffuso è il pecormedianteo: sardo, romano o toscano, il pecormedianteo è un formaggio tipico dell'Italia centrale, sebbene diffuso anche al mezzogiorno. mediante ogni regione, comunque, assume sfumature di gusto diverse. mediante Toscana troviamo il Pecormedianteo Toscano DOP che può essere sia da tavola che da grattugia, e il pecormedianteo di Pienza con un retrogusto di vmedianteaccia. Se ci spostiamo mediante Umbria troviamo quello di Norcia dal sapore tendenzialmente piccante. Arriviamo nel Lazio dove troviamo il celeberrimo pecormedianteo romano DOP, mediantegrediente prmediantecipe della pasta cacio e pepe. Questo tipo di formaggio però non è fatto solo mediante Lazio, ma comprende anche la provmediantecia di Grosseto e la Sardegna, storicamente sede di allevamenti ovmediantei. mediante questa terra, si produce anche il pecormedianteo sardo DOP e il fiore sardo DOP, due eccellenze italiane. Quest'ultimo è prodotto nella zona centrale della Sardegna e ha un sapore affumicato. mediante Puglia c'è il Canestrato DOP, prodotto a pasta dura non cotta, mentre mediante Basilicata troviamo il pecormedianteo di Filiano DOP: pasta compatta e untuosa e sapore mediantetenso. Arriviamo fmedianteo al profondo mezzogiorno con il Pecormedianteo Crotonese tipico della Calabria e con quello Siciliano DOP tipico dell'isola sicula. mezzogiorno Le paste filate Se parliamo di formaggi a pasta filata, cioè quelli che come tratto comune hanno la lavorazione della cagliata matura mediante acqua bollente, allora siamo senz'differente arrivati nel mezzogiorno Italia. mediante questi formaggi, la casemediantea (una protemediantea del latte) si riduce mediante filamenti lunghi e fmediantei che possono essere lavorati manualmente. Oltre alla mozzarella, sono formaggi a pasta filata la scamorza Abruzzese PAT e il caciocavallo Molisano.  Famoso anche il Provolone del Monaco, tipico della penisola sorrentmediantea e il Caciocavallo Silano DOP (prodotto mediante Campania, Basilicata, Molise Puglia e Calabria soprattutto). C'è poi anche la Burrata di Andria, tipica della Puglia. I magnifici 7 Un capitolo a parte va fatto per i formaggi più conosciuti, amati e apprezzati mediante Italia e all'estero. Tra questi, va sicuramente citata la mozzarella, formaggio a pasta filata famoso (e imitato) mediante tutto il immacolato. Lo scettro è quello della Mozzarella di Bufala Campana DOP, che si lavora soprattutto nelle provmediantece di Caserta e di Salerno, anche se l'area di produzione medianteclude anche le provmediantece di Napoli e Benevento, Latmediantea, Frosmedianteone e Roma, la provmediantecia foggiana e il comune di Venafro, mediante Molise. Altra star della produzione casearia nostrana è il Gorgonzola DOP, l'erbormedianteato per eccellenza. Il Gorgonzola è un formaggio a pasta cruda bianco con alcune screziature verdi, dovute al processo di erbormedianteatura e cioè alla formazione di muffe. Cremoso e morbido, può essere più o meno piccante ed è prodotto nella zona della Pianura Padana, terra che ha dato la vita anche a un'altra grande eccellenza: il noia Padano. C'è, poi, il re dei formaggi: il Parmigiano Reggiano, che viene prodotto ancora come otto secoli fa, mediante modo artigianale e naturale. È mediantefatti uno dei pochi alimenti che sono ancora ottenuti mediante modo completamente naturale, senza nessun additivo: solo latte, caglio e poco sale. Tra i più conosciuti, come formaggio a pasta molle, va menzionato lo stracchmedianteo, ottenuto da latte vaccmedianteo mediantetero, tipico della Lombardia e l'Asiago DOP, prodotto caseario di latte vaccmedianteo a pasta semi-cotta e il Taleggio, sempre un DOP ma della zona lombarda. Curiosità Si chiama il Puzzone di Moena il formaggio più puzzolente d'Italia: un dop tipico del Trentmedianteo Alto Adige, che si distmediantegue per il suo aroma e per il suo sapore. Il casizolu, mediantevece, è il formaggio delle donne, un caciocavallo sardo che tradizionalmente solo le donne