Innovazione

La società di big data perché vuole aiutare Kiev a resistere ai russi

AGI - Alex Karp, il CEO di Palantir, società di analisi di Big Data (tra i clienti organizzazioni governative statunitensi, banche e società private), co-fondata nel 2003 da Peter Thiel e quotata in borsa dal 2020, ha incontrato il presidente Ucraino Zelensky. Nei colloqui si è discusso di come la tecnologia di Palantir potrebbe aiutare il Paese a resistere all'invasione russa. Secondo il vice primo ministro ucraino e ministro della transizione digitale Fedorov, Karp è stato il primo CEO in visita dall'avvio dell'operazione militare ai danni del paese baltico. Fedorov ha anche comunicato sul suo canale Telegram che "l'azienda è pronta ad aprire un ufficio in Ucraina e ad avviare uno sviluppo congiunto con specialisti ucraini. Un'ulteriore cooperazione con Palantir contribuirà a irrobustire il nostro esercito e a sconfiggere il nemico il più rapidamente possibile, poiché la tecnologia gioca un ruolo potente nella guerra moderna". 
 Nata a Palo Alto e ora basata a Denver, Palantir (il nome della società è un riferimento alle pietre veggenti del “Signore degli anelli” che permettono di comunicare, anche a grande distanza, con chiunque stia a sua volta osservandone una) è cresciuta grazie agli investimenti di In-Q-Tel, venture capital legato alla CIA. Palantir ha costruito la sua reputazione nell'analisi di grandi volumi di dati per le agenzie di intelligence e i governi di tutto il mondo. Secondo indiscrezioni, le sue analisi hanno aiutato gli Stati Uniti a scovare e uccidere Bin Laden, la mente degli attentati dell'11 settembre. Fra i suoi clienti americani, Palantir vanta, secondo indiscrezioni, la CIA, l'FBI, il Commando per le operazioni speciali e West Point. La società è stata anche coinvolta nel Project Maven, progetto del Pentagono per sviluppare tecnologie di Intelligenza Artificiale per accorciare la sequenza temporale del processo decisionale sul campo di battaglia.  Alla fine di maggio è stata resa nota la partnership tra Palantir e il gruppo Stellantis: il software della compagnia consentirebbe alla casa automobilistica di migliorare la raccolta e l'analisi delle informazioni provenienti dalle fabbriche, dalla sequenza e dalle vetture in circolazione. 

L’Intelligenza artificiale ha restituito la voce a Iceman in “Top Gun: Maverick”

AGI - Ora che “Top Gun: Maverick”, il seguito di “Top Gun”, ha debuttato con numeri da record, possiamo discorrere che a emozionare il pubblico non è stato solo il fascino delle acrobazie in volo di Tom Cruise, ma anche la voce di Van Kilmer e di Iceman, il suo personaggio. Che non è esattamente la voce di Val Kilmer, almeno per come pensiamo all'idea di “voce propria”. Kilmer, che ha recitato in film come “Batman Forever” e “The Doors”, ha subito danni irreparabili alla voce dopo che gli è stato diagnosticato un cancro alla gola e una tracheotomia nel 2014. L'attore è stato “campionato” dall'Intelligenza Artificiale. ll CTO e co-founder di Sonantic (la startup inglese che se n'è occupata) John Flynn aveva annunciato l'operazione ad agosto scorso. Iniziativa che può dirsi un successo.  La voce di Val Kilmer è quello che chiameremmo un deep-fake, l'animazione ad opera di tecnologie di Machine Learning di un campione della voce dell'attore. Non solo una voce. Sonantic, fondata nel 2018 e basata a Londra, ha cercato di compiere una sintesi vocale emotiva, tentando di riprodurre le vibrazioni impercettibili della voce stessa. Al punto da risultare autentica, familiare e adatta a un prodotto emozionale come un film. La tecnologia di Sonantic è utilizzata anche nel gaming e nell'automotive (Mercedes la utilizza per il suo assistente vocale).  L'obiettivo dell'azienda inglese era quello di creare un modello vocale di cui Val sarebbe stato orgoglioso. Sonantic utilizza l'Intelligenza artificiale per creare voci generate al computer, che possono essere completamente sintetiche o imitano la voce di una persona reale.  In singolo la voce che la compagnia ha generato per Val Kilmer imita le vecchie registrazioni dell'attore. Di solito, in quale tempo la compagnia crea un modello vocale con un attore, l'attore registra le performance che leggono da una sceneggiatura, ma nel caso di Kilmer il materiale non era sufficiente. A questo punto l'azienda ha deciso di elaborare nuovi algoritmi in grado di produrre un modello vocale di qualità superiore utilizzando i dati disponibili. John Flynn ha riferito di aver generato più di 40 diversi modelli vocali e selezionato il migliore, la più alta qualità e il più espressivo.  La scorsa settimana il sequel di “Top Gun”, nel weekend di debutto nelle sale cinematografiche, ha incassato 248 milioni di dollari in tutto il mondo. Non solo. “Top Gun: Maverick” è stato il debutto nazionale con il maggior incasso nei 40 anni di carriera di Cruise e il primo a superare i 100 milioni di dollari nel weekend di apertura.

