Femminicidi e violenza aumentano, che cosa stiamo sbagliando?

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Femminicidi e violenza aumentano, che cosa stiamo sbagliando?

Ascolta la versione audio dell’articoloI numeri crescono, nonostante le leggi, gli interventi, l’attenzione politica e mediatica. E sono numeri di donne uccise per mano di partner o ex partner, di donne che subiscono violenza e nella maggior parte dei casi non denunciano, non chiedono aiuto. E, se lo fanno, troppo spesso ancora oggi non trovano una risposta adeguata. Cosa stiamo sbagliando negli interventi per combattere la violenza maschile sulle donne?La fotografia dell’Istat sugli effetti della pandemia sulla violenza è quella di un fenomeno costante, che non accenna a diminuire. Nel 2020, l’anno del primo lockdown, i femminicidi sono stati 106, 9 al mese. Dall’inizio dell’anno – dice la Direzione Anticrimine della Polizia di Stato – le donne uccise sono 109, una ogni tre giorni. Di queste, 93 sono state uccise in ambito familiare/affettivo (+7%), 63 di loro per mano del partner o dell’ex, quattro donne su 10 hanno lasciato figli piccoli. A fronte di un aumento del 2% degli omicidi in generale, le vittime di genere femminile salgono dell’8% rispetto allo scorso anno. Rispetto ai reati classificati come reati di genere, sono 89 ogni giorno e nel 62% dei casi si tratta di maltrattamenti in famiglia. Sempre di più provano a fermare la violenza: lo scorso anno le chiamate al numero antiviolenza e antistalking 1522 sono aumentate dell’80%, ma sono ancora poche le donne che arrivano a denunciare.«Troppe le donne uccise, troppe le richieste di aiuto non adeguatamente e tempestivamente raccolte. Una vergogna della nostra civiltà», ha detto Marta Cartabia, ministra della Giustizia. E allora torniamo alla domanda iniziale, cosa stiamo sbagliando? Oltre ai numeri occorre guardare alle riposte che si stanno dando e che si intende dare. L’attenzione politica è alta, lo stesso presidente del Consiglio Mario Draghi è intervenuto dicendo che «la tutela delle donne è una priorità assoluta per il Governo».Il nuovo piano strategicoIn questo senso, è stato presentato in Consiglio dei ministri il nuovo piano strategico antiviolenza per il 2021-23, atteso per quasi un anno, che sarà accompagnato da un apposito piano attuativo. Quattro gli assi portanti: prevenzione del fenomeno, protezione e sostegno delle vittime, punizione dei colpevoli e assistenza e promozione. Ma le criticità rimangono, i femminicidi non si fermano e, come denuncia Action Aid, nel 2020 solo il 2% dei finanziamenti per centri antiviolenza e case rifugio è arrivato a destinazione.Per il giudice Fabio Roia, uno dei maggiori esperti nella tematica della violenza di genere, è il momento di creare un’Autorità centrale autonoma che gestisca le risorse: «Il piano antiviolenza, l’attuazione di piani regionali sono strumenti superati. Occorre un’Autorità centrale autonoma – dice il magistrato – che gestisca risorse, e che studi il fenomeno». L’autorità è una delle proposte della Commissione di inchiesta sul femminicidio, che favorirebbe il coordinamento necessario per contrastare in maniera efficace il fenomeno.

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