Le applicazioni sociali dell’AI secondo Google

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Le applicazioni sociali dell'AI secondo Google

AGI – “Molti problemi non hanno ancora una tecnologia capace di risolverli”. Ad alcuni ci sta lavorando Google grazie all’intelligenza artificiale, come ha spiegato Marian Croak, responsabile AI di Google Research, in apertura dell’evento Investors.

Un appuntamento durante il quale la società ha presentato alcune soluzioni in fase (più o meno avanzata) di sviluppo: un’app in grado di aiutare le persone con deficit del linguaggio, un sistema capace di esaminare una mammografia per individuare i tumori e una piattaforma per monitorare le inondazioni e avvertire la popolazioni.

Soluzioni che si rivolgono ad ambiti molto diversi, ma con due cose in comune: hanno un potenziale impatto sociale e sfruttano l’intelligenza artificiale.

Un traduttore per i deficit di linguaggio

Project Relate è uno strumento che aiuta a comunicare chi è affetto da disturbi del linguaggio. Per i malati di Sla, Parkinson, paralisi cerebrale, parlare e farsi capire può essere complicato. Il progetto punta a creare un’app che “traduce” una pronuncia difficoltosa in parole e frasi comprensibili.

“Sono abituata allo sguardo delle persone quando non riescono a capire quello che ho detto”, ha spiegato Aubrie Lee, brand manager di Google affetta da distrofia muscolare che collabora al progetto. L’app permette di rendere le frasi comprensibili all’assistente di Google, consentendo quindi di usare i comandi vocali. Con la funzione Ascolta trascrive il discorso in tempo reale, così da copiarlo e incollarlo in chat o da farlo leggere a chi si ha di fronte; con la funzione Ripeti, l’app legge ad alta voce quanto appena trascritto.

Lo strumento per fare tutto questo è il machine learning, un po’ come il traduttore di Google, che elabora dati (parole e frasi) e li traduce. Quanti più dati ci sono a disposizione, tanto migliore sarà il risultato. Ed è questo il punto più complesso del progetto Relate: ogni persona affetta da deficit del linguaggio parla in modo personale, con inflessioni praticamente uniche. Oltre a comprendere la lingua, quindi, l’app deve costruire una sorta di apprendimento personalizzato. Serve quindi una mole enorme di dati. È per questo che Google sta cercando utenti che possano testare la tecnologia, in modo che Relate impari (per ora solo in lingua inglese).

L’AI per lo screening del cancro al seno

Un progetto all’interno di Google Health punta a migliorare lo screening dei tumori al seno. Servono ancora approfondimenti e test clinici, ma – ha spiegato Alan Karthikesalingam, ricercatore che sta lavorando al progetto – il sistema di intelligenza artificiale “ha identificato il cancro nelle mammografie con maggiore precisione rispetto agli specialisti”.

Gli obiettivi sono chiari: rendere gli esami più accurati e replicabili. Ma anche più rapidi ed economici, per migliorare l’esperienza del paziente. Senza l’ambizione di sostituire i medici: se l’AI smaltisce parte del lavoro, ha spiegato Karthikesalingam, “i medici possono dedicare più tempo ed energie alle decisioni da prendere” per curare i pazienti.

Il progetto, è bene sottolinearlo, è una sperimentazione non ancora applicabile a livello clinico. Serviranno tempo, test e passaggi approvativi. Ma i ricercatori sperano che sia il primo passo verso la costruzione di uno strumento basato sull’intelligenza artificiale diffuso in ambulatori e ospedali. Non solo per individuare il tumore al seno ma anche altre patologie.

La Google Maps delle inondazioni

Nel 2018, Google ha lanciato una soluzione per monitorare le inondazioni e, in caso di rischio, lanciare allarmi alla popolazione locale. Il sistema fornisce dati sul livello dei fiumi, ma anche l’estensione del fenomeno con visualizzazione su Google Maps.

Adesso il progetto fa un passo avanti, con Google Flood Hub: le informazioni sono le stesse, ma con un impatto visivo maggiore che le rende più chiare. E, soprattutto, con un grado di dettaglio più capillare, per identificare località specifiche come singoli villaggi.

Lo sforzo non è solo tecnologico: “La sfida è avvisare persone che spesso non hanno accesso a Internet”, ha spiegato l’ingegnere del software Sella Nevo. Per questo Flood Hub collabora con ong che fanno da rete e promuove la formazione della popolazione locale, cui è stato insegnato come leggere gli avvisi e le mappe.

Il programma è stato esteso, negli ultimi tre anni, a parte dell’India e del Bangladesh, arrivando a coprire un’area che ospita 360 milioni di persone ed emettendo 115 milioni allarmi. L’obiettivo è ampliare le aree monitorate in Asia meridionale e Sud America.   

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