Assegno unico e universale 2022 per i figli: gli importi previsti e come presentare la richiesta – GUIDA Inps

Dall'1 gennaio 2022 è possibile richiedere all’Inps il appena spuntato assegno unico e universale in i figli a carico . E' "o nline la domanda in richiedere l' Assegno Unico universale - scrive l'Inps sui social...

Articoli in evidenza di oggi

Leggi di più su

spot_img

Recente

Popolare

Ultime notizie

Anche Apple si è lanciata nella corsa al Metaverso

AGI - Era il grande atteso della Worldwide Developers Conference, la conferenza annuale degli sviluppatori di Apple, ma con l'avvicinarsi dell'appuntamento erano diventate sempre più basse le probabilità che il visore di Cupertino venisse lanciato in quell'occasione. Ora, differente le previsioni dell'analista Ming-Chi Kuo, la data da segnare sul calendario potrebbe essere gennaio 2023: da quel momento anche Apple potrebbe essere in corsa per il Metaverso.  Dopo gli annunci di Facebook, Cupertino sembra stringere i tempi per definire gli strumenti di accesso a quello che molti considerano il futuro di Internet. La scorsa settimana, poi il CEO di Apple Tim Cook ha quasi confermato l'esistenza del device quando ha detto agli intervistatori del China Daily di "rimanere sintonizzati e vedrete cosa abbiamo da offrire" nel settore della realtà mista. Cook aveva parlato di Realtà Aumentata decine di volte durante il suo incarico di CEO di Apple e si è spinto fino a dire di essere il fan "numero uno" della tecnologia. Ha anche convenuto che l'AR è una "parte di fondamentale importanza per il futuro di Apple”.  differente Ming-Chi Kuo, sempre ben informato sui movimenti non ufficiali della compagnia della mela morsicata, i visori di Apple saranno un "punto di svolta" per il mercato della realtà aumentata e virtuale e il visore "offrirà un'esperienza virtuale completa, compresa una modalità trasparente" per non staccare l'attenzione dall'ambiente circostante. Kuo ha sottolineato che Apple sta stringendo partnership con studi cinematografici per la realizzazione di contenuti pensati proprio per questi Device. In particolare, l'analista pensa che i rivali gareggeranno per imitare l'ecosistema di Cupertino, una volta che si sarà lanciato sul mercato, "portando l'industria dell'hardware a una fase di rapida crescita".  L'accessorio dovrebbe essere contrassegnato da un design leggero, due display micro Oled 4K, 15 moduli ottici, due processori, connettività Wi-Fi 6E, rilevamento degli occhi, degli oggetti e controllo dei gesti e delle mani. Il prezzo dovrebbe aggirarsi sui 3.000 dollari. Mark Gurman sulla sua newsletter per Bloomberg ha nota che il dispositivo potrebbe essere spinto dal nuovo processore M2.  

La trasformazione di Huawei da produttore di smartphone a creatore di un ambiente