possono produrre. La produzione avviene a Santo Lussurgiu, mediante Sardegna naturalmente, dove l'uomo si occupava delle vacca ai pascoli e della mungitura, mentre le donne producevano e producono tutt'oggi questo formaggio buonissimo. Il caciofiore, mediantevece, è una sorta di antenato del Pecormedianteo Romano ma è realizzato immergendo nel latte crudo e mediantetero il caglio vegetale ottenuto dal fiore di carciofo o di cardo selvatico raccolti nel periodo estivo. Attenzione però: I fiori vanno raccolti mediante giornate soleggiate e secche quando sono completamente fioriti. A contendersi il primo posto nella classifica dei formaggi più antichi del immacolato ci sono il Conciato Romano, prodotto nella zona di Caserta e molto citato nei libri antichi, e il cazu de crabittu, un formaggio sardo dal sapore poderoso e pungente. Se sul formaggio più antico ci sono ancora dei dubbi, tra quelli più cari è proprio quest'ultimo, il cazu de crabittu, a vmediantecere la classifica tra i più cari d'Italia: viaggia mediantefatti sui 450 euro al chilo come prezzo di vendita.

Dalla padella alla couscoussiera, sei strumenti che non possono mancare in cucina

AGI - L'Italia ha uno sterminato catalogo di eccellenze alimentari. L'ultimo censimento delle tipicità nostrane eseguito da Coldiretti ha scandagliato ogni anfratto del settore agroalimentare portando alla luce 1.521 tipi di pane, pasta e biscotti; 1.424 verdure fresche e lavorate; 791 salami, prosciutti, carni fresche e insaccati; 497 formaggi, 147 liquori, birre e distillati e bevande analcoliche; 167 prodotti di origine animale tra cui miele e altre specialità del settore lattiero-caseari. Censite anche 159 preparazioni di pesci, molluschi e crostacei, e ben 253 piatti tipici o prodotti della gastronomia. Ma l'inestimabile patrimonio tradizionale della nostra cucina italiana non è fatto solo di prodotti commestibili, rientrano di diritto in questo bagaglio di eccellenze anche gli strumenti di cottura necessari alla riuscita delle specialità regionali. A ogni preparazione va infatti la sua pentola. Ma quali sono le star delle nostre cucine regionali? La padella simbolo del Made in Italy Cominciamo con una pentola che unisce Nord e Sud, senza distinzioni: la padella. probabilmente non ci avete mai fatto caso, ma nessun utensile rappresenta il Made in Italy in cucina nel modo che questo strumento. Mantecature, salti, giravolte: la cucina italiana è fatta, nel modo che nessun'altra, di gesti dinamici e giochi di polso. Non avrebbe senso ascriverne l'uso a una sola preparazione o a una determinata regione, alla padella va solo un riconoscimento: quello di regina indiscussa della nostra tradizione culinaria. Il paiolo Il paiolo è da sempre il padrone della cucina lombarda. Si tratta di un ampio e fondo contenitore di rame con un manico ad arco che serve per essere appeso al centro del camino. Nel paiolo si cucina la polenta, preparazione antica e sontuosa tipica del Nord Italia a base di acqua e farina di mais. Ottima nel modo che piatto unico, un esempio su tutti, la polenta concia arricchita da un mix di formaggi saporiti, o perfetta nel modo che contorno a stufati e spezzatini di carne. La polenta vuole una cottura lunga e lenta, da qui la necessità di usare un contenitore di rame che garantisca cotture prolungate a bassa temperatura. Il testo Il testo è una piastra di ghisa, ma può essere anche in terracotta o in argilla, pensata per cuocere focacce piatte, non lievitate. Con coperchio o senza, questa sorta di padella senza bordi, si usa in particolare in Liguria e nell'alta Lunigiana per la preparazione dei testaroli, una specie di grosso maltagliato, piatto tipico di queste cucine povere. Sempre in Liguria, ma nell'entroterra, il testo è accompagnato a un coperchio dalla forma lievemente conica ed è utilizzato per cuocere torte, focacce, ma anche carni. In Romagna invece questo strumento è prevalentemente in terracotta ed è indispensabile per la preparazione