G8, Zerocalcare: “Ho iniziato a disegnare con il G8 di Genova. Il fumetto è una delle voci più vere”

Genova – “Penso che il fumetto sia una delle voci che ha provato a raccontare quello che è successo e lo ha fatto con una grande caratteristica: uno, infatti, i fumetti li può fare da solo, nella propria cameretta, a costo zero, senza protettori o persone che in qualche modo devono approvare quello che stai facendo”.Zerocalcare, al secolo Michele Rech, è uno dei grandi protagonisti degli eventi in corso a Genova organizzati in occasione del ventennale del G8.Lui, in quel luglio 2001, aveva 17 anni ed era tra i manifestanti. “Il fumetto è stata una delle voci più dirette del racconto di quei giorni di vent’anni fa perché non ha dovuto mediare con nessuno e chiedere permessi per raccontare quanto aveva visto. Certo, non è stata la voce più diffusa, ma è stata una di quelle che ha detto le cose più vere”. Zerocalcare è intervenuto sul palco di Music For Peace al convegno “Il fumetto come mezzo di racconto sociale e denuncia politica dai fatti di Genova 2001 ai giorni nostri”: “Per me stare qui oggi significa essere in un posto dove sono cominciate tante cose della mia vita: l’attività fumettistica fuori dalla mia cameretta è iniziata col G8 di Genova. Ma anche il rapporto con l’autorità, la perdita di fiducia in certe cose, il guadagnare legami con persone che tuttora mi accompagnano nella vita”.”Stare qui è anche la chiusura di un cerchio – ha aggiunto Zerocalcare – ma in vent’anni non è la prima volta che torno a Genova”.I ricordi di quei giorni sono ancora vividi nella mente del fumettista: “Ho flash di tante immagini di quei giorni: ricordo il treno, per esempio. Stanotte, per venire a Genova ero l’unico del vagone, con l’aria condizionata che faceva crepare di freddo e mi sono ricordato di quel treno che invece, allora, scoppiava di persone, con un biglietto a prezzo politico, con gente di tutte le età che scherzava e parlava. Questo è stato lo stacco più grosso. Ricordo poi quella marea di gente vestita di blu che menava altra gente”.Tra il pubblico anche tanti ragazzi che nel 2001 nemmeno erano nati: “Un 18enne, un 20enne, qualcuno che all’epoca del G8 di Genova non era ancora nato, di quanto successo non ci ha capito niente, secondo me”, dice Zerocalcare. “Forse, in generale hanno capito che molte persone ‘se la sono cercata’. Questo credo sia il pensiero prevalente su quanto accadde a Carlo Giuliani, considerato una specie di matto che lanciava estintori un po’ a caso. Oltre a questo hanno capito che quelli che hanno preso le botte mentre dormivano, bontà loro, forse non se lo meritavano. Tutto il resto non è stato molto capito in generale dalla società italiana”.

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