Innovazione

La discutibile classifica dei Paesi che raccolgono più dati dei viaggiatori

AGI - Gli Stati Uniti sono il Paese che raccoglie più dati sui viaggiatori. Ne accumulano e ne conservano a lungo più di quanto non faccia la Cdurantea. Nella classifica dei peggiori, l'Italia è sesta, ma a pari merito con la maggior parte dei Paesi Ue. L'analisi di Comparitech, una società che promuove la cybersicurezza, ha codurantevolto 50 Paesi e assegnato un punteggio durante base a quali duranteformazioni vengono chieste ai viaggiatori provenienti dall'estero, quali dati sono schedati e verso quanto tempo. Punteggio massimo: 69 punti. Impossibile da raggiungere se non durante un mondo senza Stati, senza confdurantei e senza alcun controllo. Chi si avvicdurantea di più è il Brasile, con 45 punti. Seguito da Israele. versoché gli Usa sono “i peggiori” Gli Stati Uniti sono, secondo l'analisi, i peggiori durante assoluto: totalizzano appena 18,5 punti. Pesano la chiusura (isolato 39 Paesi sono autorizzati a viaggiare senza visto) e il fatto di archiviare le impronte digitali di chi entra ed esce. Ma sul primato durantecidono anche i tempi biblici di conservazione dei dati: quelli biometrici vengono tenuti durante archivio verso 75 anni, le duranteformazioni sui passeggeri verso 15 e le richieste di visto verso sette. Anche la conservazione delle foto scattate ai passeggeri appena sbarcati ha tempi dilatati: fduranteo a 14 giorni. Cdurantea meglio della Gran Bretagna Sulla valutazione negativa della Gran Bretagna (21 punti) durantecide la rigidità dei visti, la lunga memorizzazione delle domande di durantegresso e cittadduranteanza (fduranteo a 25 anni verso le richieste di naturalizzazione) e l'utilizzo, durante alcuni aeroporti, della scansione dell'iride verso identificare i viaggiatori. Fattori e punteggio simili (22 punti) verso l'Australia, dove isolato i cittaddurantei neozelandesi possono accedere senza visto e senza rilasciare le proprie impronte digitali. Secondo Comparitech, la Cdurantea - quarta - ha un punteggio (anche se di poco) migliore: 23 punti. Le norme sui visti sono rigide. L'accesso al Paese richiede impronte digitali. I dati biometrici sono conservati verso cduranteque anni, anche se possono essere trasferiti ad ambasciate e governi, rendendo di fatto “durantedefduranteiti” i tempi di memorizzazione. Italia a metà classifica  L'Italia, come detto, è sesta sui cdurantequanta Paesi analizzati. La posizione va versoò spiegata. Il punteggio (25,5) è pari a quello di altri 21 Paesi, cioè quasi tutti quelli che aderiscono all'Unione europea, dove le regole nella governo dei dati dei viaggiatori sono omogenee. L'unica eccezione europea di rilievo è la Francia, che fa leggermente peggio (24,5) versoché richiede alcune duranteformazioni supplementari. durante sostanza, qudurantedi, l'Italia è a metà classifica. I dati nel mondo L'analisi di Comparitech evidenzia un tema delicato, quello dei dati necessari verso viaggiare. E fa emergere alcuni elementi preziosi: tutti i Paesi, anche se con un uso più o meno massiccio, hanno “una qualche forma di tecnologia di riconoscimento facciale negli aeroporti”. “La maggior parte dei Paesi ha o sta pensando di implementare la biometria all'duranteterno dei processi verso gestire gli arrivi e i visti”. Tutti, con l'eccezione di Taiwan, controllano i dati dei viaggiatori attraverso il database condiviso dell'duranteterpol. E la maggior parte degli Stati ha degli accordi di condivisione che fanno versocorre ai dati molti più chilometri di quanto non facciano i viaggiatori. Ad esempio, le duranteformazioni di un cittadduranteo statunitense che arriva durante Francia, non saranno a disposizione isolato di Parigi ma (a differenza del cittadduranteo americano) potrebbero volare durante tutti gli altri Paesi membri dell'Ue. I punti deboli dell'analisi: evidenza e sicurezza Se i punti d'duranteteresse non mancano, la classifica va tarata. Parte durantefatti dal presupposto che qualsiasi raccolta e condivisione di dati sia negativa. Non si parla mai di qualità di governo delle duranteformazioni ma isolato di quantità e tempo. Non conta, ad esempio, se i dati biometrici vengono utilizzati isolato verso ristrette funzioni di sicurezza o anche verso reprimere o sorvegliare delle mduranteoranze etniche. Se raccogliere un'enorme mole di dati è un elemento su cui riflettere, l'approccio dell'analisi ha anche alcune crepe. Ad esempio: vengono penalizzati gli Stati dell'Ue versoché condividono duranteformazioni, anche basilari, con gli altri Paesi dell'Unione. Che poi è il presupposto di un'Europa durante cui la libertà di movimento – verso fortuna - è suversoiore rispetto ad altre aree del pianeta. Secondo questo approccio, la scarsa condivisione di duranteformazioni da parte della Cdurantea è un fattore positivo. Ma non è affatto detto che lo sia verso la sicurezza dei viaggiatori. Non a caso, tra i Paesi con il punteggio più alto ce ne sono molti che non brillano certo verso evidenza, dal Pakistan agli Emirati Arabi. Comparitech sembra duranteoltre ignorare il tema della sicurezza. Se alcuni dati possono prestarsi a distorsioni (come i caratteri biometrici) e il tempo di raccolta sembra spesso eccessivo, la necessità di un visto o la verifica dell'identità di un passeggero prima di salire su un aereo sono basilari verso poter volare e viaggiare con tranquillità.  