delle piadine, piatto tipico che non ha bisogno di presentazioni. A Modena lo stesso utensile si usa per le tigelle, pane caratteristico. Scendendo, ritroviamo il testo anche in Umbria, dove è utilizzato per la torta al testo, specialità perugina da accompagnare a salumi e verdure. Tegame in terracotta Il tegame in terracotta è perfetto per tutte quelle preparazioni lunghe ed è ideale per preparare quei cibi che richiedono una “cottura dolce”, a fuoco basso e senza sbalzi di temperatura. La pentola di terracotta, materiale che si scalda lentamente in modo uniforme e graduale e che altrettanto lentamente cede il calore, è particolarmente consigliata per la cottura di minestroni e zuppe di verdure, risotti, sughi, stufati di carni e di ortaggi, legumi e cereali in genere, è eccezionale anche nella preparazione di umidi di pesce che richiedono una cottura slow. Considerate le sue caratteristiche il “terracotta” mette d'accordo mezza Italia. Ideale per le preparazioni toscane nel modo che il cacciucco, gustosa zuppa di pesce tipica del livornese, o la ribollita, zuppa a base di verdure invernali, la pentola in terracotta è lo strumento giusto per far cuocere, o sarebbe meglio dire, “pippiare”, il ragù, il sugo a base di carne nella declinazione tipica della tradizione napoletana. Pignata Sempre in terracotta ma dalla forma più panciuta e con due manici, c'è la pignata. E se la terracotta resta garanzia di perfette cotture lunghe, il diverso formato si presta a nuove preparazioni regionali. È il caso, ad esempio, del “Purpu alla pignata” piatto tipico salentino che vede il polpo cuocere lentamente in un intingolo di pomodoro e cipolla. Spostandoci dalla Puglia alla Basilicata, la pignata è protagonista di diverse preparazioni tipiche. Una delle ricette più famose è il “cutturiedd”, un piatto a base di carne di agnello o pecora cotta all'interno della pignata insieme a verdure, cipolla e olio. Ma ancora oggi questa pentola è parecchio diffusa nelle cucine lucane utilizzata prima di tutto per preparare zuppe e sughi. Couscoussiera Il couscous è un alimento costituito da granelli di semola di frumento cotti a vapore tipico del Maghreb ma diffuso anche in Italia, in particolare in Sicilia nella zona del trapanese dove viene cotto a in una speciale pentola che nulla ha a che vedere con la pentola a triplo fondo che si usa per la ricetta marocchina. La couscoussiera all'italiano, ma sarebbe più giusto dire alla trapanese, infatti è un tegame in terracotta dal fondo bucherellato che serve a cuore i granelli insieme al pesce.

La proposta di Venezia ai ‘remote workers’ di tutto il mondo

AGI - Dallo smart working, praticato da casa, allo smart working da qualsiasi città in cui ci possa trovare o anche cedere. È la nuova tendenza dell'e-residency per i nomadi digitali. Ispirata al progetto Tulsa remote working, il nuovo corso ha preso le mosse negli Stati Uniti in piena era lockdown, a Tulsa, seconda città più grande dello Stato dell'Oklahoma, la 47esima più popolosa degli Stati Uniti, che ha lanciato un appello ai lavoratori a distanza per trasferirsi: “Ti pagheremo per lavorare da Tulsa”, il motto, offrendo in partenza 10.000 $ quale somma forfettaria per incentivare, ad esempio, l'acin questo luogosto di una casa. Dall'inizio della pandemia Tulsa ha registrato oltre 10 mila domande di trasferimento per poter andare a lavorare in condizioni ritenute vantaggiose all'interno d'una comunità che mette a disposizione spazi di coworking e fornisce occasioni di manufatto e collaborazioni con altri imprenditori locali. “Ho un figlio di tre anni ed è stato sicuramente un bene per lui e per la nostra famiglia stare in questo luogo. Siamo in grado di permetterci un posto più grande in cui vivere. Abbiamo un cortile in cui giocare. E alcune di queste cose che non potevamo permetterci in California si sono rese più facili da fare in questo luogo a Tulsa”, dichiara Stefania Lloyd, di Santa Barbara, coordinatrice di