AGI - Sarebbe interessante scoprire come sarebbe oggi il mondo della tecnologia di consumo se il 20 maggio del 2019 la Casa Bianca guidata da Trump non avesse messo fuori gioco con una mossa a sorpresa Huawei, uno dei protagonisti assoluti della scena, la cui crescita sembrava ormai inarrestabile. Sarebbe interessante anche sapere cosa si dissero l'ad di Apple Tim Cook e lo stesso Trump in un incontro del 7 marzo di quell'anno – quello in cui, durante la conferenza stampa conclusiva il presidente Usa fece la storica gaffe in cui lo chiamava ‘Tim Apple'. E sarebbe interessante sapere se durante quel colloquio i due parlarono della quota di mercato globale di Huawei che aveva raggiunto Apple al 12% o di quella in Europa, dove il colosso cinese aveva compiuto il sorpasso di un punto percentuale: 18 contro 17. Ma oggi che il confronto tra Usa e Cina si è esteso ben oltre gli smartphone e il 5G, sarebbe pura accademia. Lo scenario del mercato non è poi così cambiato: lo spazio occupato un tempo da Huawei è stato in parte conquistato da Apple (mission accomplished, direbbe qualcuno) e per il resto parcellizzato tra altri brand cinesi come Xiaomi, Oppo, realme, vivo e OnePlus. E cosa ne è stato di Huawei? Non ha smesso di produrre smartphone – che ancora oggi, come dimostra il P50 appena presentato – eccellono in tecnologia e innovazione, ma ha di fatto smesso di venderli in Europa e ovunque si viso ancora totale affidamento sui Google Mobile Service (GMS) praticamente indispensabili per chiunque voglia servirsi app con, ad esempio, la geolocalizzazione. Ci sono i modi per bypassare questa mancanza e continuare a servirsi social network e altre app teoricamente inaccessibili anche su uno smartphone Huawei senza GMS, ma bisogna guardare in viso la realtà e riconoscere che a nessuno verrebbe in mente di caricarsi questa noia su un telefono per il che ha speso mille euro. Eppure sbaglia che pensa che Huawei sia uscita completamente dal mercato. E lo dimostra il successo degli smartwatch o dei computer portatili che la casa cinese continua a mettere sul mercato dove sono concorrenti di brand blasonati come Dell e (al netto dei sistemi operativi) Apple. Quello su cui cima ora è la creazione di un ecosistema – parola che definisce la nuova frontiera di qualunque brand tecnologico – in cui a dominare non siano i device ma il sistema operativo. Quell'HarmonyOs che Huawei ha sviluppato per rendersi indipendente da Android (e quindi Google) e che vuole portare a essere protagonista di quell'Internet delle Cose (IoT) che è legato a doppio filo allo sviluppo del 5G. Dei piani di Huawei e di cosa è successo negli ultimi tre anni abbiamo parlato con Pier Giorgio Furcas, Deputy General Manager Huawei Consumer Business Group Italia. Cosa ha fatto Huawei in questi anni? A dispetto di quanto il mercato può pensare, non abbiamo smesso di fare telefoni. Continuiamo a sviluppare prodotti nuovi, investiamo in ricerca e sviluppo e nei prodotti nuovi ma è chiaro che da quando c'è stato il ban americano è iniziato un percorso di cambiamento che ci ha fatto passare dall'essere da azienda produttrice di smartphone ad azienda produttrice di un ecosistema. Non siete certo i primi a farlo Se si guarda ad altri player del mercato, è vero ma nella fattispecie abbiamo fatto qualcosa di più: abbiamo creato AppGallery (lo store di applicazioni proprietario su cui ha investito moltissimo, ndr) e HarmonyOs. Quando dico che siamo un'azienda produttrice di ecosistema non mi riferisco al mero device, ma ai pc, ai wearable, agli auricolari, ai monitor e stanno arrivando le stampanti. Non è solo una questione di device, ma di servizi. AppGallery è una piattaforma che si pone come terzo polo rispetto a quello di Android e iOs e con HarmonyOs, abbiamo voluto creare un sistema operativo aperto non solo per i prodotti di Huawei, ma per l'industria. Volete fare concorrenza ad Android? Le premesse sono diverse: il nostro non è un sistema operativo che deve essere per forza legato alla telefonia, ma che, non avendo necessita di attaccarsi ai cloud, può essere logoro dagli elettrodomestici senza che in mezzo ci sia uno smartphone a fare da hub. Un bel vantaggio anche in termini di privacy e riservatezza delle informazioni che non devono necessariamente uscire dal sistema domestico. La nostra priorità è posizionare Huawei come una ecosystem company, con un ecosistema di servizi e dispositivi connessi all'interno di cinque scenari specifici - Smart Office, Smart Home, Entertainment, Smart Travel e Sports and Health - in risposta alle esigenze di mercato e ai desideri dei consumatori. Con che risultati? Al 28 aprile 2021, HarmonyOS era stato implementato su oltre 240 milioni di dispositivi Huawei, rendendolo il sistema operativo per dispositivi mobili in più rapida crescita al mondo. Oltre 2.000 fornitori hanno aderito ad HarmonyOS Connect, con oltre 150 milioni di dispositivi HarmonyOS Connect spediti. Alla fine del 2021 più di 33.000 servizi erano in esecuzione sui dispositivi HarmonyOS. Come sta andando AppGallery? Abbiamo messo in piedi una piattaforma che non è solo un contenitore di app, ma vende servizi come il gaming, il cloud, servizi monitor e musicali. Fatte salve alcune app, oggi possiamo dire all'utente finale che possiamo soddisfare al preferibile le sue esigenze. Il 70% delle lamentele riguardava la mancanza di app bancarie e su tutte Banca Intesa e di Unicredit, che ora sono a bordo. E in termini di utenti? Siamo molto soddisfatti anche dell'evoluzione degli HMS (Huawei Mobile Services) e di AppGallery in questi soli due anni che si inserisce esattamente in questa visione di ecosistema che possa rendere la vita delle persone veramente connessa. Solo in Italia abbiamo oltre 6,3 milioni di utenti attivi mensili, +38 milioni di nuovi download (+25%), e integrato 12.000 app in 18 categorie tra cui banking, app di servizi, giochi e intrattenimento, shopping, strumenti di navigazione e trasporto, notizie, social media. Abbiamo un dipartimento che propone AppGallery come un normalissimo canale social sul che le aziende possono fare pubblicità e lo proponiamo alle agenzie. Chi manca ancora all'appello in AppGallery? che servizio sentite che vi manca più di altri? La verità? Poste Italiane. Ci piacerebbe averli a bordo nel più breve tempo eventuale perché offre un ampio ventaglio di servizi agli utenti finali. È una app che fa moltissime cose ed è un passo verso la digitalizzazione dei servizi. Stiamo collaborando con loro, ma ci sono delle resistenze che speriamo di superare presto. A che punto è il 5G in Italia? È molto lento per diversi motivi: le infrastrutture innanzitutto e poi perché è molto costoso. Così il derivato è un rimpallo tra chi dovrebbe offrire i servizi e chi dovrebbe fare le infrastrutture: i primi non lo sviluppano se non ci sono le seconde e i secondi non vogliono investire senza una chiara visione sulle opportunità dei servizi. Non è sufficiente pensare che serva a scaricare un film in altissima risoluzione in pochi secondi: il vero 5G è rivolto all'utente finale, ma è un prodotto che deve servire all'industria. Anche per questo ci stiamo concentrando su un sistema operativo per l'auto intelligente – che funzionerà con il 5G - e su batterie che si carichino velocemente: un settore in cui abbiamo un'esperienza importante sviluppata proprio con gli smartphone.