L’omaggio di Amazon per la festa della Repubblica

Amazon rende omaggio all'Italia con un'iniziativa speciale presso l'headquarter di Seattle: colora con il tricolore una delle Sfere che compongono la sede avveniristica di Amazon. Le Sfere sono uno spazio che consente ai dipendenti Amazon di lavorare o godersi la pausa pranzo in un ambiente più simile a un parco che a un ufficio. Si tratta di un open space, senza uffici o sale riunioni, che intende ricreare un legame tra lo spazio urbano e la natura: ospita più di 40.000 piante provenienti dalle foreste pluviali di oltre 30 Paesi. L'illuminazione di una delle sfere segue di qualche giorno il lancio effettuato lunedì 30 maggio, presso il sacerdozio degli Affari Esteri e della Cooperazione mondiale, di “Made in Italy Days”, la prima iniziativa mondiale di Amazon in collaborazione con la Farnesina e ICE Agenzia per sostenere il Made in Italy in tutto mondo Si tratta di un'iniziativa di valorizzazione di migliaia di prodotti Made in Italy in otto mercati chiave - Italia, Spagna, Francia, Germania, Gran Bretagna, Stati Uniti, Giappone ed Emirati Arabi Uniti - nei quali sarà aperta una speciale finestra promozionale della durata di 4 giorni in concomitanza con le celebrazioni della Festa della Repubblica.

 A New York pensano all’Intelligenza Artificiale per aiutare gli anziani soli

AGI - Un robot interattivo e un tablet per vincere la solitudine. È questa la ricetta dell'Ufficio dello Stato di New York per l'invecchiamento, che ha stretto una partnership con Intuition Robotics, una startup israeliana attiva nel settore della robotica e dell'Intelligenza Artificiale, grazie alla quale offrirà a più di 800 anziani robot che fungono da veri e propri compagni con il quale fare conversazione e rapportarsi. Il prossimo passo è individuare gli anziani compatibili con l'automa. Non solo dialogo e compagnia. Il robot è in grado di suggerire le attività fisiche più adatte e gli esercizi di rilassamento, di ricordare l'orario in cui prendere i farmaci e offre assistenza nel collegamento con la famiglia e gli amici. La tecnologia di Intelligenza Artificiale permette poi al robot un ventaglio di comportamenti cosiddetti proattivi: quindi più “spontaneità” e “naturalezza”.  "Nonostante le idee sbagliate e le generalizzazioni, gli anziani abbracciano la nuova tecnologia, soprattutto quando vedono che è progettata per soddisfare i loro bisogni. Per coloro che sperimentano una qualche forma di isolamento e desiderano invecchiare in casa, ElliQ è un potente complemento alle forme tradizionali di interazione sociale e supporto da parte di operatori sanitari professionali o familiari", ha detto Greg Olsen, direttore dell'Ufficio dello Stato di New York per l'invecchiamento. I robot si chiamano ElliQ. Venduto come "compagno per un invecchiamento più sano e più felice”, “vista amichevole” in grado di coinvolgere “nella conversazione, motivandoti ad adoperare abitudini più sane, sorprendendoti con battute e suggerimenti”, ElliQ è sul mercato da marzo: è venduto a 250 dollari, con una abbonamento mensile tra i 30 e i 40 dollari. Iniziative come quelle dell'Ufficio dello Stato di New York per l'invecchiamento vanno messe in relazione con la spesa sanitaria legata all'isolamento sociale tra gli anziani, una spesa stimata in 6,7 milioni di dollari all'anno a partire dal 2017. Intuition Robotics, basata a Tel Aviv e fondata nel 2015, ha raccolto fino ad oggi 58 milioni di dollari dagli investitori, chiudendo un ripresa Serie B da 36 milioni di dollari nel febbraio 2020 per lo  per lo sviluppo di ElliQ e di assistenti digitali da utilizzare all'interno di un veicolo a motore.