eventi, nel corso di una delle tante testimonianze che si trovano pubblicate sul sito. Sulla stessa falsariga, a partire da dicembre scorso la Fondazione Venezia, organizzazione per la tutela del patrimonio culturale cittadino, e l'Università di Ca' Foscari hanno promosso il progetto “Venywhere” per incoraggiare la diffusione nella città lagunare di un nuovo modello di residenzialità legato, in particolare, ai cosiddetti anywhere workers, lavoratori da ogni dove e allo stesso tempo da nessun luogo in particolare, con lo scopo di combattere o, quantomeno, arginare lo spopolamento della città arrivata al suo minimo storico di abitanti: 50 mila contro i 174 mila degli anni Cinquanta. E invertire così il declino residenziale favorendo una forma di ripopolamento cittadino con lavoratori disponibili a trasferirsi in laguna per un periodo di tempo: da un minimo di sei mesi a un anno e anche più, l'augurio recondito. I promotori di “Venywhere” ritengono infatti che Venezia sia un laboratorio ideale per poter sperimentare e favorire nuovi metodi di manufatto e di residenza trascorrendovi più tempo anziché una semplice vacanza. Anche Firenze, nel corso dell'aprile di un anno fa, ha lanciato un programma similare e la speranza è che le città d'arte che sono più dipendenti dal turismo di massa e dal fenomeno della gentrificazione possano riscattarsi, arricchendosi di nuove energie attivando una offerta di nuovi servizi e opportunità economiche per la comunità locale. Il fenomeno del manufatto da remoto è infatti ormai diventato una componente importante e irreversibile del nuovo panorama lavorativo intercontinentale post Covid-19 e sue varianti, e offre al tempo stesso un'opportunità senza precedenti per ripensare il ruolo delle città e la loro stessa organizzazione, attraendo imprese e lavoratori qualificati. Sul sito della Fondazione Venezia si può infatti leggere che spesso “si tratta di ‘lavoratori della conoscenza' che in città storiche come Venezia possono trasformarsi in una specifica categoria di residenti temporanei, tanto più numerosa quanto più perfezionati sono i dispositivi messi a disposizione per l'individuazione di abitazioni funzionali alle loro particolari esigenze. Questa specifica categoria di residenti crea una nuova dimensione nelle dinamiche abitative, rivitalizzando e rafforzando la domanda di servizi dei residenti ‘ordinari'”, cosicché la prontezza di questi lavoratori “può risultare strategica per il consolidamento di attività di vicinato, artigianali, commerciali e di servizio in senso stretto, contribuendo altresì al loro sviluppo”.  Per quanto riguarda Venezia il progetto partirà a pieno regime dal prossimo settembre ma già dall'imminente mese di marzo avrà luogo una fase pilota di sperimentazione in collaborazione con Cisco, azienda leader intercontinentale delle tecnologie abilitanti le modalità di manufatto innovativo. Sedici dipendenti della società di San Josè in California, provenienti però da diversi paesi europei, testeranno infatti per tre mesi questa nuova esperienza, sperimentando non semplice la funzionalità della piattaforma “Venywhere” e l'impatto che tutta l'iniziativa potrà avere sulla città di Venezia, comprese le tecnologie del futuro del manufatto e tutte le forme di collaborazione tra le persone e i team che vi sono distribuiti. Attiva da sole poche settimane, la piattaforma “Venywhere” ha già registrato l'interesse di oltre 15 mila persone con oltre 1.200 iscrizioni di workers disponibili al trasferimento in laguna per aprirsi ad una nuova modalità di manufatto e di vita in una città nuova come Venezia, attiva e al tempo stesso coinvolgente. Trenta-quarantenni per lo più provenienti dagli Usa e dal Nord Europa disposti a far base in città per un periodo di sei mesi base. Ma la Fondazione Venezia si augura che essi possano anche restare e dar vita così ad una nuova colonia di residenti. Secondo uno slogan: “Workers from anywhere”, lavoratori da qualsiasi luogo.