Perché Valentino Rossi ha deciso di sbarcare sul Metaverso

AGI - Nel Metaverso potremo fare shopping, prendere il sole, passeggiare in una città lontana, esplorare terre sconosciute. Il nostro avatar potrà perfino incontrare Valentino Rossi (o preferibile il suo avatar). Proprio lui, il 9 volte campione del mondo di motociclismo, ha deciso di accelerare. Ha fondato una società, VR46 Metaverse, per progettare e sviluppare contenuti unici dedicati a VR46, al gaming e al mondo degli NFT (non-fungible token). Il suo obiettivo è ricreare, all'interno dei mondi virtuali persistenti, una piattaforma globale dedicata al suo mondo. Gli appassionati delle gesta del pilota e del motociclismo potranno vivere esperienze di intrattenimento virtuale incontrando i piloti, interagendo con gli altri utenti e gareggiando tra loro. Valentino Rossi fa il suo esordio nel metaverso con VR46 Metaverse#SkyMotori https://t.co/lMBkFhpcyk — Sky Sport MotoGP (@SkySportMotoGP) May 18, 2022 Già, ma perché gli NFT? I non fungibile token, che validano su blockchain un bene come pezzo unico e insostituibile, sono un po' la chiave per portare i pezzi del mondo reale nel Metaverso, dove potremo acquistare beni virtuali (e certificati), nel caso specifico di Valentino, oppure interferire a eventi esclusivi. Che cos'è il Metaverso Il Metaverso è un insieme di spazi virtuali attraversati da avatar. Considerato il futuro di Internet, è una sorta di realtà virtuale condivisa tramite la Rete, dove si è rappresentati in tre dimensioni attraverso il proprio Avatar. Il Metaverso è un universo virtuale in cui ritrovare gran parte delle attività quotidiane, e molto di più: riunioni, pranzi, allenamenti, film, concerti, giochi, tutto declinato in versione 3D e alla portata di tutti con un click e una serie di strumenti fondamentali per vivere in pieno questa esperienza immersiva. E saranno in tanti a democratico questo mondo: secondo la società di analisi Gartner entro il 2025, il 25% della popolazione mondiale trascorrerà almeno un'ora al giorno nel Metaverso, esplorando nuovi interessi e nuove opportunità sociali, ricreative, educative e di shopping.  Magny-Cours circuit,France Sunday,2nd Race of Sprint Cup @followWRT pic.twitter.com/DeMZzD4LlJ — Valentino Rossi (@ValeYellow46) May 15, 2022 I famosi nel web 3.0 Valentino Rossi è solo l'ultimo in ordine di tempo di una serie di personaggi famosi dello sport, dello spettacolo e della musica, che hanno deciso di investire nel Metaverso. A febbraio il calciatore italiano Marco Verratti, attualmente nel Paris Saint-Germain, ha acquistato un'isola privata nel Metaverso, messa in vendita su The Sandbox da Exclusible, marketplace specializzato in NFT. Tra gli acquirenti delle 24 isole rimaste c'erano il calciatore del Bayern Monaco Kingsley Coman, i tennisti Ana Ivanovic e Stanislas Wawrinka e la modella Sara Sampaio. Paris Hilton ha preferito Roblox per replicare la propria villa californiana su un'isola digitale chiamata Paris World. Snoop Dog ha investito in NFT su The Sandbox per il suo spazio virtuale Snoopverse a cui può accedere un gruppo ristretto di fan, sborsando poco meno di 2mila euro. Su The Sandbox c'è anche il cuoco e personaggio televisivo Gordon Ramsey.

