Omicidio Desirée, la sentenza: tutti condannati, 2 ergastoli | Le tappe della vicenda

Uno striscione all’esterno dell’aula bunker di Rebibbia in attesa della sentenza per l’omicidio di Desiree MariottinLa decisione della Corte d’Assise di Roma al processo per la giovane uccisa il 19 ottobre 2018. Le tappe della vicenda Roma – Due condanne all’ergastolo e altre due condanne a 27 anni e 24 anni e sei mesi. Questa la sentenza della corte d’Assise di Roma al processo per l’omicidio di Desirée Mariottini, la 16enne originaria di Cisterna di Latina, trovata senza vita il 19 ottobre del 2018 dopo essere stata abusata in un immobile abbandonato di via dei Lucani nel quartiere San Lorenzo nella capitale. Alla sbarra quattro cittadini africani chiamati a rispondere, a vario titolo, di omicidio, violenza sessuale e spaccio: si tratta di Mamadou Gara, Brian Minthe, Yousif Salia e Chima Alinno. Le accuse nei loro confronti andavano, a seconda delle posizioni, dall’omicidio volontario alla violenza sessuale aggravata e alla cessione di stupefacenti a minori. Lo scorso dicembre i pm Maria Monteleone e Stefano Pizza avevano chiesto l’ergastolo per tutti e quattro gli imputati con isolamento diurno per un anno. Ora, il verdetto. Le tappe della vicenda18-19 ottobre 2018: nella notte il corpo senza vita di Desirée, abbandonato su un lettino con sopra una coperta viene ritrovato all’interno dello stabile abbandonato di via dei Lucani, a San Lorenzo, Roma. Una storia di droga, di fragilità e di degrado, che lascia i romani sgomenti.25 ottobre 2018: i poliziotti della squadra mobile di Roma e del commissariato San Lorenzo fermano due senegalesi, irregolari in Italia: Mamadou Gara, 27 anni, e Brian Minteh, 43 anni. I due sono ritenuti responsabili, in concorso con altre due persone, ricercate, di violenza sessuale di gruppo, cessione di stupefacenti e omicidio volontario. Gli altri due arresti scattano nelle ore successive: in manette finiscono Alinno Chima, 47 anni, e Yusif Salia. Intanto si cominciano a delineare i contorni della vicenda. La 16enne sarebbe rimasta in stato di incoscienza per diverse ore prima di morire: alla ragazza sarebbe stata somministrata droga il 18 pomeriggio e mentre era in stato di incoscienza è stata vittima di abusi.13 novembre 2018: il Tribunale del Riesame fa cadere l’accusa di omicidio per Alinno Chima: secondo il giudice l’uomo avrebbe stuprato Desirée ma non le avrebbe dato la droga.15 aprile 2019: per Chima torna l’accusa di omicidio. Per il nigeriano la nuova misura cautelare arriva dopo i risultati del test del Dna effettuato sul corpo della 16enne e su una serie di reperti. Il Dna dell’uomo viene stato trovato su un flacone di metadone e su una cannuccia utilizzata anche da Desirée per fumare crack.21 giugno 2019: la Procura di Roma chiude le indagini, condotte dagli agenti della Squadra Mobile e coordinate dal procuratore aggiunto Maria Monteleone e dal pm Stefano Pizza. Alinno Chima, Mamadou Gara, detto Paco, il ghanese Yusef Salia e il 43enne senegalese Brian Minthe sono accusati di concorso in omicidio volontario, violenza sessuale di gruppo e cessione e somministrazione di droga a minore.8 ottobre 2019: all’udienza preliminare si costituiscono parte civile Comune di Roma, Regione Lazio, Telefono Rosa e le associazioni ‘Insieme con Marianna’ e ‘Dont’t worry- Noi possiamo Onlus’. In incidente probatorio, un testimone riferisce che gli imputati impedirono di chiamare i soccorsi per aiutare la ragazza. Il testimone, che si trovava all’interno dell’edificio di via dei Lucani, è stato chiamato a confermare con atto istruttorio irripetibile quanto già detto nel corso delle indagini a inquirenti e investigatori, e cioè che voleva chiamare l’ambulanza ma gli fu impedito dagli indagati.21 ottobre 2019: a poco più di un anno dalla morte della 16enne, il gup di Roma Clementina Forleo manda a processo i 4 cittadini africani: secondo l’accusa avrebbero abusato a turno della ragazza dopo averle fatto assumere un mix di droghe che ne ha provocato la morte.