Piano: “Ecco il mio nuovo Waterfront genovese. Uno spazio tutto da vivere a impatto zero”

Genova – Far coincidere il completamento dei lavori del Waterfront di Genova con la realizzazione dell’ultimo tratto della passeggiata ciclo-pedonale che collegherà la Foce al Porto Antico. E, intanto, procedere speditamente con l’elettrificazione del porto, che resta l’anima antica ma tuttora viva e pulsante, anche del nuovo fronte mare urbano. Sono due obiettivi che stanno particolarmente a cuore all’architetto Renzo Piano che, dopo aver donato alla città il disegno per trasformare l’ex area fieristica in un quartiere urbano affacciato sul mare, ne sta seguendo anche le evoluzioni progettuali, con lo studio Obr. Anche da lontano, come sta facendo in questo momento da Parigi, dove è impegnato nella progettazione del grande ospedale metropolitano della capitale.Architetto, è soddisfatto di come stanno procedendo progettazione e lavori del Waterfront?«Il progetto va avanti molto bene, ormai si fa, ed è un progetto importante perché, dopo il porto antico, un’altra parte di città recupererà l’affaccio al mare. E corso Italia avrà finalmente una prosecuzione fino al porto antico. Penso che dovrebbe chiamarsi così anche il nuovo tratto di passeggiata, e poi bisognerà trovare un nome alternativo a Waterfront, che è un temine tecnico. Forse si potrebbe chiamare Darsena».Nel progetto che è in corso di attuazione adesso, però, c’è soltanto la passeggiata ciclo-pedonale da piazzale Kennedy fino alla Batteria Stella.«Ma si sta lavorando anche per realizzare il prolungamento fino a Porta Siberia, in modo che si possa andare a piedi o in bicicletta da Boccadasse al Porto Antico. Le idee giuste hanno le gambe lunghe e quando si inizia a realizzarle hanno la forza di resistere. Quello da forte Stella a Porta Siberia non è un percorso facile e devono essere risolti una serie di aspetti giuridici, perché bisogna realizzare una strada comunale in un’area portuale. C’è il problema dei varchi, che potrebbero passare da tre a quattro, ma Comune e Porto lavorano in sintonia ed è importante andare avanti, perché attraversando quest’area si sente la natura vera della città, che è industriale».Quali potrebbero essere, quindi, i tempi per vedere realizzato anche l’ultimo tratto di passeggiata?«Le cose vanno fatte con velocità, ma non in fretta. L’idea è quella di far coincidere la realizzazione di quest’ultimo tratto di passeggiata con la fine dei lavori del Waterfront. Se si fa un’opera di rammendo lineare, i tempi non sono lunghissimi, in un paio di anni si può fare. Non bisogna avere la pretesa di realizzare un’opera finita, ma di consegnare alla città una zona degna: ripulita, illuminata, con la pavimentazione rifatta dove serve, con un po’ di arredo e un po’ di verde. Con il rammendo, da non confondere con il rattoppo, si possono fare miracoli nelle città, in tempi ragionevolmente brevi e con budget economici contenuti».È previsto qualche intervento anche per creare continuità fra l’asse nord-sud di viale Brigate Partigiane e l’area del Waterfront?«Il progetto interviene nella zona di raccordo fra piazzale Kennedy e l’asse stradale che collega la Foce a Brignole. L’area in corrispondenza della rotonda all’uscita della Sopraelevata è inclusa nel progetto, perché il parco urbano lineare partirà dalla batteria Stella e proseguirà verso levante in piazzale Kennedy e fino a Punta Vagno. Sopra la foce del Bisagno non verranno piantati alberi, lì ci saranno altre piante, ma nel parco ci sarà quello che io chiamo bosco, con alberi di diverse specie. E ci saranno anche le palme, in continuità con quelle di corso Italia».Lei ha insistito molto perché il parco resti sempre aperto, anche di notte. «Sì, non è detto che i luoghi pubblici debbano essere aperti giorno e notte, ma quando sono entrati sufficientemente nei riti del quotidiano la sicurezza se la guadagnano di proprio, si proteggono da sé. Al Porto Antico all’inizio era stato creato un sistema di cancelli per chiudere l’area di notte. Probabilmente era giusto farlo, ma eravamo consapevoli che poi si sarebbe potuto aprire sempre, e così è stato. Io credo che nel caso del Waterfront si possa lasciare aperta l’area fin da subito. Stiamo progettando il parco in modo che il verde non occulti mai gli angoli, e che tutti gli spazi siano illuminati e visibili. Ma bisogna che questo sia un pezzo di città, e deve avere la dignità che merita. Genova è una città sobria di natura, non faremo niente di lusso, ma tutto va fatto in modo che le persone, anche fra vent’anni, capiscano che si trovano in una parte della città».Ed è vero che ha insistito anche perché le dimensioni del canale non fossero ridotte?