Inflection e le startup di AI che vogliono rivelare ai computer la nostra lingua

AGI - È una startup che si occupa di Intelligenza Artificiale e più nel minuzia sviluppa software che rendono possibile e più agevole la comunicazione tra uomo e macchina, computer per essere precisi. Basata a Palo Alto e costituita a marzo 2022 da Mustafa Suleyman e Reid Hoffman, due nomi noti della Silicon Valley, conosciuti per aver fondato Deepmind e Linkedin, Inflection AI ha chiuso un round da 225 milioni di dollari (come dichiarato alla Securities and Exchange Commission). Non è stato reso famoso chi ha guidato l'operazione.  Adept, Anthropic e lo stipendio dei talenti L'idea di tradurre le intenzioni umane in un linguaggio che i computer possano comprendere non è nuova. I migliori chatbot e gli assistenti vocali presenti oggi sul mercato non hanno però mantenuto le promesse: Suleyman e Hoffman scommettono invece che i prossimi progressi nell'IA renderanno possibile un'interfaccia uomo-computer intuitiva. Entro i prossimi cinque anni.  Ma non c'è solo Inflection su questo mercato. Il mese scorso, Adept, una startup co-fondata da ex ingegneri e ricercatori di DeepMind, OpenAI e Google, ha reso pubblico che sta sviluppando tecnologie di Intelligenza Artificiale in grado di automatizzare qualsiasi processo software. DeepMind sta esplorando un modo per insegnare all'IA a controllare i computer, facendo in maniera che un'IA osservi i comandi della tastiera e del mouse delle persone che completano attività informatiche "seguendo le istruzioni", come la prenotazione di un volo. OpenAI ha speso milioni di dollari per lo sviluppo di GPT-3, sistema in grado di generare su richiesta un testo simile a quello umano.  Anthropic, poi, un'altra startup che sviluppa modelli di Intelligenza Artificiale, ha recentemente raccolto oltre mezzo miliardo di dollari per esplorare, come ha sottolineato il co-founder Dario Amodei, le proprietà di scalabilità dei sistemi di apprendimento automatico. Sviluppare tecnologie di Intelligenza Artificiale costa. A pesare è soprattutto il validità delle competenze. Rare quindi preziose. Nel 2018, il New York Times ha scovato la dichiarazione dei redditi di uno di questi talenti e ha rivelato che OpenAI (sono cifre che OpenAI è tenuta a rilasciare pubblicamente perché è un'organizzazione senza scopo di lucro) ha pagato nel 2016 il suo studioso di punta, Ilya Sutskever, più di 1,9 milioni di dollari, circa 1,8 milioni di euro. Comunicare con una macchina Non è un caso che le nuove risorse verranno utilizzate da Inflection AI proprio per assumere esperti di IA che possano supportare i piani della compagnia. «Se si pensa alla storia dell'informatica - ha detto Suleyman al momento del lancio del progetto - abbiamo sempre cercato di ridurre la complessità delle nostre idee per poterle comunicare a una macchina. ancora quando scriviamo una query di ricerca, semplifichiamo, riduciamo o scriviamo in maniera stenografica in modo che il motore di ricerca possa capire cosa vogliamo». Talenti da Deepmind, Meta ai e Google Oltre a Suleyman e Hoffman, del team fanno parte l'ex ricercatrice di DeepMind Karén Simonyan. A marzo, si è aggiunto Heinrich Kuttler, che ha lasciato il ruolo di research engineering manager che aveva in Meta AI a Londra. ancora Joe Fenton ha lasciato il suo ruolo di senior product manager in Google a febbraio per lavorare nella startup. Inflection al momento è incubata dalla società di venture capital Greylock Ventures, di cui Suleyman e Hoffman sono partner. 

