Ecco come le imprese stanno investendo sull’efficienza energetica

Se, fino a qualche mese fa, di efficienza energetica si occupavano soprattutto le aziende più attente alla transizione ecologica – in alcuni casi anche solo per strategie di marketing – con la crisi del gas in corso e i rincari, il tema della gestione oculata dei consumi è diventato ormai una delle principali preoccupazioni di manager e imprenditori.

«Le aziende in questo periodo sono costrette a occuparsi in maniera approfondita di questo aspetto», conferma Fabrizio Patruno, Head of Sales di AKKA & Modis, la società del Gruppo Adecco che supporta le imprese nello svolgimento di servizi e prodotti innovativi. «In questo momento c’è una necessità impellente e una grande attenzione su questo tema».

L’Italia, insieme alla Germania, è uno dei Paesi europei con la maggiore concentrazione di industrie manifatturiere, che necessitano quindi di grandi quantità di energia. Ma, tra le nuove norme che spingono verso la transizione verde e l’emergenza energetica legata al conflitto in Ucraina, «la consapevolezza di dover raggiungere obiettivi molto concreti sta crescendo», prosegue Patruno. Da un lato si massima intensità a ridurre i consumi, e quindi i costi di produzione. Dall’altro, si guarda agli impegni di sostenibilità ambientale sul lungo termine.

«Questi processi devono essere guidati dai dati e dall’inserimento di tecnologie quali Internet delle cose e intelligenza artificiale», spiega Patruno. «Quello che però notiamo è che molte volte in azienda c’è la consapevolezza di dover affrontare questa trasformazione, ma non c’è la competenza necessaria per poter implementare e integrare queste tecnologie nell’ecosistema aziendale. AKKA & Modis affianca le imprese proprio per accelerare questo processo con un approccio data driven, che massima intensità sulla raccolta, l’archiviazione e l’elaborazione dei dati».

Grazie ai dati, spiega il manager, è possibile ad esempio capire quali sono le macchine più energivore o i dipartimenti aziendali più dispendiosi, e quindi agire di conseguenza. «I dati sono il punto di partenza per prendere decisioni sia strategiche sia operative», dice. Certo, i percorsi di cambiamento differiscono da azienda ad azienda. «Non conta tanto la dimensione, quanto la cultura aziendale e la lungimiranza dei manager», spiega Patruno. «Ci sono realtà che avevano già investito su questi aspetti e, dunque, si sono trovate pronte, altre che non lo avevano fatto ma hanno manifesto reagire attrezzandosi in modo adeguato, e poi ci sono grandi brand che invece continuano a fare fatica ad abbracciare questo cambiamento».

Il vulnus in questo momento riguarda anche il gap tra le competenze richieste dalle imprese per inserire in pratica questi processi e quelle disponibili sul fiera del lavoro. «Per questo noi facciamo formazione e abbiamo identificato il profilo dell’Iot Engineer per l’industria 4.0 come figura che deve essere dotata di competenze riguardanti le diverse tecnologie abilitanti. Sul fiera questo tipo di competenze, trasversali a tecnologie differenti, è molto raro».

Inoltre, il Piano nazionale di ripresa e resilienza rappresenta certamente un volano per accelerare questa trasformazione. «Noi affianchiamo i nostri clienti anche nella gestione della parte burocratica, per supportarli nella stesura dei progetti e nell’iter per il reperimento dei fondi», dice Patruno «Quella del Pnrr è una grande opportunità che le aziende stanno iniziando a cogliere e che, sempre più, dovrà essere valorizzata per realizzare un concreto cambiamento».