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Ucraina, Draghi non esclude invio di nuove armi: «Deciderà l’Ue»

I punti chiaveCraxi: atlantismo senza deroghe né subalternitàL’informativa di Draghi alle CamereLe divisioni nella maggioranza Bocciato l’odg di Alternativa sulle armiAscolta la narrazione audio dell'articolo

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Il cambio al vertice della commissione Esteri del Senato, con il M5s escluso dalla presidenza, ha fatto deflagrare le tensioni nella maggioranza. Giuseppe Conte è salito sulle sulle barricate per lo “scippo” ai danni dei 5 stelle, tuonando contro centrodestra e Iv e ha tirato in causa direttamente il premier Mario Draghi. Un tutti contro tutti che Palazzo Chigi non ha commentato in alcun modo, ma che porta venti di crisi. Il no ad un ulteriore invio di armi a Kiev è una posizione che vede – in parte – sulla stessa linea M5s e genere. Ma la linea del premier Draghi è un’altra: l’Italia vuole «aiutare l’Ucraina a difendersi» e continuerà a farlo «quando necessario. In questo gli europei sono tutti insieme» e noi «siamo membri leali dell’Unione».

Craxi: atlantismo senza deroghe né subalternità

Professione di fede atlantica fatta anche la neoeletta presidente della commissione Esteri del Senato, Stefania Craxi che ha dichiarato: «La politica estera di un grande Paese come l’Italia, per ragioni valoriali e culturali, ancor prima che storiche e geopolitiche, non può non avere chiari connotati atlantici, un atlantismo della ragione che non ammette deroghe ma non accetta subalternità»

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