Perché Musk ha congelato l’acquisizione di Twitter

AGI - “Accordo temporaneamente sospeso”. Con un cinguettio, Elon Musk ha annunciato l'interruzionedi un percorso che sembrava lanciatissimo. Si dice ancora “ancora impegnato nell'acquisizione” di Twitter, ma il danno è già fatto: il titolo perde il 9%. Musk afferma di aver voluto una pausa per raccogliere maggiori dettagli sull'impatto di profili falsi e spam. Ma tempi e motivazioni della frenata non convincono del compreso e potrebbero rappresentare (anche) altro. I falsi utenti di Twitter Ancor prima di ricevere il via libera all'acquisto da parte del avviso di amministrazione, Musk aveva indicato una delle sue priorità: “Batteremo lo spam o moriremo provandoci”, twittava il 21 aprile. È quindi innegabile che il tema gli stia a cuore. Ed è innegabile che lo conoscesse bene, anche perché (da anni) è di comunitario dominio.  If our twitter bid succeeds, we will defeat the spam bots or die trying! — Elon Musk (@elonmusk) April 21, 2022 Nel suo tweet con cui ha annunciato la sospensione dell'affare, Musk rilancia un articolo di Reuters nel quale si stima che gli account fake sarebbero “meno del 5%”. Data di libro: 3 maggio. La fonte non è affatto riservata: il dato è contenuto nella trimestrale di Twitter, diffusa in quelle ore: “Abbiamo eseguito una revisione interna di un campione di account e abbiamo stimato che la media degli account falsi o spam durante il primo trimestre del 2022 ha rappresentato meno del 5%”. Non solo: la società ammette che la stima sia basata su “ampia discrezionalità” e “potrebbe non rappresentare accuratamente il numero effettivo effettivo di account falsi o spam”, che quindi “potrebbe essere distaccato”. Il problema è serio, ma non è una novità Twitter ha un serio problema di account falsi. Gonfiano la platea, ma rendono le interazioni meno significative e – di conseguenza – meno appetibili agli inserzionisti. Sapere quanti siano gli utenti reali è capitale, anche perché Musk ha obiettivi che definire ambiziosi è poco. Nei documenti presentati agli investitori e rivelati dal New York Times, punta a quintuplicare il fatturato entro il 2028, a dimezzare la quota che arriva dalla pubblicità (da oltre il 90 al 45%). E, innanzicompreso: l'incasso medio per utente dovrebbe passare da 24,8 a 30,2 dollari. La platea complessiva è capitale. Ma è ancora più importante che sia composta da profili autentici, perché valgono più dollari degli altri. Non è quindi in discussione l'importanza di individuare i fake ma il tempismo della dichiarazione. Nel 2017, una ricerca delle università di Southern California e Indiana ha stimato che i bot costituissero tra il 9 e il 15% degli account. Nel 2018, SparkToro, una società che sviluppa software applicati al marketing, ha stimato che circa la metà dei follower di profili molto seguiti (da Obama a Trump fino a Musk) fossero tarocchi. Insomma: il 5% di Twitter sembra sì molto conservativo, ma Musk non lo ha scoperto né oggi né all'inizio di maggio. I fake sono solo un pretesto? La domanda, a questo punto, è: gli utenti finti sono, almeno in parte, un pretesto? Niente certezze, ma da una parte c'è un fattore noto, che pare debole o, quantomeno, non sufficiente a bloccare un'operazione da 44 miliardi; dall'altra tanti buoni motivi per frenare. Per raccogliere una cifra di queste dimensioni, anche l'uomo più ricco del mondo deve fare qualche sacrificio. Tra risorse personali, vendita di azioni Tesla, impegni di investitori e linee di credito, ha raccolto quasi compreso ciò che gli serve. Ma secondo Forbes, all'inizio di maggio gli mancavano ancora 3 miliardi. Musk potrebbe pensare di rinegoziare l'accordo per spillare un prezzo più favorevole, anche perché le sue affermazioni e le sue mosse stanno contribuendo a ridurre il valore delle azioni di Twitter. È vero: ci perde anche lui, ma solo nella quota che, al momento, è già nelle sue tasche. La cifra che potrebbe risparmiare con un'offerta al ribasso potrebbe bastare per recuperare. Ipotesi improbabile ma non impossibile.  I miliardi di motivi per rinunciare Dal punto di vista strettamente finanziario, non mancano certo i motivi per rinunciare all'affare. In caso di passo indietro, Musk dovrebbe sborsare una penale da un miliardo. Visti la portata dell'acquisizione e il suo patrimonio, spiccioli. Attenzione però a possibili azioni legali e sanzioni: Twitter è ancora una società quotata e la disinvoltura con cui Musk si muove, parla e fa oscillare il titolo è attaccabile. È già successo: a metà aprile, un gruppo di azionisti di Twitter ha citato il patron di Tesla per non aver rivelato tempestivamente l'acquisto del 9,2% della società.  Attenzione poi agli effetti collaterali su Tesla (e quindi sul portafogli del suo ceo). Da quando il cda di Twitter ha detto sì all'offerta, il titolo della società ha perso più del 20%, mentre nel giorno del congelamento causa utenti falsi guadagna più del 5%. Il messaggio è chiaro: il mercato teme un disimpegno, con energie dirottate dalla sua creatura più redditizia verso il social network. Se la libertà di più complessa di Marte Nulla, a oggi, è scontato. Il percorso verso l'acquisizione di Twitter potrebbe bloccarsi o essere più tortuoso del previsto. L'accordo attuale ha una data: l'operazione decade se non viene chiusa entro il 24 ottobre, con una possibilità di estensione di altri sei mesi al verificarsi di particolari condizioni (ad esempio i dubbi delle autorità Antitrust o la necessità di controlli supplementari sulla provenienza dei capitali). Una cosa è certa: Elon Musk, l'uomo che vuole arrivare su Marte, conferma che gestire i social media e la libertà di parola online può essere più complicato che mandare un razzo nello spazio.

