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Caso Grillo, la procura indaga sulle gare «evitate» per favorire Moby e Tirrenia

Ascolta la versione audio dell’articoloNell’inchiesta che vede coinvolto il fondatore del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo, accusato di traffico illecito di influenze insieme al patron della Moby Vincenzo Onorato, c’è un aspetto in particolare da approfondire per gli inquirenti, ed ha a che vedere con ciò che non è stato fatto, piuttosto che con ciò che è stato fatto.La legge di continuità territoriale marittima, che ha elargito per dieci anni 72 milioni all’anno al gruppo Onorato, proprietario di Moby e Tirrenia, non poteva più essere garantita in regime di monopolio. La direttiva europea del marzo 2019 impone infatti che le tratte vengano assegnate con bando pubblico, in regime concorrenziale.I ritardi del bando pubblicoOra, il bando pubblico c’è stato, ma si è dovuto aspettare il governo Conte 2, con la ministra alle Infrastrutture Paola De Micheli, che ha avviato le gare a inizio 2021. Prima, durante il governo Conte 1 e con il ministro Danilo Toninelli, il regime di monopolio è proseguito. Nessuna gara avviata. Tanto che anche l’Antitrust è intervenuta, rilevando risvolti critici sotto il profilo della concorrenza.Toninelli, ha spiegato in un’intervista, avrebbe preferito indire una gara, per la quale però non c’erano i tempi tecnici. Così nel 2019 le convenzioni con il gruppo Onorato che garantivano i collegamenti con la Sardegna sono state rinnovate in maniera tacita.Le sei gare aperte nel 2021Quando poi nel 2021 sei gare sono state effettivamente aperte dal governo successivo, il gruppo Onorato ne ha vinta solo una, quella per il collegamento tra Genova e Porto Torres. Dal 2021 la compagnia ha quindi perso quel cospicuo finanziamento per la continuità marittima. Un bel problema per un gruppo che già aveva un passivo di 200 milioni e 350 milioni di debiti (e che per questo si trova in concordato preventivo).

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