Dal manifesto sovranista al ddl Zan, maggioranza alla prova dello scontro tra Lega e Pd

L’ultima occasione di scontro tra Lega e Pd, entrambi azionisti del governo Draghi di larghe intese, è stata la sottoscrizione da parte del segretario federale del Carroccio Matteo Salvini del Manifesto dei sovranisti, al fianco di Le Pen e Orban. Una scelta che è stata ampiamente criticata dal Pd. «Non si può stare allo stesso tempo con l’europeismo e con Orban – ha sottolineato il segretario Enrico Letta -. Non si può essere sostenitori insieme di Draghi e di Orban. Semplicemente, non si può».«Letta il documento che ho firmato per l’Europa non lo ha letto – è stata la replica del leader leghista, intervento a Skytg24 -, non commento le sue provocazioni».Pressing Lega-Iv per modificare il testo del ddl ZanMa già sul ddl Zan, il disegno di legge contro l’omotransfobia, la frenata del Carroccio – con 170 audizioni previste da Andrea Ostellari (Lega), presidente della Commissione Giustizia del Senato – aveva destato la levata di scudi e le critiche del Pd. Poi la mossa di Italia viva di cancellare il riferimento all’identità di genere dal testo ha sparigliato del tutto le file della maggioranza che il provvedimento lo aveva votato nel novembre del 2020 a Montecitorio. Risultato: Lega e renziani si trovano dalla stessa parte nel chiedere delle correzioni, in gran parte coincidenti sugli articoli 1, 4 e 7. La proposta di Iv è di L’idea è quella di tornare al testo Scalfarotto dove si parlava solo di omofobia e transfobia. Dall’altra parte Pd e Cinque Stelle premono affinché il testo venga portato in aula al Senato così come è, senza modifiche. Domani mattina, martedì 6 luglio, la capigruppo cercherà di raggiungere un’intesa. Il Senato dovrebbe calendarizzare il provvedimento per il 13 luglio. Letta punta ad andare in aula e vedere che cosa accade. In generale, i Dem sono preoccupati dal rischio che la “golden share” dell’esecutivo finisca nelle mani di Salvini, soprattutto se conquistasse altri transfughi M5s.Loading…Il Pd: l’offerta del Carroccio non è credibileLe critiche del Vaticano al Ddl Zan hanno rimarcato le divisioni fra i partiti di governo. Il disegno di legge è già stato approvato alla Camera a novembre, quando la maggioranza era Pd-M5s. «Se c’è la volontà di dialogo, noi ci stiamo a migliorare il testo. Se invece ognuno si chiude nel proprio recinto, la legge non si approva», ha chiarito Salvini. Il Pd ha frenato: «L’offerta della Lega non è credibile». Per il segretario Letta «la cosa migliore è andare in Parlamento e ognuno dirà la sua. La nostra è di approvarlo così come è», senza modifiche come invece chiede il centrodestra.Salvini a partiti: condividiamo testo senza ideologiaSalvini ha rivolto un appello ai partiti. «Accogliamo l’invito della Santa Sede – ha affermato – troviamoci entro domani e condividiamo insieme un testo che aumenti le pene per chi discrimina o aggredisce due ragazzi o due ragazze che si amano, la libertà di amare è sacra. Se dal DDL Zan togliamo l’ideologia, il coinvolgimento dei bambini e l’attacco alla libertà di pensiero, intervenendo sugli articoli 1, 4 e 7, finalmente si smette di litigare e si approva una norma di protezione e civiltà. Se il Pd invece rifiuterà ascolto e dialogo, invocati anche da tante associazioni e movimenti di gay, lesbiche e femministe, si assumerà la responsabilità di affossare questa legge. A me non interessa litigare – ha concluso il leader della Lega -, io lavoro per risolvere i problemi e proteggere gli italiani».La partita per il cda RaiOltre al Ddl Zan, si profila un nuovo dossier divisivo per la maggioranza. Il 7 luglio alla Camera e al Senato è previsto anche il voto dei membri del cda Rai (come possibile A.d. continua a farsi il nome di Laura Cioli). E anche qui son guai, sia perché nel M5s non sembra esserci accordo sul nome dell’avvocato Alessandro Di Majo, sia perché Fdi (vorrebbe la conferma di Giampaolo Rossi) sia Fi (con Simona Agnes) si contendono un posto (la Lega dovrebbe confermare Igor De Biasio, per il Pd sarebbe in pole Francesca Bria). Pochi giorni ancora per mettere ordine nel caos.