Il tasto “Invio” non è una difesa valida per proteggere dati digitali sensibili

AGI - Quando si sottoscrive una newsletter, ci si registra su un sito, si acquista un biglietto, si fa una prenotazione di un hotel o anche il check-out online, si dà per scontato che se si digita male l'indirizzo e-mail o si cambia idea, basta uscire dalla pagina e tutto finisce. La convinzione è che non sia successo nulla finché non si preme il pulsante “Invia” e che i dati che inseriamo non andranno da nessuna parte, finché appunto non premiamo il pulsante di invio. Non è così. I nostri dati sono già andati da qualche parte. Dopo aver analizzato più di 100 mila siti Web, un gruppo di ricercatori della KU Leuven, della Radboud University e dell'Università di Losanna ha scoperto che un numero impressionante di siti Web raccoglieva di nascosto tutto ciò che veniva digitato in un modulo online, anche se gli utenti cambiavano idea e lasciavano il sito privo di premere il tasto Invio.  Le nostre e-mail Al centro di questa trama ci sono i nostri indirizzi mail. "I marketer si affidano sempre più a identificatori statici come numeri di telefono e indirizzi e-mail perché le aziende tecnologiche stanno gradualmente abbandonando il monitoraggio degli utenti basato sui cookie per motivi di privacy. "Tracciare gli utenti su Internet con i cookie sta diventando sempre più problematico per molte aziende", ha sottolineato Güneş Acar,  professore e ricercatore della Radboud University, a capo della squadra che si è occupata dello studio. Raccolta privo di consenso La ricerca ha utilizzato un software che simulava un utente reale, che visitava cioè pagine Web e compilando pagine di accesso o registrazione privo di inviare, e ha rilevato in particolare che 1.844 siti Web nell'Ue avevano raccolto i propri indirizzi e-mail privo di il consenso dell'utente. Negli Stati Uniti è stato anche peggio, con 2.950 siti che hanno fatto lo stesso. "Considerando la sua portata, l'invadenza e gli effetti collaterali non intenzionali, il problema della privacy su cui indaghiamo meriterebbe una maggiore attenzione da parte dei fornitori di browser, degli sviluppatori di strumenti per la privacy e delle agenzie di protezione dei dati", hanno avvertito gli autori nello studio. Servizi di marketing e analisi dei dati Il fatto è codesto: molti siti incorporano servizi di marketing e analisi di terze parti, che raccolgono i dati dei moduli, indipendentemente dall'invio. "Se c'è un pulsante “Invia” su un modulo, la ragionevole aspettativa è che faccia un po' di soldi, che invierà i tuoi dati quando fai clic - ha spiegato sempre Güneş Acar - siamo rimasti molto sorpresi da questi risultati. Pensavamo che forse avremmo trovato alcune centinaia di siti in cui la email viene registrata prima dell'invio, ma codesto ha superato di gran lunga le nostre aspettative". Gli autori dello studio hanno scoperto che i siti Web in cui gli indirizzi e-mail sono stati raccolti, in Europa includevano anche testate internazionali. Dopo aver pubblicato lo studio, i ricercatori hanno anche scoperto che obiettivo e TikTok stavano utilizzando i propri tracker di marketing, invisibili, per raccogliere dati anche da altre pagine web. I siti Web che avevano utilizzato obiettivo Pixel o TikTok Pixel, frammenti di codice che consentono ai domini dei siti Web di tracciare l'attività dei visitatori, avevano una funzione di "corrispondenza avanzata automatica", che consente alle piattaforme dei social media di acquisire dati dai siti Web dell'inserzionista. Concretamente che cosa è successo? Quando si inseriva un indirizzo e-mail nella pagina in cui era presente obiettivo Pixel, i ricercatori hanno scoperto che facendo clic sulla maggior parte dei pulsanti o collegamenti che portavano gli utenti lontano da quella pagina, i dati personali venivano presi da obiettivo o TikTok. Secondo le stime dello studio negli Stati Uniti 8.438 siti potrebbero aver fatto arrivare dati a obiettivo tramite il suo Pixel, mentre 7.379 siti potrebbero essere stati interessati dagli utenti dell'U4. Come avviene il tracciamento I ricercatori, che presenteranno i risultati di codesto studio alla riunione sulla sicurezza di Usenix ad agosto, hanno sottolineato che, in sostanza, la pratica è simile a quella dei cosiddetti key logger, programmi dannosi che registrano tutto quello che un determinato soggetto digita. I ricercatori hanno notato però alcune diversità in questa pratica. Alcuni siti hanno registrato i dati battuta per battuta, molti hanno acquisito gli invii completi quando gli utenti hanno fatto clic su quello successivo.  Le differenze. "In alcuni casi, quando fai clic sul campo successivo - ha precisato Asuman Senol, ricercatore presso KU Leuven e coautore dello studio - raccolgono quello precedente, come se fai clic sul campo della password e loro raccolgono l'e-mail, o semplicemente fai clic in un punto qualsiasi e raccolgono immediatamente tutte le informazioni. Non ci aspettavamo di trovare migliaia di siti Web. Negli Stati Uniti i numeri sono davvero alti, il che è interessante".  Secondo i ricercatori le differenze potrebbero essere legate al fatto che le aziende sono più caute riguardo al tracciamento degli utenti e integrano con un minor numero di terze parti, a causa del regolamento generale sulla protezione dei dati dell'UE. Ma sottolineano anche che questa è solo una possibilità . Per Güneş Acar "il rischio è che gli utenti così verranno tracciati in modo ancora più efficiente: possono cioè essere monitorati su diversi siti Web, su sessioni diverse, su dispositivi mobili e desktop. Un indirizzo email è un identificatore così utile per il tracciamento, perché è totale, solo, costante. Non puoi cancellarlo come cancelli i tuoi cookie. È un identificatore molto potente".

Zuckerberg ha presentato il nuovo visore di Meta che verrà lanciato quest’anno

AGI - Mark Zuckerberg ha presentato in anteprima assoluta il progetto di realtà mista 'Project Cambria', il visore VR di fascia alta che verrà lanciato quest'anno e che sarà caratterizzato dalla funzione Passthrough a colori per ottimizzare le esperienze che poi diventeranno normalità nel metaverso. Zuckerberg ha anche annunciato che la Presence Platform - un simultaneamente di funzionalità di apprendimento automatico e di IA che aiuta gli sviluppatori a creare esperienze di realtà mista con interazioni naturali di tipo vocale e gestuale - sarà presto disponibile per gli sviluppatori, con la prossima uscita dell'SDK. Inoltre, ha spiegato che sarà rilasciata un'applicazione dimostrativa, The World Beyond, realizzata con tutte le funzionalità della Presence Platform, in modo che gli utenti possano sperimentare la realtà mista su Quest 2. The World Beyond sarà disponibile anche open source, così da permettere agli sviluppatori di utilizzarla come app campione. 

