Mantovani, l’italiano della startup dei record in Iraq: “Qui nulla è semplice, ma ora è tutto diverso”

“Si dice che esiste una linea sottile tra stupidità e coraggio. Mi creda è vero. La mia l’ho scavalcata qualche anno fa. L’ho realizzato solo dopo. Ora mi diverto. Ma mentirei se dicessi che fare impresa in Iraq è semplice. Non lo è affatto”.

Matteo Mantovani ha 40 anni. Modenese è in Iraq da 12 anni dove ha lavorato prima in società energetiche poi come consulente in McKinsey. Tempo e contatti necessari a comprendere la realtà irachena. Poi nel 2021 decide di licenziarsi per provare a scalare la nascente economia digitale del Paese con una sua azienda.

A Bagdad fonda Baly che in arabo è un incitamento ad andare avanti. All’inizio è un’app che offre un servizio di noleggio auto con conducente sul modello Uber. Ma passo dopo passo allarga i servizi offerti: consegne di cibo a domicilio spesa integrando tutto in un’unica applicazione che oggi è usata da circa mezzo milione di persone.
 

L’ascesa di Baly dai taxi al food delivery

“Il servizio taxi ci ha consentito di scalare un mercato che qui aveva un unico competitor Careem. Una volta raggiunta la massa critica abbiamo cominciato a integrare gli altri servizi. Siamo presenti nella capitale e a Bassora. Progettiamo l’espansione a Kerbala e Najaf. E presto farò visita a Falluja e Mossul”. Mantovani elenca le città irachene in cui lavora quasi inconsapevole delle memorie delle immagini che evocano in chi lo ascolta. Sorride. “Capisco è difficile pensare che nei luoghi della guerra oggi ci sia fermento e voglia di fare impresa. Ma è così. Qui c’è un terreno fertile e si sta creando una buona cultura imprenditoriale già entrata nei radar dei fondi di investimento internazionali attratti dalle potenzialità ancora inespresse di un paese con 40 milioni di abitanti una buona penetrazione di internet e molti giovani” racconta.

Baly oggi ha 200 dipendenti. Tutti iracheni. E’ la digital company irachena con più iracheni assunti dice Mantovani. “Assumiamo ventenni e investiamo su di loro. Purtroppo qui non ci sono trentenni con esperienza lavorativa avanzata in grado di supportarti da subito. Quindi ci affidiamo ai più giovani. A volte commettono errori e non sempre ce li possiamo permettere. Ma alla fine ripagano i nostri sforzi” dice l’imprenditore.
 

Il sostegno di Rocket Internet. Una testa di ponte per gli investimenti in Iraq

Baly non è una impresa innovativa come le altre. Ha alle spalle realtà come Rocket Internet il colosso tedesco che ha creato aziende come Zalando e Delivery Hero. Rocket ha finanziato Baly con 10 milioni di dollari. Un record in Iraq dove si contano appena 127 startup. Soldi per espandersi ma anche competenze e un supporto strategico non da poco che hanno consentito la società di andare in utile sin dal primo anno e di registrare un tasso di crescita del 50% al mese.

“Non so se possiamo definirci una startup. Per certi versi lo siamo. Ma con Rocket Internet è un po’ diverso si ha un certo vantaggio” ragiona Mantovani. “Siamo un po’ una testa di ponte per gli investitori e per le altre imprese. Non si può venire in Iraq e pensare di cominciare a fare impresa e investire. Ci sono dinamiche che vanno capite. Una cultura da conoscere. E entrare nell’ordine di idee che un mio coetaneo qui ha già vissuto tre guerre anche all’età in cui io alla guerra giocavo con mio fratello” confessa. 

“L’Iraq è una realtà da capire. Non ci si improvvisa imprenditori qui”

Mantovani oggi vive tra Iraq e Dubai dove nove anni fa si è trasferito con sua moglie e suo figlio. “Ma l’80% del mio tempo lo passo a Bagdad non ci si può allontanare troppo di frequente da qui”. Spesso sono i problemi a richiamarlo in Iraq. Ricorda: “Qualche settimana fa abbiamo avuto un problema con dei pagamenti dei dipendenti. I rider hanno cominciato a minacciare di sfasciarci l’ufficio. Ero in vacanza in Italia e sono dovuto tornare di corsa. Per fortuna nessun danno”.

O ancora: “Può capitare che se si dimette un politico locale e che centinaia di persone blocchino le strade. Così senza preavviso. O abituarsi all’idea che durante gli esami scolastici tutto il paese non abbia internet e noi senza internet dobbiamo chiudere”. Difficoltà. Ma sempre superate. Perché per Mantovani il bilancio del suo anno e mezzo di impresa a Bagdad è positivo. “Andrà ancora meglio” dice fiducioso.

“Ho visto l’Iraq in tutte le sue fasi. Allo sfascio. Pericolosa. Ora da quattro anni la situazione è tranquilla. Non è Dubai ma si vive bene. Gioco a calcetto e a tennis a volte un cinema. Una vita normale. Qui c’è fermento e vogliamo restare qui e crescere. Un obiettivo? Raggiungere il miliardo di dollari di valore e creare il primo unicorno iracheno”. Una speranza con qualche tassello già puntato. Quello che serve a un paese uscito in macerie da trent’anni di guerre.

@arcamasilum

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