Da Calenda a Coraggio Italia, qual è il perimetro del centro di Renzi?

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Da Calenda a Coraggio Italia, qual è il perimetro del centro di Renzi?

Ascolta la versione audio dell’articoloNé con la destra sovranista di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, né con il campo largo che sta costruendo il segretario del Pd Enrico Letta se nel campo largo ci saranno anche i “populisti” del M5s. Non è una grande novità, perché della federazione di centro si parla almeno da quanto la lista Calenda (la calendiana Azione, appunto, con la renziana Italia Viva e con i radicali di Più Europa) ha ottenuto alle comunali di Roma un buon terzo posto con il 19% dei voti. Ma se c’è una notizia che è uscita dalla undicesima edizione della Leopolda di Matteo Renzi celebrata nel week end a Firenze è la formalizzazione della proposta politica di un raggruppamento riformista di centro liberal-democratico che sia autonomo sia dalla costituenda coalizione Pd-M5s-Leu sia dal centrodestra a guida salvinian-meloniana e che porti avanti la bandiera dell’agenda Draghi.L’appello di Renzi a Calenda e a Più Europa: insieme alla politiche«Non riesco a capire come alle prossime elezioni politiche potremmo andare divisi, mi sembra impossibile», sono le parole con cui Renzi ha accolto sul palco della Leopolda il rappresentante di Azione Enrico Costa, applauditissimo sulla giustizia (per più Europa era presente il segretario Benedetto Della Vedova). «Se si andrà alle elezioni con Letta e Conte da una parte e con il centrodestra a trazione sovranista dall’altra ci sarà per forza uno spazio del 10-15 per cento che non si riconoscerà in nessuno dei due schieramenti…», è il ragionamento dell’ex premier.L’apertura a Forza Italia, ma non alla destra sovranistaUn progetto che naturalmente, per Renzi come per lo stesso Calenda, è aperto alla parte più moderata della galassia Forza Italia: i ministri Mara Carfagna e Renato Brunetta ma anche gli ex forzisti raccoltisi in Parlamento sotto le bandiere di Coraggio Italia, la formazione politica che fa riferimento al governatore della Liguria Giovanni Toti e al sindaco di Venezia Luigi Brugnaro. In tutto, tra Camera e Senato, 31 parlamentari. Che uniti ai 43 di Italia Viva e ai 3 di Azione fanno una massa d’urto di 81 voti che potrebbero essere decisivi nella partita per l’elezione del prossimo Capo dello Stato a gennaio. Il pressing centrista per una legge elettorale proporzionaleChiaro che per la buona riuscita del progetto è fondamentale disporre di una legge elettorale di stampo proporzionale che non costringa i partiti a coalizzarsi prima del voto. Ma come ha ammesso il segretario dem Letta pochi giorni fa, durante un confronto con la leader di FdI Meloni al cospetto di Bruno Vespa per la presentazione dell’ultimo libro del conduttore tv, ci sono poche probabilità che si riesca a modificare l’attuale Rosatellum in questa legislatura viste le divisioni tra i partiti della larga maggioranza draghiana a riguardo. Ma Renzi è non da oggi convinto che il progetto resta in campo anche con il Rosatellum, che per la presenza dei collegi uninominali (il 37%) spinge alla formalizzazione della coalizione preelettorale con lo scopo di presentare un candidato unico competitivo nei singoli collegi: nello schema renziano ci sarà una terza coalizione centrista che contenderà collegio per collegio il terreno ora a destra ora a sinistra.Il terzo polo con il Rosatellum: un incubo per LettaUn incubo per Letta: la presenza di un terzo polo centrista, che presumibilmente toglierà voti soprattutto al Pd, significa sconfitta del “Nuovo Ulivo” nella maggior parte dei collegi. E quindi vittoria sicura per il centrodestra (con il 40% dei voti e la vittoria nel 70% dei collegi uninominali, va ricordato, si conquista la maggioranza assoluta del Parlamento). Per questo sarà decisiva la scelta di Calenda: si metterà alla testa di una federazione autonoma così come disegnata da Renzi alla Leopolda o cederà alle sirene lettiane per presentarsi in coalizione con gli odiati grillini? A Strasburgo la sola ipotesi dell’ingresso dei penstastellati nel gruppo dei Socialisti e democratici ha spinto l’eurodeputato Calenda ad abbandonare il gruppo in cui è stato eletto per approdare in Renew Europe, la formazione liberal-democratica nata da un’idea del presidente francese Emmanuel Macron dove già siedono renziani e Più Europa. Ma in Italia c’è un problema, ossia la persona di Renzi. Calenda un giorno sì e l’altro pure lo pungola sulla questione delle consulenze superpagate in Arabia Saudita. Ed è chiara la sua ambizione di lasciare l’ex premier, considerato troppo divisivo, ai margini del progetto.

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