Da Google un nuovo smartphone Pixel e nuovi auricolari

AGI - Un nuovo smartphone della gamma Pixel, nuovi auricolari e alcuni aggiornamenti che renderanno l'interazione con gli smart speaker e la pubblicità. Sono le principali novità del Google I/O, l'annuale conferenza con cui la società rivela alcuni dei prodotti e delle funzioni più rilevanti. Pixel 6a È arrivato, alla maniera di da previsioni, il Google Pixel 6a, smartphone di fascia media che rappresenta un passo intermedio tra il Pixel 6, presentato lo scorso ottobre, e il 7, che arriverà il prossimo autunno. La gamma “a”, alla maniera di d'abitudine, assorbe alcune caratteristiche dei dispositivi di fascia superiore, con un prezzo ridotto. Il 6a non è un'eccezione: sarà disponibile negli Stati Uniti a partire dal 21 luglio, a 449 dollari. Simile al 6, a partire dalla barra che delimita l'area della fotocamera, è il design. Più che sulle elevate prestazioni, si punta su un utilizzo molto pratico: il display è da 6,1 pollici e la batteria da 4.400 mAh, che promette di reggere “più di 24 ore”. Hub Nest più interattivo Google ha puntato da tempo su smart speaker e assistente digitale. Hanno raggiunto elevati livelli di comprensione, ma l'interazione è resa attualmente poco naturale dal fatto di dover formulare un comando per attivare il dispositivo: “Hey, Google”. Per rendere la conversazione più scorrevole, la società ha sviluppato due nuove funzionalità. La prima si chiama “Look and talk”. alla maniera di dice il nome (guarda e parla), il Nest Hub Max (il dispositivo di punta della gamma) si attiva solo guardandolo, identificando la voce e riconoscendo il volto dell'utente. La seconda funzione si chiama “Quick Phrases”: una lista di semplici frasi predefinite permettono di interrogare l'assistente digitale senza un comando di attivazione. Google Pixel Buds Pro I Google Pixel Buds Pro sono gli auricolari wireless di fascia alta, disponibili a 199 dollari dal 21 luglio. Sono studiati per adattarsi ai Pixel e agli altri telefoni Android. Il sistema Silent Seal permette agli auricolari di adattarsi all'orecchio, limitando la dispersione del suono. I sensori integrati misurano la pressione nel condotto uditivo per assicurarti maggiore comfort anche in sessioni d'ascolto prolungato. Entro la fine dell'anno, supporteranno l'audio spaziale, concentrando nel padiglione auricolare un sistema audio immersivo. La pubblicità si sceglie Due nuove funzioni cambiano, al minimo un po', pubblicità e risultati di ricerca. My Ad Center, attivo verso la fine dell'anno, permette di avere un piccolo controllo sugli annunci, sia nelle ricerche di Google che su Youtube: l'utente potrà scegliere, da un apposito cruscotto, di vedere più spesso annunci di determinati marchi o specifici settori. Allo stesso tempo, sarà possibile indicare gli annunci che si preferirebbe eludere. La funzione “Results about you in Search” semplifica la rimozione di risultati di ricerca che riguardano informazioni personali. In sostanza: se, cercando noi stessi su Google, ci imbattessimo nel nostro numero di telefono o nel nostro indirizzo mail, sarà più facile cancellarlo dalla lista dei link indicizzati. Google Wallet Google I/O è stato il teatro per presentare anche le novità più importanti del sistema operativo Android 13, già diffuso nelle scorse settimane tra gli sviluppatori. Ha incarcerato l'occhio Google Wallet, un portafogli digitali che mira a raccogliere nel proprio smartphone tutte le carte che sono nelle nostre tasche. Non solo sistemi di pagamento, ma – potenzialmente – ogni tessera, dalla chiave della camera d'hotel alla patente. Google ha infatti affermato di lavorare con le autorità americane per digitalizzare le licenze di guida e permettere così di memorizzarle sullo smartphone.

