20 luglio 2001, muore Carlo Giuliani. Storia del processo che non c’è stato

Genova – A rileggere l’ordinanza con la quale, il 5 maggio 2003, venne archiviata l’inchiesta sulla tragedia di piazza Alimonda, senza individuare alcuna responsabilità, salta all’occhio quello che, per gli inquirenti e alcuni protagonisti, fu l’intervento del caso nella morte del ventitreenne Carlo Giuliani. Ucciso il 20 luglio del 2001 da un proiettile sparato da Mario Placanica, carabiniere ausiliario al sesto mese di servizio, 21 anni ancora da compiere, assediato dai manifestanti in un Defender.Secondo le analisi dei periti dell’accusa, riportate nel provvedimento del giudice per le indagini preliminari Elena Daloiso, quel colpo, il primo di due, sarebbe stato esploso verso l’alto e deviato da un sasso o un calcinaccio scagliato da una delle tante persone in piazza, finendo poi sull’orbita sinistra di Giuliani. E ancora, la notte immediatamente successiva alla morte del giovane, lo stesso Placanica, interrogato, dichiarò: «Mi sono accorto a posteriori che con la mano avevo inavvertitamente levato la sicura. Il lancio di pietre è continuato ed io ho sentito la mia mano contrarsi e partire dalla mia pistola due colpi di arma da fuoco». Persino quel Defender si era ritrovato in piazza Alimonda senza un vero motivo, perché d’abitudine impiegato come supporto, non in mezzo agli scontri.Casualità da sempre rifiutate dai genitori del ragazzo, Giuliano Giuliani e Haidi Gaggio. I quali non hanno mai accettato l’idea che anche queste abbiano contribuito a impedire che sulla morte del figlio fosse celebrato un processo penale. Anziché, al contrario, suggerire la necessità proprio di un giudizio approfondito. Così come hanno continuato a chiedere di individuare le possibili responsabilità di chi, quel maledetto giorno, gestì l’ordine pubblico fra via Tolemaide, via Caffa e piazza Alimonda. Portando alle estreme conseguenze ore di scontri e violenze.Come detto, un’inchiesta vi fu, coordinata dal sostituto procuratore Silvio Franz. E vide indagati per omicidio Placanica e Filippo Cavataio, il militare di 23 anni alla guida del Defender. I fatti, in estrema sintesi. Le cariche delle forze dell’ordine sul corteo delle tute bianche in via Tolemaide e la risposta di una parte dei manifestanti materializzarono uno scenario presto ingestibile. Avvolto dal fumo insopportabile dei fumogeni. Ad un tratto un gruppo di carabinieri arrivò nella laterale via Caffa. Ma quando i militari provarono ad affrontare i manifestanti esasperati dagli scontri in via Tolemaide, furono questi a respingere i carabinieri in piazza Alimonda.Lanci di pietre e di oggettiraccolti a terra. Uno dei due Defender alle spalle dei militari riuscì ad allontanarsi, il secondo no. Contro questo si scagliarono in diversi. Compreso, secondo la ricostruzione, Giuliani. Il quale, immortalato in una foto tragicamente storica, sollevò un estintore sopra la testa rivolgendosi verso la vettura. E dall’abitacolo Placanica sparò.La procura chiese l’archiviazione per lui e Cavataio, i genitori di Giuliani si opposero, con i loro consulenti che cercarono di dimostrare che il proiettile fu sparato contro Carlo, non verso l’alto. E il sasso certo, si frantumò come si vede nel filmato che immortalò quei momenti, ma contro il Defender, non perché colpito dall’ogiva. Il giudice alla fine diede ragione agli investigatori. Evitando così che il coinvolgimento o meno di quel sasso nella traiettoria del proiettile, come molti altri particolari della ricostruzione, potessero essere oggetto di un processo, di un confronto serrato tra le parti. Il percorso naturale per arrivare a una verità giudiziaria.Chi sparò lo fece per legittima difesa, si legge nell’ordinanza: «Incontestabile, alla luce della circostanze del fatto, che se Placanica non avesse estratto l’arma minacciando con essa i manifestanti ed infine esplodendo i due colpi, l’attacco non sarebbe cessato e sarebbe stato portato a conseguenze certamente ulteriori e più gravi». Cavataio poi, per i periti medico legali non causò lesioni letali investendo due volte il corpo a terra, che dalla sua posizione non avrebbe potuto vedere. Inchiesta archiviata e nessuna concessione alle richieste di altre indagini, compresa la possibilità di chiamare a testimoniare sulla conduzione della piazza il capo della polizia Gianni De Gennaro: «Le direttive impartite per la gestione dell’ordine pubblico non possono che essere di ordine generale e certamente non contemplano istruzioni relativamente ad episodi non prevedibili di attacco diretto alle persone dei militari», scrisse il giudice.Negli anni i Giuliani hanno tentato anche la via della causa civile, ma pure questa non ha portato a nulla. Nel 2011 la Grande Chambre della Corte europea dei diritti dell’uomo, sebbene non all’unanimità dei suoi componenti, ha escluso responsabilità da parte dello Stato nella morte di Carlo Giuliani per la gestione dell’ordine pubblico e nella condotta delle indagini (in primo grado la Cedu aveva invece sottolineato carenze e dubbi, decretando un risarcimento di 40 mila euro per i Giuliani). Per Haidi e Giuliano però, la resa non è un’opzione contemplata. Né davanti al caso, né davanti a una giustizia ritenuta deficitaria.

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