Nell’attesa del partito unico il centrodestra resta diviso

L’ultima spia è il forfait di Oscar di Montigny a candidato sindaco di Milano. A consigliargli il passo indietro sono state le divisioni nel centrodestra, certo non solo sul suo nome. L’aria che tira, al di là delle dichiarazioni di facciata, è pesante. La competizione tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni è ormai agguerritissima. Tra gli effetti collaterali c’è la spaccatura di Forza Italia. Silvio Berlusconi sta tentando di evitarla rilanciando il partito unico del centrodestra ma l’appuntamento con il “predellino” è al 2023: troppo tardi per il leader della Lega.Partito unico, tempi lunghi per SalviniÈ soprattutto una questione di tempo. Per questo Salvini all’inizio ha puntato sulla federazione, alla creazione di un “gruppone” in Parlamento dei partiti del centrodestra che appoggiano il Governo di Mario Draghi. Un modo per palesare la sua forza di fronte alla sua principale avversaria, Giorgia Meloni, che lo ha ormai sorpassato o quasi (dipende dai sondaggi).Loading…Il corteggiamento di OrbánLa cosa però procede a rilento. Salvini si sta innervosendo non poco anche perché nel frattempo Meloni cerca di fargli terra bruciata pure in Europa. La leader di Fdi, che è anche presidente dell’Ecr, i Conservatori europei, va a Bruxelles e oltre a vedere David Sassoli e Paolo Gentiloni, va a cena con Viktor Orbán, il premier ungherese e leader di Fidesz che, dopo aver lasciato il Ppe, sta cercando casa.Salvini due mesi fa lo aveva incontrato proponendogli di mettere assieme le forze. Ma non se ne è fatto niente. Anzi, nel giorno del tête-à-tête, tra Meloni e Orbán, l’Italia firma il documento, sottoscritto da 15 capi di governo della Ue, contro la legge voluta dal premier ungherese sulla censura di contenuti a sfondo omossessuale o transessuale che hanno di fatto provocato la cancellazione dal palinsesto di film come la saga di “Harry Potter”, “Billy Elliot” o il “Diario di Bridget Jones”.Candidati civici contro sconfitte interneA surriscaldare ancor di più la situazione sono certo anche le prossime scadenze elettorali. Il parto travagliato dei candidati sindaci è una delle conseguenze. Anche la decisione di puntare sui “civici” lo è. Un modo per tenersi a distanza da eventuali sconfitte. Che non sarebbero solo la vittoria del candidato del centrosinistra. Ma quella del proprio rivale nella coalizione. Il candidato non politico, invece, attenua il rischio di trascinamento del partito che lo sostiene.