Di Maio lancia il primo business forum italo-libico con il premier Dbeibah: «Snodo importante nel rapporto tra i due Paesi»

L’obiettivo è chiaro: rinsaldare i rapporti tra l’Italia e la Libia, crocevia strategico per il futuro dell’area del Mediterraneo e tassello cruciale per l’interscambio economico della penisola che nel Paese ha costruito, da tempo, con i principali player industriali, rapporti assai consolidati. Ecco perché, a pochi giorni dalla sua visita a Tripoli, il ministro degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale, Luigi Di Maio, ha deciso di aggiungere un’altra tessera nella sua agenda politica in cui l’impegno con l’alleato africano continua a occupare una posizione di primo piano.Il forum economico tra i due Paesi di scena alla FarnesinaCosì, lunedì 31 maggio, la Farnesina ospiterà, in occasione della visita in Italia del primo ministro libico, Abdul Hamid Dbeibah, con cui Di Maio ha avuto un faccia a faccia venerdì scorso, il primo business forum tra i due Paesi organizzato dal titolare del Maeci che aprirà i lavori dell’evento al quale parteciperanno, oltre al primo ministro libico, alcuni big dell’industria italiana. L’agenda definitiva si va componendo in queste ore, ma, secondo quanto risulta al Sole 24 Ore, dovrebbero essere presenti i numeri uno di Ansaldo Energia (Giuseppe Marino), Leonardo (Alessandro Profumo), Saipem (Francesco Caio), Snam (Marco Alverà), Terna (Stefano Donnarumma), WeBuild (Pietro Salini), il presidente di Fincantieri (Giampiero Massolo), il direttore Public Affairs di Eni (Lapo Pistelli) oltre ai rappresentanti di altre società, da Psc Group a Cnh Industrial, da Italtel al gruppo ospedaliero San Donato.Loading…Di Maio: snodo importante nel rapporto tra i due Paesi«Durante l’incontro con il primo ministro Dbeibah, in occasione della mia ultima missione in Libia – spiega il ministro Di Maio – ho rinnovato la soddisfazione per l’Italia per l’importante appuntamento di lunedì a Roma. Di mattina ospiteremo alla Farnesina un business forum alla presenza di qualificate imprese italiane interessate a rafforzare la propria presenza in Libia». Dove, va ricordato, gli interessi italiani, a partire dall’energia, sono molto consistenti e dove, nonostante il nuovo governo unitario,frutto della mediazione delle Nazioni Unite, il Paese resta comunque profondamente diviso e a rischio di nuovo conflitto armato tra le parti.La doppia strategia del premier Dbeibah Dbeibah ha un compito molto arduo davanti a sé: traghettare un Paese dilaniato dai conflitti interni verso il voto del prossimo 24 dicembre. Ma l’uomo d’affari di Misurata vuole affiancare al delicato processo di pacificazione anche una precisa strategia di rilancio delle esportazioni e delle relazioni commerciali con i principali attori dello scacchiere economico. Il suo insediamento ha segnato il ritorno a un’autorità unica, superando le contrapposizioni finora esistenti tra i due precedenti esecutivi, ma la strada per un definitivo rilancio è ancora molto lunga. Ed è chiaro che l’Italia è intenzionata a giocare in prima linea la sua partita su entrambi i versanti, forte delle solide relazioni tra i governi e della presenza radicata di alcune grandi aziende della penisola nel Paese.Il lavoro diplomatico a sostegno del governo libicoPer questo, il lavoro diplomatico dell’Italia con il premier Draghi che, non a caso ha scelto la Libia per la sua prima visita all’estero accompagnato dal ministro degli Esteri, e con lo stesso Di Maio che, tra i suoi omologhi, è quello che ha svolto più missioni nel Paese, è cruciale per i destini del nuovo governo di Dbeibah e di tutto il bacino del Mediterraneo. Ed è altrettanto strategica la scelta di rafforzare i legami economici tra Italia e Libia, spingendo le aziende della penisola a investire nell’area in modo da contribuire altresì al sostegno dell’ancora fragile economia libica, come aveva rimarcato lo stesso Di Maio durante il suo confronto con il primo ministro dello Stato africano. «Nuove opportunità per le nostre imprese – aveva spiegato il titolare della Farnesina – e prospettive di sviluppo per la Libia sono un connubio che ci permetterà di fare altri passi avanti».