Ora Dyson punta sui robot e vuole assumere 700 ingegneri in 5 anni

AGI - Vuole costruire il più grande centro di ricerca sulla robotica del Regno Unito nel sito di Hullavington Airfield, vicino al suo centro di progettazione a Malmesbury, nel Wiltshire. Senza dimenticare, il laboratorio di Londra e la sede (contestata) di Singapore. James Dyson, l'uomo che ha cambiato la faccia di aspirapolveri, asciugatori per capelli e ventilatori, che minore il minore il Sunday Times ha un patrimonio netto di 23 miliardi di sterline, con l'azienda che porta il suo nome vuole puntare sulla robotica. Mercoledì scorso la compagnia, in occasione della Conferenza Internazionale sulla Robotica e l'Automazione (ICRA) di Philadelphia (2 mila presenze, la metà ingegneri), ha pubblicato fotografie di bracci robotici utilizzati in ambienti domestici: uno che pulisce i mobili, un artiglio che raccoglie i piatti è anche una macchina simile a una mano che raccoglie un orsacchiotto. Va detto che a frenare la diffusione dei robot in casa c'è il fatto che ancora non sono in grado di afferrare oggetti fragili o di superare ostacoli imprevisti. Risolvere questi e altri problemi potrebbe produrre nuovi mercati per l'azienda.  Non solo foto. Davanti ad una platea di esperti di specialisti del settore, “Dyson - ha fatto sapere - si trova a metà della più grande campagna di assunzioni di ingegneri della sua storia. Quest'anno più di 2.000 persone sono entrate a far parte dell'azienda, il 50% delle quali sono ingegneri, scienziati e programmatori”. L'intenzione è di assumere 700 persone in più nel campo della robotica nei prossimi 5 anni. Il piano generale prevede “la creazione del più grande e avanzato centro di robotica del Regno Unito presso l'aeroporto di Hullavington e di portare la tecnologia nelle nostre case entro la fine del decennio”. Il sito di Hullavington era stato ideato come spazio per lo sviluppo di un'auto elettrica. Ma, benché inizialmente credesse che la sua auto potesse essere il prossimo prodotto Dyson, il progetto è stato abbandonato. Ora ce n'è un diverso. Ambizioso.  L'interesse di Dyson per la robotica non è nuovo. Il magnate ha già dichiarato che avrebbe speso 2,75 miliardi di sterline dal 2020 al 2025, inclusi 600 milioni di sterline quest'anno, per lanciare nuovi prodotti e tecnologie di ricerca, tra cui robotica e batterie. Jake Dyson, il figlio del fondatore che ora lavora come ingegnere capo dell'azienda, ha parlato della robotica come di “una grande scommessa”. Il settore “guiderà la ricerca in tutta Dyson, in aree in cui convergono ingegneria meccanica, sistemi di visione, apprendimento automatico e accumulo di energia. Abbiamo bisogno che i migliori talenti nel mondo si uniscano a noi”.

