Dietro il Ddl Zan le manovre per il Colle: il M5s, il Pd e tutti i rischi per Letta

«Il Ddl Zan contro l’omo-transfobia è stato calendarizzato per il 13 luglio con il voto dell’Aula del Senato. Quindi vuol dire che i voti ci sono. Allora, in trasparenza e assumendosi ognuno le sue responsabilità, andiamo avanti e approviamolo». Enrico Letta insiste: il Ddl Zan va approvato così com’è, nonostante l’opposizione del centrodestra di governo (Forza Italia e Lega). E la sfida del segretario del Pd è rivolta non tanto alla Lega quanto al leader di Italia Viva Matteo Renzi, che ha votato a favore della calendarizzazione ma che da giorni si sgola a dire che i numeri non ci sono e che occorre trovare un accordo largo per apportare alcune modifiche che vadano anche incontro alle perplessità della stessa Santa Sede.L’approdo in aula al Senato dopo l’impasse in commissione Ma tant’è: a ben 274 giorni dal suo approdo in Senato dopo il via libera della Camera avvenuto durante il Conte 2 (sì di M5s, Pd, Leu e la stessa Iv di Renzi), 274 giorni in cui è stata bloccata in commissione Giustizia, la legge contro l’omo-transfobia firmata dal democratico Alessandro Zan arriva in Aula senza intesa e a rischio affossamento.Loading…Il tentativo di mediazione in extremis di OstellariA nulla è valso il tentativo in extremis di mediazione appoggiato dai renziani e messo in atto dal presidente leghista della commissione Giustizia Andrea Ostellari (via il riferimento nel testo all’identità di genere e maggiori tutele per le scuole paritarie), che da parte sua ha per altro utilizzato i lunghi mesi di permanenza in commissione per ritardare il più possibile l’approvazione della legge: per Pd e M5s la mediazione non va bene, e dunque si va alla conta in Aula. E se nelle prossime ore non si raggiungerà una qualche intesa sarà guerra a colpi di ostruzionismo, valanga di emendamenti a cui si sta già dedicando il decano Roberto Calderoli e continue richieste di votazioni segrete.Braccio di ferro interno all’ex maggioranza giallorossaViene spontanea la domanda: a che pro?La verità è che è ormai tutta una battaglia interna all’ex maggioranza giallorossa quella che si sta combattendo attorno al Ddl Zan: da una parte Letta, che attorno alla battaglia sui diritti degli omosessuali e dei trans vuole ripartire per consolidare l’alleanza con il M5s nonostante la forte crisi che il movimento sta vivendo nel duello tra Giuseppe Conte e Beppe Grillo spingendo ai margini della larga alleanza draghiana il “sovranista” Salvini; dall’altra Renzi, che vuole approfittare della crisi in cui si sono avvitati i “grillini” per disarticolare definitivamente l’abbraccio tra Pd e M5s e aprire nuovi scenari di alleanze.Nel Pd perplessità sulla strategia di LettaEntrambi i contendenti guardano naturalmente alla maggioranza che dovrà eleggere a febbraio prossimo il successore di Sergio Mattarella al Quirinale. Ma sono in molti, con il passare delle ore, i dem che esprimono perplessità sulla strategia di Letta (se la legge contro l’omo-transfobia passa è una vittoria, se viene affossata si saprà che il responsabile è il “solito” Renzi). A partire dal governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, che ha invitato i compagni del Pd a mettersi al tavolo della trattativa per portare comunque a casa la legge, a taccuini chiusi molti senatori dem e membri del governo della corrente degli ex renziani di Base riformista spingono per l’accordo con Iv e il centrodestra.