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Colle, aut aut di Berlusconi. Ma i centristi si smarcano

Ascolta la versione audio dell’articolo«Forza Italia non si sente vincolata a sostenere alcun governo senza Draghi a Palazzo Chigi e, nel caso, uscirebbe dalla maggioranza». Silvio Berlusconi arriva a Roma per dare il via al conclave del centrodestra – il vertice con Matteo Salvini, Giorgia Meloni e i centristi Giovanni Toti e Maurizio Lupi è fissato per il 14 gennaio, il giorno dopo la riunione congiunta della direzione del Pd con i gruppi parlamentari – e arriva col botto, come si dice nella Capitale. Ossia facendo capire che il suo progetto di arrivare al Colle più alto con i voti del centrodestra e di pezzi del Misto resta in piedi.Chi ha parlato con l’anziano leader di Forza Italia lo ha trovato molto determinato, e per nulla intenzionato a quel beau geste in favore di una soluzione condivisa che pure auspicano tutti i suoi alleati. Non è un caso che il segretario dem Enrico Letta, uno dei sostenitori della candidatura di Mario Draghi al Colle purché si prosegua il governo delle larghe intese con un altro premier, è saltato sulla sedia: «Parole molto gravi, penso che ci sarà una smentita».Il leader della Lega in difficoltàNel centrodestra è in particolare Salvini ad essere in difficoltà: finché resta in campo la candidatura di Berlusconi, Pd e M5s non sono disposti neanche a sedersi al tavolo delle trattative. «Sto lavorando da giorni con contatti a 360 gradi per garantire una scelta rapida, di alto profilo e di centrodestra», ha detto ieri il leader della Lega. Un profilo che non corrisponde certo a quello di Berlusconi. Ma è anche vero che una candidatura di centrodestra che abbia la possibilità di essere condivisa anche dal Pd e/o dal M5s al momento non c’è.E sono proprio gli alleati centristi a portarsi più avanti, rompendo di fatto il fronte del centrodestra, nel momento in cui fanno trapelare che domani, 12 gennaio, alla riunione dei 32 parlamentari di Coraggio Italia, si farà il nome del premier Mario Draghi per il Colle. Poi la precisazione in una nota ufficiale: «Decideremo la linea comune e andremo prioritariamente a confrontarla con i nostri alleati del centrodestra». Non è il momento, insomma, ma il dato dello sganciamento è stato tratto.La prossima settimana nascerà inoltre la federazione dei 32 parlamentari di Coraggio Italia con i 45 di Italia Viva, e anche Matteo Renzi non esclude la soluzione Draghi: un’onda d’urto di circa 80 voti che potrebbero essere determinanti, soprattutto se con il passare dei giorni aumenterà il numero dei grandi elettori impediti a votare perché positivi al Covid o in quarantena.

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