Non possiamo più permetterci di fare errori

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Non possiamo più permetterci di fare errori

Ascolta la versione audio dell’articoloNon solo il 25 novembre. È stato il mantra che chi si occupa di violenza contro le donne si è ripetuto per anni, per cercare di dare una voce a un problema che è diventato ormai strutturale per il nostro Paese. Aveva ragione di esistere quel mantra, perchè era necessario far entrare la questione nell’agenda politica, per portarla al tavolo delle istituzioni, per renderla una specializzazione nella formazione delle forze dell’ordine e di quanti si occupano in prima istanza delle vittime.Quel passaggio sembra essere stato acquisito: la politica ha preso consapevolezza di quanto il fenomeno sia pervasivo e invasivo e del fatto che richieda risposte sempre più adeguate e tempestive. E in questo senso è positiva l’iniziativa congiunta di cinque ministre che stanno preparando un pacchetto di norme per tutelare le donne che denunciano. Le istituzioni tutte non mancano, poi, di ribadire il loro impegno con programmi dedicati, ognuna nel proprio ambito. La normativa italiana, allo stesso tempo si è andata strutturando sempre più, fino al Codice rosso di un paio di anni fa. Il mondo dell’associazionismo è quanto mai vivo e impegnato a dare il proprio supporto. L’informazione, con uno sforzo di auto analisi, sta rivedendo il linguaggio e la sintassi di racconti che troppo spesso rischiavano di essere parte della vittimizzazione secondaria, che colpisce ancora le donne che denunciano. E infine le imprese, nell’ambito della loro responsabilità sociale, stanno mettendo in atto nuovi progetti interni dedicati ai dipendenti, ma anche esterni allargando il raggio di azione non solo ai propri stakeholder, ma anche all’intera società in cui operano.Chi manca all’appello dunque? Cosa non funziona ancora? Le criticità sono molteplici e la stessa Commissione d’inchiesta sul femminicidio ne ha individuate molte. Ma c’è un aspetto, fondamentale, che sta passando un po’ in second’ordine, forse perché si tratta di un investimento di lungo termine. Se si vuole davvero sradicare nel futuro la violenza contro le donne è necessario iniziare la prevenzione dall’infanzia educando al rispetto e alla diversità. Si deve iniziare con progetti seri e concreti che partano dai primi livelli scolastici per arrivare alle scuole secondarie di secondo grado in modo da formare i cittadini di domani. Un tentativo era stato fatto qualche anno fa, ma le discussioni sulle terminologie da usare per definire i nuovi progetti formativi avevano fatto arenare l’iniziativa. Il ministero dell’Istruzione oggi si tingerà di rosso per la giornata internazionale della violenza contro le donne. Che possa essere un segnale propedeutico al fatto che il ministro si sieda al tavolo con le ministre e ponga la scuola al centro della società che vogliamo costruire.

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