«Se quel canale non fosse profondo e largo come sarà, l’acqua non potrebbe circolare. Le dimensioni del canale sono ingegneristiche e servono a garantire un’adeguata circolazione dell’acqua».C’è chi ha sollevato perplessità rispetto all’impatto che potranno avere i nuovi edifici. Che ne pensa?«A differenza del Porto Antico, dove non ci sono destinazioni residenziali, questo progetto punta molto sull’urbanità del luogo, che si ottiene anche vivendolo. Ci saranno persone che lavoreranno e abiteranno qui: verranno realizzati uno studentato che potrà ospitare circa 300 ragazzi; 15 mila metri quadri di residenze dove potranno abitare mediamente circa 200 famiglie, che vuol dire 500-600 persone; un palazzo per uffici che sarà frequentato ogni giorno da 300 persone, e ci saranno anche altre attività. Questo è molto importante, perché l’urbanità è legata a un mix di funzioni che deve far vivere l’area 24 ore al giorno. Ma non va dimenticato che sono previsti 34 mila metri quadri di nuove costruzioni rispetto ai 62 mila metri quadri che c’erano, e 130 mila metri cubi di nuovi volumi a fronte dei 380 mila pre-esistenti. Bastano questi numeri a dimostrare che questa non si tratta di un’operazione immobiliare».Nei nuovi edifici ci sarà anche qualche spazio di uso pubblico?«Sulla palazzina degli uffici verrà realizzato un osservatorio che sarà anche aperto al pubblico dove, a circa quaranta metri di altezza, si potrà godere della vista della città a 360 gradi, un po’ come succede al Porto Antico con il Bigo, ma con un punto di vista diverso. È previsto anche un ascensore panoramico di uso pubblico, fondamentale perché collegherà l’area del Waterfront con corso Aurelio Saffi, e un ponte levatoio pedonale vicino alla palazzina degli uffici, che si alzerà per far passare le barche in uscita dalla darsena. Questo ponte è un elemento importante di questo paesaggio marino, perché questa sarà una vera e propria darsena. E se si guardano le immagini si può notare una sorta di somiglianza fra il ponte levatoio, l’ascensore, la torre piloti che si sta realizzando di fronte, e la Casa della Vela, a cui sta lavorando in particolare l’architetto Paolo Brescia. Non è uniformità ma appartenenza alla stessa logica espressiva».Avete puntato anche sul risparmio energetico.«Certo, questo sarà un quartiere a bassissimo impatto energetico, e tutti gli edifici saranno vicinissimi alle emissioni zero».A proposito di emissioni zero: lei è stato coinvolto anche nel progetto di elettrificazione del porto.«Io penso che questo sia un intervento assolutamente necessario e che si debba accelerare, sfruttando l’opportunità del Recovery Fund. Se non la facciamo adesso l’elettrificazione del porto, non la facciamo mai più. Il ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani è sicuramente d’accordo, ma lo sono anche il sindaco Bucci e il presidente dell’Autorità portuale Signorini. Non credo sia impossibile trovare sulle coperture degli edifici esistenti 300 mila metri quadrati di dove installare pannelli solari, naturalmente in accordo con la Soprintendenza. Così si potrebbero produrre circa quaranta megawatt. Non tutti gli edifici sono adatti ad avere pannelli solari sul tetto, ma so che sono stati avviati studi più precisi. Io credo che sia un progetto fattibilissimo e concreto, e a me personalmente sta molto a cuore. Se non si fanno interventi come questo con le risorse del Recovery Fund, che cosa si dovrebbe fare?».Secondo lei c’è il rischio che, una volta ultimato, il Waterfront faccia poi concorrenza al porto antico?«È una domanda che mi sono fatto, ma credo di no. Il porto antico ormai è uno spazio vissuto, con destinazioni ben definite, anche se so che ci sono alcuni cambiamenti. A proposito, io mi auguro che la Città dei Bambini sia trasferita al piano terra sotto l’Acquario, credo sia una buona soluzione. Già anni fa avevo detto che gli spazi sotto l’Acquario avrebbero dovuto essere più vissuti. Credo che quello che succederà nel Waterfront non toglierà nulla, a quanto accade nel porto antico. E poi la passeggiata permetterà di spostarsi da un polo all’altro in una decina di minuti».