Cingolani: «Serve un compromesso tra sostenibilità ambientale e fattibilità»

«Purtroppo – ha aggiunto – non c’è la soluzione che spingo un pulsante e si risolve tutto. Siamo di fronte a un problema colossale ed è colossale non solo il problema dell’ambiente: anche se noi volessimo spegnere tutto ciò che inquina ci troveremmo milioni di disoccupati in giro. E non è credibile trasformare tutto subito in nuovi lavori verdi, perché bisogna crearla la transizione. Se siamo d’accordo che questa transizione duri 5, 7, 8 anni – ha concluso Cingolani -, per arrivare almeno al primo obiettivo della decarbonizzazione al 55% questo percorso va fatto insieme, non muro contro muro».Impostare la transizione nei prossimi tre anni«Io – ha aggiunto – non penso che la transizione ecologica non sia compatibile con il lavoro, però queste sono trasformazioni importanti che richiedono tempo. Noi cambiamo tecnologia, sappiamo che nei prossimi 20 anni quasi tutti i lavori che verranno inventati oggi non esistono. Avremo enormi opportunità di creare posti di lavoro, ma non nei prossimi tre anni, quindi se guardiamo i prossimi tre anni è uno scenario pazzesco, ma se guardiamo i prossimi 15 dovremmo essere molto ottimisti».«Il punto è che per giustificare l’ottimismo dei prossimi 15 anni, nei prossimi tre dobbiamo lavorare bene, quindi dobbiamo impostare la transizione. Questa transizione – ha aggiunto il ministro – non può essere che da domani tutto l’idrogeno verde si elimina, tutto il gas si elimina domani, perché questa cosa qui non sarebbe sostenibile per quelli che ci sono. Perché è vero che dobbiamo garantire un futuro, ma dobbiamo anche garantire un presente per avere un futuro».Sulle riforme operare in maniera innovativa«Noi dobbiamo fare investimenti – ha ricordato Cingolani – solo in ambito ambientale per quasi 70 miliardi in 5 anni e in ambito digitale per 45 miliardi, vado a memoria. Non c’è una organizzazione fatta apposta per un evento speciale di questo tipo, quindi anche qui, persino dal punto di vista delle riforme, bisogna accettare l’idea che su alcune cose dobbiamo operare giocoforza in maniera un po’ innovativa, per non dire distruttiva per certe regole, e anche qui il muro contro muro non va bene».Fase implementazione la più difficile, serve collaborazione«Succede una cosa mai successa prima – ha detto il ministro nel suo intervento -: ci prestano dei soldi, ma ci danno anche la tabella dei tempi che abbiamo per usarli. Se pensiamo al Next Generation Eu come al mutuo della nostra casa, forse possiamo capirlo.Chi dice di avere delle prerogative rischia di mandare all’aria tutto e si rischia di fare una figuraccia. Spero che nelle prossime settimane lo spirito di collaborazione sia ancora più forte. Tutti sanno scrivere un buon progetto, ma la fase di implementazione è quella più difficile».