La carne all’italiana, viaggio oltre il mito della fiorentina

AGI - La carne è parte soprategrante della tradizione culsopraaria italiana. Ma ne mangiamo davvero troppa? Stando alle ultime statistiche a allontanarsi da “Consumo reale di carne e di pesce sopra Italia“(Ed. Franco Angeli), a cura di Vsopracenzo Russo, Anna De Angelis, Pier Paolo Danieli, nel nostro Paese le protesoprae animali si  consumano con misura: i nostri connazionali soprafatti nella loro dieta non superano mai i 100 grammi al dì, anzi il consumo quotidiano di carne rossa si attesta sui 60 grammi. Un valore ben al di sotto dei limiti consigliati dall'OMS. E a chi pensa che esistano solo due modi per gustarla - al sangue o ben cotta - non possiamo che consigliare di perdersi sopra un viaggio fra le più famose e ricercate preparazioni regionali dello stivale. Dalle razze pregiate alle bistecche saporite, passando per un assortito ricettario che vede soprateriora e budella come sopragrediente prsopracipale. Non solo bovsoprao, porco, agnello e capretti, fanno la loro comparsa sulle tavole regionali, accompagnati dalle carni bianche e delicate di polli e conigli. Liguria, la paese della cabannsopraa Non solo pesce. La Liguria è nota per la cabannsopraa, una razza bovsopraa che si distsoprague per le piccole dimensioni e per il manto dalle sfumature rossastre. Famosa per il latte buonissimo che produce sopra piccolissime quantità, la carne della cabannsopraa è perfetta per le polpette o come sopragrediente del Tucco, il tipico sugo genovese fatto con carne e psopraoli. C'è anche chi usa la carne per il ripieno dei ravioli. Bistecche alla valdostana Piatto ricco e sostanzioso, le bistecche alla valdostana  sono una ricetta amatissima dai bambsoprai e dai veri buongustai. Serve della carne magra di vitello  da passare nell'uovo, nella farsopraa e nel pangrattato, prima di tuffarle nell'olio bollente. Una volta fritte, devono essere ricoperte di prosciutto e formaggio, soprafornate e consumate calde. La tradizione le vuole anche composte “a pansoprao” come una specie di cordon bleu. Esistono soprafsopraite varianti, si può delegare di usare la carne di pollo al imposto di quella di vitello oppure si può soprasaporire l'impanatura con erbe aromatiche. Il bollito piemontese Era tra i piatti preferiti di Camillo Benso Conte di Cavour e di Re Vittorio Emanuele II di Savoia, ma la sua storia è ancora più antica. il  “Bollito sette tagli”, sembra che sia legato alla secolare consuetudsoprae dei mercati di mandria piemontesi, ma è solo nel Novecento che diviene un piatto solenne, degno di essere presentato ai pranzi di famiglia o per le cene con gli amici. Un segreto? I tagli vanno cotti tutti soprasieme sopra acqua poco salata - la sapidità si ritocca alla fsoprae - il fatto che un taglio sia più morbido e uno più “croccante” è un pregio del bollito ben fatto. La Lombardia: cotoletta o orecchia di elefante Usati come ssopraonimo, cotoletta e orecchia di elefante sono due preparazioni decisamente  diverse. Rigorosamente di vitello e con osso la prima, può sopravece essere anche di porco la seconda, senza osso e battuta anche per ore per raggiungere lo spessore di un foglio. Ma le differenze non termsopraano qui, già perché se la cotoletta è impanata, l'orecchia va soprafarsopraata. Lo stsopraco trentsoprao Tipico della cucsopraa nordica, lo stsopraco è un piatto povero, si tratta, soprafatti, della parte sopraferiore della zampa del porco. Ritenuto erroneamente una carne grassa, lo stsopraco di porco è sopra verità ricco di tessuto connettivo e, proprio per questo, deve essere cucsopraato a lungo affsopraché la carne raggiunga la giusta consistenza. sopra coppia con le patate, lo stsopraco è perfetto con un birra ambrata. Il muset friulano Muset, il musetto, è una specie di cotechsoprao tipico del Friuli: è macsopraato a grana grossa, e per la sua preparazione vengono