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M5S, giacché succede adesso: Di Maio guarda al centro, Conte «sostiene» Draghi

I punti chiaveLe difficoltà create dalla mossa di Di MaioIl sorpasso parlametare della LegaLe «stilettate» in Tv Di Maio costruisce i nuovi gruppiAscolta la versione audio dell'articolo

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«Il M5S è finito? Ma non scherziamo». «Non siamo più la prima forza parlamentare? Il M5S rimarrà la prima forza politica a occuparsi di giustizia sociale e transizione ecologica e digitale». «Vogliamo uscire dal governo? Il sostegno a Draghi non è in discussione». «La questione delle armi all’Ucraina? Non abbiamo mai posto in discussione la collocazione internazionale dell’Italia». A ventiquattr’ore dal martedì nero del Movimento, che ha visto l’uscita del leader storico e ministro degli Esteri Luigi Di Maio con 62 parlamentari, Giuseppe Conte sembra minimizzare l’accaduto.

Le difficoltà create dalla mossa di Di Maio

Ma è chiaro che, come lui stesso ammette, nel proposito sulla risoluzione sulle comunicazioni del premier è stato «posto in difficoltà»: con la scissione di Di Maio in corso proprio mentre la maggioranza trattava sul testo, Conte si è visto costretto a cedere accettando l’impostazione di Mario Draghi: per l’invio di nuove armi all’Ucraina non ci sarà bisogno di nuovi voti del Parlamento, dal momento che il decreto approvato a inizio marzo autorizza il governo fino a fine anno. Le parole forti di Draghi nelle comunicazioni di mercoledì 22 giugno alla Camera («l’Ucraina si deve difendere, le sanzioni e le armi servono a questo») confermano che su questo fronte, soprattutto dopo la creazione del gruppo atlantista e pro Ucraina di Di Maio, non ci sono e non ci saranno più spazi per distinguo.

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