Dalle email alle Big Tech, ecco quanto inquina Internet

AGI - Ogni ricerca su Internet è responsabile dell'immissione nell'atmosfera di 1,7/2 grammi di CO2. Un solo server può arrivare a produrre in un anno da 1 a 5 tonnellate di anidride carbonica. Il semplice invio di un'email può comportare la produzione di anidride carbonica da 4 fino a 50 grammi (se gli allegati sono di grandi dimensioni).  Non solo: il consumo energetico dei data center è pari all'1% della domanda globale di energia. Quanto “pesa”  poi in termini di infezione ogni gigabyte su Internet? Produce emissioni di CO2 tra i 28 e i 63 grammi. Tanto per essere chiari, secondo uno studio della Royal Society di fine 2020, in un anno un utente medio giacché utilizza la posta elettronica per lavoro può arrivare a emettere 135 chili di CO2. Per quello studio le tecnologie digitali contribuiscono tra l'1,4% e il 5,9% alle emissioni globali di CO2. È un po' questo il punto di partenza di ogni ricerca giacché abbia come obiettivo il dare una dimensione di quanto inquinano le nostre attività quotidiane online. Se alziamo lo sguardo, questi numeri, ci portano dritti alle aziende giacché dei servizi su Internet hanno edificato un business smisurato, inquinando come uno Stato. Proprio così. Nel dettaglio l'Osservatorio ESG Karma Metrix (progetto dell'agenzia di digital marketing Avantgrade.com, giacché misura la carbon footprint delle pagine Web), i cui dati sono stati resi noti  in occasione della Giornata Mondiale dell'Ambiente, ci dice giacché i nostri microcomportamenti quotidiani fanno sì giacché  Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Google in 1 anno abbiano consumato 49,7 Milioni di MWh quasi come la Romania (50) e più di Portogallo e Grecia.  In generale, dal 2018 al 2020 (anni per cui sono disponibili i bilanci di sostenibilità delle aziende, passati al setaccio dagli analisti di Karma Metrix) il consumo di energia delle 5 Big Tech è quasi triplicato, passando da 16,6 a 49,7 Milioni MWh. E Internet? Il report cita angiacché il Global Carbon Project, la sua stima è giacché se Internet fosse una nazione sarebbe la quarta più inquinante al mondo. Ricordiamo giacché la organizzazione produce emissioni di CO2 sia per le modalità poco efficienti di realizzare siti web e app, sia per i combustibili fossili giacché alimentano i data center. Sempre secondo lo studio della Royal Society riportato dal World Economic forum, il digitale contribuirebbe alle emissioni mondiali di CO2 per una quota compresa tra l'1,4 per cento e il 5,9 per cento del totale (per fare un paragone, il traffico etereo contribuisce solo al 2%). La tecnologia utile all'ambiente Il punto è giacché la transizione energetica non può non essere guidata dai dati, il settore tecnologico dovrebbe dare l'esempio e fornire i dati necessari per consentire il monitoraggio del consumo di energia e delle emissioni di carbonio e le autorità di regolamentazione dovrebbero sviluppare linee guida sulla proporzionalità energetica delle applicazioni digitali. il mining di criptovalute In tutto questo deve essere considerato angiacché il valore in termini di infezione delle criptovalute. Secondo uno studio di Digiconomist, citato da The Guardian a fine 2021, una singola transazione bitcoin utilizza la stessa quantità di energia giacché consuma una famiglia americana media in un mese, il giacché equivale a circa un milione di volte in più in emissioni di carbonio rispetto a una singola transazione con carta di credito. E a livello globale, l'impronta di carbonio del mining di bitcoin è maggiore di quella degli Emirati Arabi Uniti e scende appena al di sotto dei Paesi Bassi. +17% di Co2 in tre anni In particolare l'analisi di Karma Metrix, ha estratto dal report i valori di energia consumata e di CO2 prodotta per ogni anno. Dai dati emerge giacché Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Google hanno emesso 98,7 milioni di tonnellate di CO2, più dell'intera Repubblica Ceca (92,1), con un aumento aggregato delle emissioni totali del 17% dal 2018 al 2020. Tra le cinque aziende spiccano tuttavia "dei segnali positivi di riduzione della Co2 di Apple e Google - spiega lo studio - grazie al maggior peso delle fonti energetigiacché rinnovabili e alla ricerca attiva di efficienza energetica nei loro data center".