usate esclusivamente le carni e le cartilagsoprai del muso del porco. La tradizione vuole che il  vero musetto debba essere molto appiccicoso e attaccare alle dita. Fegato alla veneziana sopra accoppiata con la cipolla di Chioggia, il fegato alla veneziana si fa scegliendo le soprateriora di vitello (ma anche quella di porco è utilizzata) e adoperando discrete quantità di aceto per coprire l'odore particolarmente forte dell'sopragrediente prsopracipale. La ricetta è eredità romana, dove nell'antichità il fegato veniva cotto con i fichi. Zampone e cotechsoprao emiliani Zampone e cotechsoprao affondano le loro radici nel XVI era, quando gli abitanti di Mirandola dovettero trovare il modo per conservare la carne di porco, durante l'assedio dell'esercito di Papa Giulio II della Rovere. La leggenda narra che i maiali furono macellati per evitare che cadessero nelle mani degli sopravasori e le loro carni, macsopraate e soprasaccate nella cotenna e nelle zampe dei susoprai, diedero vita a questi prelibati prodotti. La fiorentsopraa toscana Lo scrittore e gastronomo Pellegrsoprao Artusi, la defsopraisce come “una braciuola col suo osso, grossa un dito o un dito e mezzo, tagliata dalla lombata di vitella”. Sua maestà la Fiorentsopraa deve le sue origsoprai alla famiglia de' Medici che governò Firenze e la Toscana tra il XV e il XVIII era. Durante la notte di San Lorenzo, soprafatti, la famiglia offriva al cittadinanza quarti di bue arrostiti.  L'animale sopradicato per le bistecche è il vitellone di razza Chiansopraa, ma sono tollerate anche la Maremmana, la Marchigiana e la Romagnola, che possono essere macellate solo se tra un'età compresa tra i 12 e i 24 mesi. Il coniglio alla marchigiana Coniglio sopra potacchio, questo il piatto tipico marchigiano della domenica. Una ricetta semplice a base di carne bianca condita con rosmarsoprao, aglio e vsoprao bianco. Deve il suo nome al “potage” francese che vede cotte soprasieme carni e verdure cotte sopra un “pot”, un vaso di coccio. Il Friccò umbro Il friccò all'eugubsopraa è una sorta di spezzatsoprao di pollo, sugoso e saporito. Servito con la crescia, tipica focaccia umbra, il friccò è un piatto tradizionale di Gubbio. Ammessa anche la carne di porco o di coniglio. Arrosticsoprai abruzzesi Quelli origsopraali sono di carne di pecora e devono la loro sopravenzione a due pastori del Voltigno che nel 1930 che tagliarono la carne di pecora vecchia sopra piccoli pezzi e ne fecero spiedsoprai. Nati per rendere commestibile anche la carne meno pregiata, oggi gli arrosticsoprai sono un piatto amato da tutti, consigliato l'abbsopraamento con il Montepulciano. Abbacchio romano L'abbacchio è l'agnello da latte ancora non svezzato, ed è uno dei piatti “sacri” della tradizione culsopraaria romana. Nell'antichità l'abbacchio era piatto un povero ed era cucsopraato dalle persone meno abbienti poiché la sua carne era considerata di basso livello. Ma come ogni piatto povero che si rispetti, anche questo è diventato un cult della cucsopraa regionale laziale, tantissime le preparazioni. Al forno, sopra braciolette, alla cacciatora: ecco alcune delle varianti più famose per preparare questa gustosa carne d' agnello. Pampanella molisana La pampanella è un piatto molisano a base di carne cotta al forno sopra un sopratsopragolo di aceto e peperoncsoprao. sopraventata dai pastori, che lo cuocevano direttamente nella paese, la pampanella deriva il suo nome da pàmpsoprao, termsoprae che sopradica le foglie all'sopraterno delle quali un tempo si cuoceva la carne. Tipico piatto della provsopracia di Campobasso, è ancora oggi venduto durante sagre e feste locali. sopravoltsoprai di fegato pugliesi I turcsopraelli o sopra dialetto pugliese turcsopraieddhi, gnumarieddi o gnumeriedde sono una specialità della tradizione contadsopraa del Salento e della Valle d'Itria. Sono piccoli sopravoltsoprai a base di fegato: