Sanremo, guerra tra tabaccherie: il Tar dice no al trasferimento nell’isola pedonale

La tanaccheria di Corso Imperatore 29 non potrà trasferirsi in Via MatteottiIl Tar respinge il ricorso della rivendita di corso Imperatrice: il nuovo esercizio risulterebbe troppo vicino ad altri duePaolo isaia

14 Giugno 2021

Sanremo – La rivendita davanti al Casinò perde il primo round della “guerra delle tabaccherie”: non potrà lasciare l’attuale sede, in corso Imperatrice 29, per trasferirsi in via Matteotti 6, di fronte all’hotel Nazionale. Lo ha disposto il Tar, respingendo il ricorso presentato dai titolari dell’esercizio contro la Direzione territoriale di Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta dell’Agenzia delle accise, dogane e monopoli – difesa dall’Avvocatura di Stato -, e i titolari di altre due rivendite, situate rispettivamente in piazza Cesare Battisti, all’interno dell’ex stazione ferroviaria, e in piazza Eroi Sanremesi. Oggetto del ricorso proprio il provvedimento con cui l’Agenzia aveva respinto la richiesta di trasferimento della tabaccheria da corso Imperatrice alla fine della “vasca” cittadina.I giudici del Tar, nella sentenza, sottolineano come il provvedimento dell’ente sia motivato «sulla base di più sopralluoghi compiuti anche in contraddittorio tra le parti in lite in relazione all’accertata violazione della distanza minima dei 250 metri rispetto alle altre rivendite di generi di monopolio». In buona sostanza, una tabaccheria in via Matteotti 6 sarebbe troppo vicina alle altre due rivendite. Nel ricorso, tuttavia, si sostiene come questo presupposto sia stata superato da una modifica normativa successiva.Tesi che il Tar respinge. «Tale modifica dettata da un rilievo comunitario sull’ulteriore requisito della “produttività minima”, non incide sull’art. 2 comma 2 del Decreto Ministeriale n. 382013, che fissa distanze minime differenti a seconda delle dimensioni del territorio, in considerazione della necessità di assicurare la razionale distribuzione delle tabaccherie per garantire l’equilibrio tra la protezione degli interessi economici derivanti dalla liberalizzazione del mercato, e la protezione dell’interesse alla salute messo in pericolo da un’offerta sproporzionata alla domanda».Quanto alla misurazione delle stesse distanze, effettuata più volte, e in alcuni casi «in contraddittorio con le parti», emerge un curiosità: «L’esito dei sopralluoghi è stato sempre negativo per la ricorrente, sia pure per pochi metri, rispetto al limite dei 250 metri stabilito dalla normativa per i Comuni con popolazione da 30 a 100 mila abitanti». Pochi passi che hanno fatto la differenza.