“Dragaggi falsati, Arpal avvertiva dei controlli”. A La Spezia Legambiente e mitilicoltori vogliono il processo

Le operazioni di dragaggio a molo GaribaldiNella memoria depositata in Procura una sentenza della Cassazione e la testimonianza del dipendente di un’impresaTiziano Ivani Simone Traverso

17 Giugno 2021

La Spezia – Il processo per i dragaggi nel porto della Spezia e la conseguente morìa di muscoli nei vivai va fatto, perché, innanzitutto, le “verifiche di Arpal erano preannunciate” e i monitoraggi dei fanghi sarebbero stati “falsati”. Lo sostengono Legambiente e Cooperativa Mitilicoltori nella memoria difensiva consegnata alla Procura all’indomani della decisione del giudice per l’udienza preliminare Mario De Bellis di prosciogliere i due imputati. Questi ultimi sono Giuliano Vettorazzi, responsabile di cantiere della Intercantieri Vittadello spa nell’ambito dell’attività di dragaggio del molo Garibaldi, e Federico Disarò, responsbile di cantiere della Nuova Co.Ed.Mar srl nell’ambito dell’attività di dragaggio del molo Fornelli e del bacino 01 Evoluzione.In estrema sintesi, il gup De Bellis scrive nelle motivazioni della sentenza di proscioglimento che “all’imputato (Disarò, ndr) appaiono imputabili solo tre sversamenti e non può ritenersi raggiunta la prova che abbia commesso il reato contestato di inquinamento ambientale”.E ancora: “Le morie di mitili accertate si sono collocate tra febbraio e marzo 2015… l’imputato non sta svolgendo attività di dragaggio in quel periodo”. E però Legambiente e mitilicoltori, assistiti dagli avvocati Valentina Antonini e Daniele Caprara, insistono sull’inadeguatezza dei controlli effettuati dall’Agenzia regionale per l’Ambiente e citano ben quattro distinte fonti di prova. Su tutte, una sentenza della corte di Cassazione, quindi una decisione del Tribunale del Riesame e infine un verbale di sommarie informazioni testimoniali allegato al fascicolo del pm Elisa Loris, senza dimenticare le perizie di due consulenti di parte. Gli ermellini confermano che “le indagini avevano condotto a elementi incontrovertibili che riscontravano la presenza di fanghi fuoriusciti dall’area di bonifica… il livello di torbidità fu comunque accertato nonostante l’Arpal avvisasse preventivamente dei controlli gli interessati i quali opportunamente evitavano i dragaggi in previsione dei controlli”.Ancora, il Riesame rileva “la piena consapevolezza da parte dei responsabili dell’azienda incaricata dei lavori, della condotta abusiva, tanto che, essendo costoro avvisati preventivamente dall’Arpal dei futuri controlli, sospendevano momentaneamente i lavori per non innalzare il livello di torbidità”. Ma è la testimonianza resa ai magistrati (e citata anche dal tribunale del Riesame) da Valter Bertoloni, dipendente della Art Sub (una delle aziende subappaltatrici) a rafforzare la tesi di ambientalisti e muscolai. Bertoloni rivela agli inquirenti: “I tecnici Arpal in genere telefonano a Co.Ed.Mar (Ing. Disarò) per fissare il sopralluogo, poi Disarò chiamava Art.Sub dicendo che a una certa ora sarebbe arrivata Arpal, infatti Art.Sub era incaricata di trasportare con una barca… i tecnici Arpal. Il sopralluogo veniva quindi organizzato in genere il giorno prima (da notare che nessun sopralluogo è stato fissato durante i dragaggi serali o notturni). Quindi in vista del sopralluogo la gestione del dragaggio veniva organizzata ed eseguita in maniera da minimizzare gli effetti negativi, ad esempio veniva risistemato il campo panne, poi si rallentavano le operazioni di dragaggio. Da notare che lo spostamento del campo (in genere necessario ogni ora) non è mai avvenuto in presenza di Arpal. I punti di misura venivano scelti da Arpal. Durante i dragaggi del bacino di evoluzione mi è capitato di osservare che durante la calata della sonda rilevatrice di torbidità talvolta la sonda veniva calata più velocemente e la stessa non riusciva a rilevare il dato inficiando tutta la calata che veniva ripetuta in altro punto (nel frattempo la barca si sposta). Successivamente ho capito che poteva trattarsi non di un imprevisto nell’esecuzione della misura, ma di un escamotage per evitare di continuare una calata quando si palesavano misure elevate di torbidità che compaiono in tempo reale sul monitor del pc collegato alla sonda”.È lo stesso pubblico ministero a concludere per la “irragionevolezza della dichiarazione Arpal del maggio 2015 nella parte in cui l’agenzia segnala la mancanza di elementi tali da collegare l’attività di bonifica e dragaggio con il fenomeno della moria in modo certo ed inequivocabile”. I periti Lucio Grassia e Giampietro Ravagnan aggiungono poi ulteriori sospetti. Il primo, in relazione alla morìa, parla di «errori e manchevolezze legate all’attività di dragaggio e/o alla movimentazione dei sedimenti delle draghe», mentre il secondo sottolinea come “la dispersione conseguente ai dragaggi non è stato un fatto episodico, ma sistematico, quale derivato dalla volontaria elusione delle procedure esecutive previste anche dal contratto”. Alla luce di questi dettagli, testimonianze e scritti di corti superiori al gup, Legambiente e Cooperativa Mitilicoltori chiedono al procuratore capo della Spezia, Antonio Patrono, di impugnare la sentenza di proscioglimento pronunciata dal gup De Bellis.