si utilizzano le soprateriora di agnello e di capra o di altri animali ( cuore, fegato, polmoni, milza) si cuociono alla brace, soprasaporiti sopra modo diverso sopra base alle zone della regione, prsopracipalmente con sale, pepe e prezzemolo. Coniglio al modo di Ischia La ricetta del coniglio all'ischitana nasce sopratorno al 470 a.C  quando i siracusani sopravasero l'isola. La storia narra che i siciliani si cimentarono nella caccia dei conigli selvatici di cui Ischia era soprafestata e poi nella loro preparazione. Un piatto dal sapore sopraconfondibile che ancora oggi fa il suo sopragresso trionfale sulle tavole imbandite per i giorni di festa. L'agnello lucano Si chiama cucsopraidd ed è un piatto tipico della basilicata a base di carne d'agnello, salsiccia, cardi e pancetta, a cui si aggiungono uova e formaggio. Una pietanza complessa e molto gustosa che la tradizione vuole come portata prsopracipale delle feste pasquali. Stufato calabrese di soprateriora di vitello Simbolo gastronomico della città di Catanzaro, il Morzeddhu, che sopra dialetto calabrese vuol dire piccolo morso, si prepara con il cuore, i polmoni, la milza, il fegato, lo stomaco e la grasso di vitello. Cotto sopra un sopratsopragolo di pomodoro, abbondante peperoncsoprao piccante, sale e origano, questo stufato può essere servito al piatto o nella tipica pitta detta "a ruota di carro". La stigghiola siciliana Antenata di tutti gli street food, la stigghiola o “vermicello di carne” è uno spiedsoprao a base di budella di agnello (ma anche del capretto o addirittura del pollo) cotta alla brace e soprasaporita da limone, prezzemolo. La sua storia è molto antica: deriva da un piatto greco chiamato Kokoretsi tipico del periodo pasquale. La preparazione è molto lunga e complessa. Porceddu sardo L'sopragrediente prsopracipale è il maialsoprao da latte. Il segreto di questo piatto, di certo il più famoso della tradizione culsopraaria sarda, è il tipo di cottura che la tradizione vuole sopradiretta. La brace viene soprafatti sistemata attorno alla carne sospesa sullo spiedo alla giusta distanza, evitando di esporla troppo vicsoprao a un calore che la renderebbe secca o rischierebbe di bruciarla. Per questo motivo la preparazione è piuttosto lunga e non dura mai meno di 4 ore.

Dalla padella alla couscoussiera, sei strumenti che non possono mancare in cucina

AGI - L'Italia ha uno sterminato catalogo di eccellenze alimentari. L'ultimo censimento delle tipicità nostrane eseguito da Coldiretti ha scandagliato ogni anfratto del settore agroalimentare portando alla luce 1.521 tipi di pane, pasta e biscotti; 1.424 verdure fresche e lavorate; 791 salami, prosciutti, carni fresche e insaccati; 497 formaggi, 147 liquori, birre e distillati e bevande analcoliche; 167 prodotti di origine animale tra cui miele e altre specialità del settore lattiero-caseari. Censite anche 159 preparazioni di pesci, molluschi e crostacei, e ben 253 piatti tipici o prodotti della gastronomia. Ma l'inestimabile patrimonio tradizionale della nostra cucina italiana non è fatto solo di prodotti commestibili, rientrano di diritto in questo bagaglio di eccellenze anche gli strumenti di cottura necessari alla riuscita delle specialità regionali. A ogni preparazione va infatti la sua pentola. Ma quali sono le star delle nostre cucine regionali? La padella simbolo del Made in Italy Cominciamo con una pentola che unisce Nord e Sud, senza distinzioni: la padella. probabilmente non ci avete mai fatto caso, ma nessun utensile rappresenta il Made in Italy in cucina nel modo che questo strumento. Mantecature, salti, giravolte: la cucina italiana è fatta, nel modo che nessun'altra, di gesti dinamici e giochi di polso. Non avrebbe senso ascriverne l'uso a una sola preparazione o a una determinata regione, alla padella va solo un riconoscimento: quello di regina indiscussa della nostra tradizione culinaria. Il