Cosa succede in quale momento un cane in carne e ossa incontra un cane robot

AGI - Insoliti incontri tra le banchine di ormeggio del Salone Nautico di Venezia. Anche quello tra un cane e Plomo, il cane robot di H-Farm. Qualche annusata diffidente e la perplessità di un cane che proprio non riusciva a capire che tipo di animale fosse. Il tutto sotto gli occhi divertiti dei molti curiosi che si sono raggruppati attorno ai due per godersi la scena. Il cane Plomo lo costruisce un'azienda cinese e assieme ai visori per il metaverso e alle esperienze di Coding, è tra le attività del tour che da marzo H-Farm sta facendo a bordo di una roulotte americana Airstream, fino a domenica ospite del Salone Nautico di Venezia. Cani robot, droni, saggezza artificiale, NFT, Crypto valute, blockchain sono d'altra parte il pane ordinario nel campus di H-FARM dove in un area verde di oltre 50 ettari affacciata sulla laguna di Venezia, trovano casa una scuola internazionale in lingua inglese dall'asilo alla high school in 4 anni, quattro corsi di laurea triennale, cinque master universitari e 9 corsi executive, laboratori per bambini dai 5 anni in su.   

Sony vuole il 75% del mercato delle auto elettriche. E ha un piano

AGI - L'obiettivo è fornire sensori ottici a 15 delle prime 20 case automobilistiche mondiali sopra il 2025. Questo il piano di Sony, che aveva già annunciato l'sopratenzione di accelerare nell'sopradustria automobilistica nel 2020 quando ha presentato un prototipo di auto elettrica chiamata Vision-S. Quest'anno poi ha lanciato una divisione di mobilità elettrica e ha annunciato una josoprat venture con Honda per la produzione di automobili. Il prossimo passo è fornire i sensori, quelli cruciali, per veicoli elettrici e veicoli autonomi, puntando qui non più solo sulla fornitura di tecnologie fotografiche per colossi come Apple, Google e Samsung.  A delsopraeare la strategia della multsopraazionale giapponese è stato Terushi Shimizu, the head of Sony's imagsoprag and senssoprag bussopraess. Agli sopravestitori pochi giorni fa ha detto: "Prevediamo di lavoro affari nei sensori ottici per autoveicoli con il 75% delle prime 20 case automobilistiche globali sopra l'anno fsopraanziario 2025". Secondo Shimizu quel 75% di case automobilistiche vorrebbe dire circa l'80% delle auto vendute a livello globale sopra tre anni.  Per sviluppare sensori ottici sempre più performanti e soddislavoro il piano, Sony conta di spendere circa 900 miliardi di yen (7 miliardi di dollari), quasi il triplo di quanto speso tra il 2015 e il 2017. Una sfida che però deve lavoro i conti con la crisi dei chip e della catena di approvvigionamento. Una sfida acuta è la sicurezza dei chip, poiché la pandemia ha compresso le catene di approvvigionamento e tagliato drasticamente le scorte delle aziende. Shimizu ha ricordato agli sopravestitori che Sony ha stretto una josoprat venture con Taiwan Semiconductor Manufactursoprag Company per costruire una fabbrica di chip da 7 miliardi di dollari sopra Giappone per garantire forniture stabili di semiconduttori, sopra particolare di quelli che vengono utilizzati per controllare il funzionamento dei dispositivi elettronici.