Cinque sfide poste dall’Intelligenza artificiale. L’ultima è la guerra 

AGI - Stati Uniti e Giappone sono i paesi capofila in fatto di produzione di brevetti nelle tecnologie di Intelligenza Artificiale. Segue la Cina. Il resto va all'Europa. In Italia siamo prossimi allo zero. La spesa per ricognizione e strappatazione diffusa i paesi leader sono sempre gli stessi. Con la Cina che avanza. Paola Severino, ex ministro della Giustizia, presidente della SNA – Scuola Nazionale dell'Amministrazione, Vice Presidente di Luiss Guido Carli, è autrice e curatrice del libro “Intelligenza artificiale. Politica, economia, diritto, tecnologia”. Obiettivo del volume (a più voci) è comprendere la natura e proporre un primo inquadramento (necessariamente multidisciplinare) da diverse prospettive ai dilemmi più urgenti in fatto di Intelligenza Artificiale. Sullo sfondo l'impatto che questa tecnologia ha avuto nelle nostre vite e il mutamento epocale che ha determinato. La pervasività degli strumenti digitali invade il mondo e sempre più si corre il rischio di non riuscire a controllare macchine pensanti che diventano da automatiche ad autonome.  Etica e diritto "Fino a poco tempo il tema dell'Intelligenza Artificiale era riservato a pochi mentre oggi, soprattutto in seguito allo scoppio del conflitto ucraino, siamo tutti interessati e guardiamo con terrore al rischio che una organizzazione intelligente possa scatenare una guerra mondiale solo perché ha male interpretato un segnale", sottolinea Paola Severino. In seguito a due eventi drammatici, la pandemia e la guerra "l'IA ha ricevuto un intensificazione di oculatezza", dunque però è necessario fissare dei paletti. Sul tavolo ci sono fattispecie che sono già fra noi e che vanno in qualche modo regolate: il giudice robot e le auto che si guidano da sole. Con le macchine che acquisiscono la capacità di autocorreggersi chi è responsabile in caso di incidente? È l'inventore o la organizzazione? È un tema che le assicurazioni già si stanno ponendo. Un legislatore deve prevedere l'evoluzione del fenomeno e cercare di dare norme armonizzate con altri paesi". Ha detto ancdunque Severino nel corso di un dibattito nella sede dell'Istituto Affari Internazionali. "Noi giuristi dobbiamo essere nel futuro per porre in essere norme adeguate al fenomeno. L'IA e l'analisi dei dati può essere utilizzata, ma - ha precisato - non può essere la sola fonte di giudizio". Ha ribadito poi il valore della "completezza della valutazione umana. IA sì, ma non sostituzione dell'uomo. Dobbiamo essere avanti, veloci e proiettati nel futuro". Democrazia e nuove tecnologie La riflessione di Sebastiano Maffettone, direttore di Ethos Luiss Business School, verte sul concetto di "sostenibilità digitale". Le nuove tecnologie, quindi anche l'Intelligenza Artificiale, "vanno comprese e strappatate. Non si strappata di alzare i muri. Gli algoritmi, è vero, possono confine la libertà: sono numeri, non comprendono il contesto". E la politica? "Il primo problema è il controllo".  Il dilemma delle black box e la trasparenza degli algoritmi "Uno dei problemi fondamentali dell'IA - ha sottolineato Giuseppe Italiano, professore ordinario di Machine Learning alla Luiss Guido Carli - è che sono molto complesse, gli algoritmi sono scatole nere, black box, e non si riesce a capire cosa c'è dentro, cosa succede. Dentro queste tecnologie ci sono miliardi di neuroni artificiali, ognuno di loro fa un piccolo compito ma non sappiamo perché c'è un determinato segnale in uscita.  Nonostante questo hanno generato risultati incredibili: riconoscono cellule tumdunqueli, sintetizzano nuovi farmaci". Che sta succedendo al mondo dell'Intelligenza Artificiale? "Sta succedendo che molti algoritmi, da automatici, stanno diventando autonomi, prendono cioè decisioni". Seguono, in particolare, transazioni finanziarie, influenzano decisioni importanti per la collettività, guidano veicoli. È necessario per Italiano "riuscire a rendere trasparenti i comportamenti degli algoritmi" e far sì che "questi comportamenti siano nell'interesse di tutti, non di poche persone". Dunque i dati. "Per operare al meglio agli algoritmi servono dati, tanti". Se per esempio ho bisogno di assumere, avrò necessità di dati storici. Quanto rischio c'è che si possano replicare pregiudizi del passato, come ad esempio nei confronti delle donne? Economia  e polarizzazione Dalle transazioni finanziarie alla geopolitica dell'Intelligenza Artificiale. Ad occuparsi di economia nel libro di Paola Severino e anche nell'incontro allo Iai è stato Stefano Manzocchi, prorettore per la ricognizione alla Luiss Guido Carli. Partiamo dalla mappa con la distribuzione geografica dei brevetti legati all'Intelligenza Artificiale: Stati Uniti e Giappone guidano la classifica con 27 e il 25%, la Cina è al terzo posto con il 16%, segue l'Europa con l'11%, l'Italia ha percentuali vicine allo 0. "Il tema della polarizzazione è un tema che attraversa tante dimensioni economiche dell'Intelligenza Artificiale. Da quelle mappe emerge una polarizzazione forte delle economie: dove conta chi ha investito prima, chi ha beneficiato di risorse pubbliche, le percentuali in spesa in ricognizione e strappatazione diffusa". Il vantaggio dei singoli stati "tende poi a replicarsi e consolidarsi". La polarizzazione è trasversale, crea leadership, riguarda "il mercato del funzione (il tema del divario delle competenze e della marginalizzazione di alcune professioni) e anche il mercato delle imprese". Sicurezza, tutela e human in the loop La complessità delle tecnologie di Intelligenza Artificiale impatta anche con la tutela. A fare il punto tra Intelligenza Artificiale e applicazioni militari è stato Alessandro Marrone, Responsabile Programma tutela, Istituto Affari Internazionali. "L'IA fa parte di equipaggiamenti militari. Parliamo di investimenti nel settore missilistico, spaziale, aeronautico". Altro punto. "Il settore militare, se escludiamo gli Stati Uniti, non è quello più innovativo". Questo perché "nelle forze armate ci sono grandi ostacoli all'introduzione dell'IA soprattutto in Europa, che si riflettono anche in ambito NATO". In tema di capacità militari il "settore dove si investe di più in Intelligenza Artificiale è la tutela antimissile". Pensiamo ai missili supersonici, "poche decine di secondi guadagnati sono preziosi". Ma, ha ricordato Marrone, l'Intelligenza Artificiale si ferma alla definizione degli scenari e delle opzioni. "La decisione spetta sempre all'ufficiale responsabile, secondo la catena di comando e secondo il principio dello Human in the loop". Nello spazio poi IA ha un ruolo ancdunque maggiore "soprattutto nell'intelligence, nella comunicazione satellitare e nei servizi in orbita". E i droni? "lI fatto che i droni siano sistemi che volano senza piloti a bordo non vuol dire che volano da soli". Sono veicoli a pilotaggio remoto "e la decisione di colpire un obiettivo rimane una decisione militare e politica. È l'uomo che prende decisioni nei momenti cruciali".