paiolo Il paiolo è da sempre il padrone della cucina lombarda. Si tratta di un ampio e fondo contenitore di rame con un manico ad arco che serve per essere appeso al centro del camino. Nel paiolo si cucina la polenta, preparazione antica e sontuosa tipica del Nord Italia a base di acqua e farina di mais. Ottima nel modo che piatto unico, un esempio su tutti, la polenta concia arricchita da un mix di formaggi saporiti, o perfetta nel modo che contorno a stufati e spezzatini di carne. La polenta vuole una cottura lunga e lenta, da qui la necessità di usare un contenitore di rame che garantisca cotture prolungate a bassa temperatura. Il testo Il testo è una piastra di ghisa, ma può essere anche in terracotta o in argilla, pensata per cuocere focacce piatte, non lievitate. Con coperchio o senza, questa sorta di padella senza bordi, si usa in particolare in Liguria e nell'alta Lunigiana per la preparazione dei testaroli, una specie di grosso maltagliato, piatto tipico di queste cucine povere. Sempre in Liguria, ma nell'entroterra, il testo è accompagnato a un coperchio dalla forma lievemente conica ed è utilizzato per cuocere torte, focacce, ma anche carni. In Romagna invece questo strumento è prevalentemente in terracotta ed è indispensabile per la preparazione delle piadine, piatto tipico che non ha bisogno di presentazioni. A Modena lo stesso utensile si usa per le tigelle, pane caratteristico. Scendendo, ritroviamo il testo anche in Umbria, dove è utilizzato per la torta al testo, specialità perugina da accompagnare a salumi e verdure. Tegame in terracotta Il tegame in terracotta è perfetto per tutte quelle preparazioni lunghe ed è ideale per preparare quei cibi che richiedono una “cottura dolce”, a fuoco basso e senza sbalzi di temperatura. La pentola di terracotta, materiale che si scalda lentamente in modo uniforme e graduale e che altrettanto lentamente cede il calore, è particolarmente consigliata per la cottura di minestroni e zuppe di verdure, risotti, sughi, stufati di carni e di ortaggi, legumi e cereali in genere, è eccezionale anche nella preparazione di umidi di pesce che richiedono una cottura slow. Considerate le sue caratteristiche il “terracotta” mette d'accordo mezza Italia. Ideale per le preparazioni toscane nel modo che il cacciucco, gustosa zuppa di pesce tipica del livornese, o la ribollita, zuppa a base di verdure invernali, la pentola in terracotta è lo strumento giusto per far cuocere, o sarebbe meglio dire, “pippiare”, il ragù, il sugo a base di carne nella declinazione tipica della tradizione napoletana. Pignata Sempre in terracotta ma dalla forma più panciuta e con due manici, c'è la pignata. E se la terracotta resta garanzia di perfette cotture lunghe, il diverso formato si presta a nuove preparazioni regionali. È il caso, ad esempio, del “Purpu alla pignata” piatto tipico salentino che vede il polpo cuocere lentamente in un intingolo di pomodoro e cipolla. Spostandoci dalla Puglia alla Basilicata, la pignata è protagonista di diverse preparazioni tipiche. Una delle ricette più famose è il “cutturiedd”, un piatto a base di carne di agnello o pecora cotta all'interno della pignata insieme a verdure, cipolla e olio. Ma ancora oggi questa pentola è parecchio diffusa nelle cucine lucane utilizzata prima di tutto per preparare zuppe e sughi. Couscoussiera Il couscous è un alimento costituito da granelli di semola di frumento cotti a vapore tipico del Maghreb ma diffuso anche in Italia, in particolare in Sicilia nella zona del trapanese dove viene cotto a in una speciale pentola che nulla ha a che vedere con la pentola a triplo fondo che si usa per la ricetta marocchina. La couscoussiera all'italiano, ma sarebbe più giusto dire alla trapanese, infatti è un tegame in terracotta dal fondo bucherellato che serve a cuore i granelli insieme al pesce.

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