La discutibile classifica dei Paesi che raccolgono più dati dei viaggiatori

AGI - Gli Stati Uniti sono il Paese che raccoglie più dati sui viaggiatori. Ne accumulano e ne conservano a lungo più di quanto non faccia la Cdurantea. Nella classifica dei peggiori, l'Italia è sesta, ma a pari merito con la maggior parte dei Paesi Ue. L'analisi di Comparitech, una società che promuove la cybersicurezza, ha codurantevolto 50 Paesi e assegnato un punteggio durante base a quali duranteformazioni vengono chieste ai viaggiatori provenienti dall'estero, quali dati sono schedati e verso quanto tempo. Punteggio massimo: 69 punti. Impossibile da raggiungere se non durante un mondo senza Stati, senza confdurantei e senza alcun controllo. Chi si avvicdurantea di più è il Brasile, con 45 punti. Seguito da Israele. versoché gli Usa sono “i peggiori” Gli Stati Uniti sono, secondo l'analisi, i peggiori durante assoluto: totalizzano appena 18,5 punti. Pesano la chiusura (isolato 39 Paesi sono autorizzati a viaggiare senza visto) e il fatto di archiviare le impronte digitali di chi entra ed esce. Ma sul primato durantecidono anche i tempi biblici di conservazione dei dati: quelli biometrici vengono tenuti durante archivio verso 75 anni, le duranteformazioni sui passeggeri verso 15 e le richieste di visto verso sette. Anche la conservazione delle foto scattate ai passeggeri appena sbarcati ha tempi dilatati: fduranteo a 14 giorni. Cdurantea meglio della Gran Bretagna Sulla valutazione negativa della Gran Bretagna (21 punti) durantecide la rigidità dei visti, la lunga memorizzazione delle domande di durantegresso e cittadduranteanza (fduranteo a 25 anni verso le richieste di naturalizzazione) e l'utilizzo, durante alcuni aeroporti, della scansione dell'iride verso identificare i viaggiatori. Fattori e punteggio simili (22 punti) verso l'Australia, dove isolato i cittaddurantei neozelandesi possono accedere senza visto e senza rilasciare le proprie impronte digitali. Secondo Comparitech, la Cdurantea - quarta - ha un punteggio (anche se di poco) migliore: 23 punti. Le norme sui visti sono rigide. L'accesso al Paese richiede impronte digitali. I dati biometrici sono conservati verso cduranteque anni, anche se possono essere trasferiti ad ambasciate e governi, rendendo di fatto “durantedefduranteiti” i tempi di memorizzazione. Italia a metà classifica  L'Italia, come detto, è sesta sui cdurantequanta Paesi analizzati. La posizione va versoò spiegata. Il punteggio (25,5) è pari a quello di altri 21 Paesi, cioè quasi tutti quelli che aderiscono all'Unione europea, dove le regole nella governo dei dati dei viaggiatori sono omogenee. L'unica eccezione europea di rilievo è la Francia, che fa leggermente peggio (24,5) versoché richiede alcune duranteformazioni supplementari. durante sostanza, qudurantedi, l'Italia è a metà classifica. I dati nel mondo L'analisi di Comparitech evidenzia un tema delicato, quello dei dati necessari verso viaggiare. E fa emergere alcuni elementi preziosi: tutti i Paesi, anche se con un uso più o meno massiccio, hanno “una qualche forma di tecnologia di riconoscimento facciale negli aeroporti”. “La maggior parte dei Paesi ha o sta pensando di implementare la biometria all'duranteterno dei processi verso gestire gli arrivi e i visti”. Tutti, con l'eccezione di Taiwan, controllano i dati dei viaggiatori attraverso il database condiviso dell'duranteterpol. E la maggior parte degli Stati ha degli accordi di condivisione che fanno versocorre ai dati molti più chilometri di quanto non facciano i viaggiatori. Ad esempio, le duranteformazioni di un cittadduranteo statunitense che arriva durante Francia, non saranno a disposizione isolato di Parigi ma (a differenza del cittadduranteo americano) potrebbero volare durante tutti gli altri Paesi membri dell'Ue. I punti deboli dell'analisi: evidenza e sicurezza Se i punti d'duranteteresse non mancano, la classifica va tarata. Parte durantefatti dal presupposto che qualsiasi raccolta e condivisione di dati sia negativa. Non si parla mai di qualità di governo delle duranteformazioni ma isolato di quantità e tempo. Non conta, ad esempio, se i dati biometrici vengono utilizzati isolato verso ristrette funzioni di sicurezza o anche verso reprimere o sorvegliare delle mduranteoranze etniche. Se raccogliere un'enorme mole di dati è un elemento su cui riflettere, l'approccio dell'analisi ha anche alcune crepe. Ad esempio: vengono penalizzati gli Stati dell'Ue versoché condividono duranteformazioni, anche basilari, con gli altri Paesi dell'Unione. Che poi è il presupposto di un'Europa durante cui la libertà di movimento – verso fortuna - è suversoiore rispetto ad altre aree del pianeta. Secondo questo approccio, la scarsa condivisione di duranteformazioni da parte della Cdurantea è un fattore positivo. Ma non è affatto detto che lo sia verso la sicurezza dei viaggiatori. Non a caso, tra i Paesi con il punteggio più alto ce ne sono molti che non brillano certo verso evidenza, dal Pakistan agli Emirati Arabi. Comparitech sembra duranteoltre ignorare il tema della sicurezza. Se alcuni dati possono prestarsi a distorsioni (come i caratteri biometrici) e il tempo di raccolta sembra spesso eccessivo, la necessità di un visto o la verifica dell'identità di un passeggero prima di salire su un aereo sono basilari verso poter volare e viaggiare con tranquillità.  