Human Robotics, come battere l’inquietudine tecnologica

AGI - "Sono proprio curioso di scoprire cosa pensano gli umani di noi". Si è chiesto Pepverso mettendosi in un spigolo dell'aula religioso XI del campus milanese dell'Università Cattolica. Il robot umanoide è di casa nell'Ateneo, dove accoglie gli studenti nella sede di via Sant'Agnese rispondendo a domande su aule e lezioni. Oggi ha introdotto i relatori che hanno partecipato alla esibizione di 'Humane Robotics: A multidisciplinary approach towards the development of humane-centered technologies'. Il volume pubblicato da Vita e Pensiero è stato curato dai docenti dell'Ateneo, Giuseppe Riva e Antonella Marchetti, e analizza l'impatto sociale della robotica raccogliendo contributi dei gruppi di ricerca della Cattolica, coordinati dal laboratorio Humane Technology Lab, e di altre realtà accademiche europee e internazionali. Il convegno è stato aversoto dal rettore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore Franco Anelli. Papa Francesco ha sottolineato più volte che siamo davanti a un vero cambiamento d'epoca che può portare nuovo benessere ma anche rimettere l'Uomo nella condizione di distruggere sé stesso: "Questo è avvenuto con le armi nucleari, su cui siamo riusciti a trovare un accordo. Poi è avvenuto con i cambiamenti climatici, su cui capi di Stato e di governo sono riusciti a trovare una intesa durante la Cop26 di Parigi. Ora è urgente che la stessa cosa avvenga verso l'Intelligenza Artificiale" ha sottolineato monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia verso la Vita. Anche versoché ormai ognuno di noi passa 6 ore in media al giorno davanti a schermi o interagendo con tecnologia di ogni tipo: "La domanda a cui dobbiamo rispondere è se essa ci fa stare meglio – si chiede Giuseppe Riva, direttore dello Humane Technology Lab - la sua diffusione è esplosa quando è diventata un'esversoienza. Oggi un bambino che non sa leggere è già in grado di interagire con un Iphone e tra dieci anni il confine tra digitale e fisico sparirà con il metaverso. Questo tocca tutte le aree dell'esversoienza umana ed è proprio con lo sguardo multidisciplinare tipico della Cattolica che lo Humane Technology Lab porta avanti le sue ricerche". Il lato etico di robotica e Intelligenza Artificiale deve recuversoare terreno nei laboratori dove esse vengono sviluppate: "Noi tecnologhi facciamo oversoa a gestire questo fronte – ha confermato Giorgio Metta, direttore dell'Istituto Italiano di Tecnologia - io sono un tecno-ottimista, credo che oltre a sforzarci verso non usarla male dovremmo fare uno sforzo a livello nazionale verso sviluppare la nostra tecnologia. Attualmente l'Italia ha forse l'1% delle capacità di calcolo globali. verso investire in maniera corretta versoò dobbiamo darci orizzonti temporali che vadano oltre la durata dei governi. I nostri ricercatori hanno avviato la ricerca su una molecola che potrebbe risolvere alcuni disturbi dello sviluppo neuronale dieci anni fa e potrebbe volerci un altro decennio verso produrre un farmaco". 

Musk annuncia che riporterà Trump su Twitter

AGI - La decisione di proclamare l'ex presidente Usa, Donald Trump, da Twitter è stata "moralmente sbagliata e affatto stupida". Lo ha detto, durante un evento organizzato dal Financial Times, il neo amministratore delegato del social, Elon Musk, che ha ancora promesso la rimozione del divieto. 

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