Abitare collaborativo? In Sardegna si scopre con un gioco

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Abitare collaborativo? In Sardegna si scopre con un gioco

AGI –  Cosa s’intende per “abitare collaborativo”? In Sardegna è stato creato un gioco di società per spiegarlo, anzi per viverlo attraverso un’esperienza ludica in cui alla fine si vince tutti insieme. “Si chiama Homu ed è il primo esempio in Italia di questo tipo di divulgazione: è un modo semplice e coinvolgente per far conoscere una realtà di cui si sa poco e si parla ancora meno””, spiega all’AGI Francesca Setzu, presidente di Re.Coh aps, associazione di promozione sociale di Cagliari costituita da ingegneri e architetti 35enni specializzati in restauro.

Molti non sanno che questa scelta abitativa è un modo per far coesistere spazi privati e condivisi nello stesso stabile: in un condominio, per esempio, si possono condividere sale comuni multifunzionali o spazi di coworking.

Le riunioni possono trasformarsi in aperitivi di quartiere oppure si può frequentare insieme una sala cinema, ricavare spazi per bambini, come asili condivisi e gestiti a turno dai genitori residenti oppure aprire sale giochi dedicate ai più piccoli, atelier, botteghe e officine per il fai da te e coltivare all’esterno orti condivisi.

Come si gioca

Homu è stato progettato dalla game designer Alessia Luca e disegnato dall’illustratrice Marina Brunetti, entrambe trasferitesi dalla Toscana in Sardegna. La scatola da gioco include 6 location, 6 tipologie abitative, 15 famiglie, 30 spazi e servizi condivisi, 4 professionisti del settore, 5 eventi, 10 anni di tempo.

Il giocatore durante la partita deve coinvolgere i propri ‘vicini di casa’, cioè gli altri giocatori, in un’entusiasmante partita con l’obiettivo di realizzare un progetto abitativo collaborativo. Più spazi e servizi verranno realizzati, più punti si guadagneranno, per scoprire infine a che tipo di abitante collaborativo corrisponde il proprio profilo.

Una scelta sostenibile

L’abitare collaborativo punta a contemperare l’esigenza di socialità con scelte economiche sostenibili. “L’ideale è che queste realtà coniughino anche il recupero del patrimonio edilizio e architettonico già esistente”, sottolinea Setzu. “L’abitare collaborativo vuole contrastare per esempio l’abbandono dei centri storici in favore di nuove costruzioni alla periferia delle città. Si tratta di utilizzare e riprogettare l’esistente”.

Gli esempi del nord Europa

L’abitare collaborativo è una possibilità ampiamente sperimentata nel nord Europa a partire dalla Danimarca, Paese scuola, dov’è nato negli anni ’60 e poi Olanda e Germania. In Italia è ancora una scelta di nicchia con Milano epicentro dei maggiori progetti nati dal cofinanziamento di fondazioni private e istituzioni pubbliche.

“C’è anche qualche esempio in Sardegna”, segnala Setzu, “ma si tratta di casi isolati. Per questo Homu ci aiuta a far conoscere questa realtà”. Il gioco nasce come declinazione di un’esperienza laboratoriale organizzata sempre da Re.Coh aps in collaborazione con altre realtà del territorio e chiamata Re.play.

“Questa attività che abbiamo utilizzato molte volte è stata utile ed apprezzata ma aveva il limite di richiedere la nostra presenza per poterla svolgere”, racconta Setzu. Allora abbiamo pensato al gioco da tavolo che può essere usato autonomamente, uno strumento più fruibile”.

“Giocando si può scoprire una realtà che aderisce alla proprie esigenze”, aggiunge la presidente di Re.Coh aps. “Homu è per tutti, semplice e coinvolgente: non ci sono squadre avversarie ma è un gioco cooperativo in cui si deve arrivare all’obiettivo tutti insieme, come nella filosofia dell’abitare collaborativo”.

Per aiutare la produzione di Homu è stata avviata una raccolta crowdfunding su produzionidalbasso.com, che terminerà il 30 novembre prossimo. 

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