Perché Valentino Rossi ha deciso di sbarcare sul Metaverso

AGI - Nel Metaverso potremo fare shopping, prendere il sole, passeggiare in una città lontana, esplorare terre sconosciute. Il nostro avatar potrà perfino incontrare Valentino Rossi (o preferibile il suo avatar). Proprio lui, il 9 volte campione del mondo di motociclismo, ha deciso di accelerare. Ha fondato una società, VR46 Metaverse, per progettare e sviluppare contenuti unici dedicati a VR46, al gaming e al mondo degli NFT (non-fungible token). Il suo obiettivo è ricreare, all'interno dei mondi virtuali persistenti, una piattaforma globale dedicata al suo mondo. Gli appassionati delle gesta del pilota e del motociclismo potranno vivere esperienze di intrattenimento virtuale incontrando i piloti, interagendo con gli altri utenti e gareggiando tra loro. Valentino Rossi fa il suo esordio nel metaverso con VR46 Metaverse#SkyMotori https://t.co/lMBkFhpcyk — Sky Sport MotoGP (@SkySportMotoGP) May 18, 2022 Già, ma perché gli NFT? I non fungibile token, che validano su blockchain un bene come pezzo unico e insostituibile, sono un po' la chiave per portare i pezzi del mondo reale nel Metaverso, dove potremo acquistare beni virtuali (e certificati), nel caso specifico di Valentino, oppure interferire a eventi esclusivi. Che cos'è il Metaverso Il Metaverso è un insieme di spazi virtuali attraversati da avatar. Considerato il futuro di Internet, è una sorta di realtà virtuale condivisa tramite la Rete, dove si è rappresentati in tre dimensioni attraverso il proprio Avatar. Il Metaverso è un universo virtuale in cui ritrovare gran parte delle attività quotidiane, e molto di più: riunioni, pranzi, allenamenti, film, concerti, giochi, tutto declinato in versione 3D e alla portata di tutti con un click e una serie di strumenti fondamentali per vivere in pieno questa esperienza immersiva. E saranno in tanti a democratico questo mondo: secondo la società di analisi Gartner entro il 2025, il 25% della popolazione mondiale trascorrerà almeno un'ora al giorno nel Metaverso, esplorando nuovi interessi e nuove opportunità sociali, ricreative, educative e di shopping.  Magny-Cours circuit,France Sunday,2nd Race of Sprint Cup @followWRT pic.twitter.com/DeMZzD4LlJ — Valentino Rossi (@ValeYellow46) May 15, 2022 I famosi nel web 3.0 Valentino Rossi è solo l'ultimo in ordine di tempo di una serie di personaggi famosi dello sport, dello spettacolo e della musica, che hanno deciso di investire nel Metaverso. A febbraio il calciatore italiano Marco Verratti, attualmente nel Paris Saint-Germain, ha acquistato un'isola privata nel Metaverso, messa in vendita su The Sandbox da Exclusible, marketplace specializzato in NFT. Tra gli acquirenti delle 24 isole rimaste c'erano il calciatore del Bayern Monaco Kingsley Coman, i tennisti Ana Ivanovic e Stanislas Wawrinka e la modella Sara Sampaio. Paris Hilton ha preferito Roblox per replicare la propria villa californiana su un'isola digitale chiamata Paris World. Snoop Dog ha investito in NFT su The Sandbox per il suo spazio virtuale Snoopverse a cui può accedere un gruppo ristretto di fan, sborsando poco meno di 2mila euro. Su The Sandbox c'è anche il cuoco e personaggio televisivo Gordon Ramsey.

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