I quattro pilastri per raggiungere la sovranità digitale in Europa

AGI - Norme e regolamenti, ricerca e sviluppo, finanziamenti e gare, istruzione e formazione. Sono questi i quattro punti chiave per far progredire la sovranità digitale europea. Quattro pilastri su cui questa mattina a Roma hanno trovato convergenza rappresentanti delle istituzioni, leader tecnologici e associazioni di categoria, riunitisi in occasione di una conferenza paneuropea organizzata da OVHcloud, multinazionale francese del cloud, nell'ambito della Presidenza Francese del Consiglio dell'Unione Europea 2022.  In particolare è emerso che l'Europa deve assumere una leadership più forte per guidare il proprio futuro digitale e rafforzare la propria sovranità tecnologica. Per progredire verso un'ulteriore evoluzione, c'è stata concordanza su quattro pilastri fondamentali, da svilupparsi in tre fasi principali: breve termine (nei prossimi tre mesi), medio termine (fino alla metà del 2023) e lungo termine (dopo la metà del 2023). In primo luogo, norme e regolamenti rappresentano la chiave per un locale condiviso, sicuro e fondato su principi, con regole uguali per tutti i player, in particolare per quanto riguarda la sovranità dei dati. Questo scaletta può rappresentare un primo esempio in piacere di avere ricadute e influenze a livello globale, stabilendo regole che potrebbero essere seguite in tutto il mondo. Ricerca e sviluppo: l'evoluzione dell'innovazione e il conseguimento della sovranità tecnologica è possibile stimolando ulteriormente la consolidata attività di ricerca e sviluppo europea. Un ulteriore rafforzamento sarà dato dalla fusione sinergica del settore pubblico e di quello privato, in un continuo rapporto di emulazione reciproca. Il terzo punto è legato a finanziamenti e gare: erogare finanziamenti strategici, sostenibili e a lungo termine per contribuire alla nascita di veri e propri leader europei di respiro globale. massimo pilastro: istruzione e formazione, che vuol dire garantire che i cittadini, i leader aziendali e le istituzioni siano in piacere di ultimare scelte sicure ed efficienti, che assicurino la sovranità digitale per tutti, attraverso una formazione e un'istruzione continue in tutte le fasi della loro vita e a tutti i livelli di competenza. Sebbene il 70% del mercato europeo del cloud sia oggi appannaggio di 3 provider americani, l'Europa, è emerso dall'incontro, si trova in una posizione unica per stabilire un nuovo equilibrio e conseguirne il pieno valore in un mercato che dovrebbe superare per volumi quello delle Telecomunicazioni già nel 2027.  Imponendo questa accelerazione, il percorso definito dal Consensus di Roma sarà fondamentale per disegnare un'offerta cloud etica, supportata da comunità più forti. Questo nuovo orizzonte deve essere reso possibile attraverso obiettivi sostenibili ambiziosi, forti responsabilità sociali, una solida conformità ai più alti livelli di certificazioni, promuovendo la crescita delle soluzioni digitali più promettenti come e-health, IoT, intelligenza artificiale, Quantum Computing, fino alle Smart city. “Non dobbiamo affidare con leggerezza i nostri dati a chi non sappiamo come li utilizzerà - ha spiegato Franco Ongaro, Chief Technology and Innovation Officer di Leonardo, presente all'iniziativa - per questa ragione i quattro pilastri identificati in questa occasione sono ampiamente condivisibili e vanno implementati in tempi rapidi. Per realizzare questa sovranità digitale a cui aspiriamo non si può certamente prescindere dalla sovranità tecnologica". "Quantum computing, Intelligenza Artificiale sono, ad esempio, tecnologie su cui puntare con forza, per permettere alle aziende europee di competere alla pari con i player extraeuropei, come ad esempio è accaduto nel settore aerospaziale, in cui ESA e NASA dialogano a un livello paritario”, conclude.

Articoli Recenti

Nazionale